Sicurezza e qualità al centro del lavoro negli appalti

Sicurezza e qualità al centro del lavoro negli appalti
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Sindacati umbri chiedono regole comuni e tutele forti

La sicurezza e la qualità del lavoro negli appalti pubblici della Regione Umbria sono stati i temi al centro dell’audizione congiunta delle Commissioni Seconda e Terza dell’Assemblea legislativa, svoltasi oggi a Palazzo Cesaroni, alla presenza dei rappresentanti di Uil, Cgil e Cisl. L’incontro, riferisce l’Agenzia Acs, è servito a raccogliere proposte e indicazioni dei sindacati sulla costruzione di un quadro normativo unitario capace di garantire stabilità, equità e sicurezza ai lavoratori coinvolti nei diversi settori degli appalti.

Dopo l’introduzione dei presidenti delle due Commissioni, Letizia Michelini e Luca Simonetti, hanno preso la parola Monica Di Angelo (Fpl Uil), Stefania Cardinali (Filcams Cgil), Giuliano Bicchieraro (Filca Cisl) e Fabio Benedetti (Uil). Gli interventi hanno evidenziato l’urgenza di un approccio condiviso per contrastare la frammentazione normativa e le conseguenze negative derivanti dal criterio del massimo ribasso.

La Uil ha ricordato il “Protocollo regionale per la sicurezza e la qualità del lavoro negli appalti pubblici”, già illustrato in una precedente seduta consiliare, che individua cinque ambiti principali di intervento e che potrebbe rappresentare la base per una futura legge regionale in materia. L’obiettivo del documento è introdurre regole comuni valide per settori pubblici e privati, capaci di evitare la concorrenza sleale tra imprese e di tutelare i salari, la sicurezza e la continuità occupazionale nei casi di cambio di appalto.

Secondo la sigla sindacale, è necessario un sistema che assicuri uniformità delle norme e controlli efficaci, per prevenire contratti pirata e condizioni di lavoro irregolari. Il protocollo, inoltre, mira a consolidare un modello di appalto basato sulla qualità del servizio e sulla dignità del lavoro, scoraggiando pratiche di risparmio economico a scapito della sicurezza.

La Cgil, nel suo intervento, ha sottolineato come l’Umbria potrebbe diventare la prima Regione italiana ad adottare formalmente un protocollo sugli appalti, costruito con la partecipazione dei Comuni, principali soggetti appaltanti. La base di riferimento, ha ricordato il sindacato, resta il Codice degli appalti, che potrebbe essere integrato da proposte unitarie dei sindacati e dal coinvolgimento di organizzazioni datoriali e Anci.

L’obiettivo condiviso è sviluppare una contrattazione preventiva che permetta di pianificare i bandi annuali e definire con chiarezza quali contratti collettivi applicare, distinguendo quelli realmente equivalenti. Tra le proposte, la Cgil ha ribadito la necessità di potenziare l’Osservatorio sugli appalti e fissare limiti più stringenti ai subappalti, come previsto dal Codice, anche per contrastare le infiltrazioni criminali. Importante, infine, l’istituzione di un meccanismo di verifica costante tra prestazioni rese e condizioni previste dal contratto d’appalto.

Dal canto suo, la Cisl ha ricordato che in Umbria sono già attivi vari protocolli su legalità, sicurezza e trasparenza, siglati da Regione, Prefetture, Questure, sindacati e associazioni datoriali. Tuttavia, l’eterogeneità dei documenti crea complessità per le stazioni appaltanti, che spesso devono orientarsi tra regole differenti. Da qui la proposta di unificare e razionalizzare i protocolli esistenti, tenendo conto anche delle normative europee.

La Cisl ha evidenziato inoltre che le maggiori criticità emergono nel comparto privato, dove i controlli risultano meno frequenti. Una gestione integrata dei protocolli, ha osservato il sindacato, favorirebbe maggiore chiarezza e renderebbe più incisiva la tutela della legalità e della qualità del lavoro, valori fondamentali per il buon funzionamento del sistema economico regionale.

Le Commissioni consiliari hanno espresso la volontà di proseguire il confronto con le parti sociali per arrivare a una sintesi condivisa, in grado di rafforzare la sicurezza, la qualità e la trasparenza nel mondo degli appalti. Un percorso che, come emerso dall’audizione, punta a fare dell’Umbria un modello nazionale di gestione responsabile delle gare pubbliche e private.

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