Il ruolo di Umbria Salute e la sorte degli oltre 150 lavoratori

 
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Umbria Salute, l’assessore Coletto prende l’impegno a risolvere i problemi aperti

Il ruolo di Umbria Salute e la sorte degli oltre 150 lavoratori

Il ruolo di Umbria Salute (Società in house della Regione Umbria e delle Aziende sanitarie regionali) e la sorte degli oltre 150 lavoratori impiegati sia nei servizi allo sportello che nell’amministrazione, i cui contratti sono in scadenza a fine anno: sono questioni che i rappresentanti sindacali dei lavoratori di Umbria Salute hanno posto all’attenzione della Terza commissione, presieduta da Eleonora Pace, in una audizione a cui hanno preso parte anche l’assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto, e il direttore sanitario regionale, Claudio Dario. Durante l’emergenza dovuta alla prima fase della pandemia, tra le difficoltà nello svolgimento dei servizi di pubblica utilità per il cittadino, che ha impegnato a fondo questi lavoratori, è emersa anche la professionalità di tante persone, quasi 500 tra lavoratori somministrati e dipendenti, in una fase delicata.

IN SINTESI
Il ruolo di Umbria Salute (Società in house della Regione Umbria e delle Aziende sanitarie regionali) e la sorte degli oltre 150 lavoratori impiegati sia nei servizi allo sportello che nell’amministrazione, i cui contratti sono in scadenza a fine anno: questo il tema dell’audizione odierna della Terza commissione consiliare, presieduta da Eleonora Pace, con i rappresentanti sindacali dei lavoratori, alla presenza dell’assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto, e del direttore sanitario regionale, Claudio Dario.

Il Nus (Numero unico sanità) ha svolto un compito gravoso di informazione e assistenza ai cittadini. La stessa emergenza non ha favorito il confronto fra le parti, Regione e Azienda, nonostante fosse stato sollecitato dai lavoratori per avere chiarimenti sulle situazioni riguardanti il lavoro e sul futuro. I sindacati hanno chiesto che il percorso già precedentemente individuato di stabilizzazione dei lavoratori, con due accordi di prossimità firmati, possa proseguire con la nuova amministrazione regionale. I tempi sono stretti perché i contratti scadono a novembre. I sindacati chiedono anche di essere informati e coinvolti nei cambiamenti che riguarderanno il sistema sanitario regionale. In carico a Umbria salute anche la Cras, la Centrale regionale sugli acquisti in sanità.

Sia l’assessore Coletto, che il direttore Dario hanno riconosciuto l’importanza del ruolo svolto dai lavoratori di Umbria salute ed hanno manifestato la volontà di “non mandare a casa nessuno” anzi, ha sottolineato l’Assessore, “siamo noi quelli che stanno stabilizzando, pur dovendo tenere conto dei limiti che riguardano l’assunzione del personale in sanità. Il confronto ci sarà – ha detto – e i sindacati sono fra gli stakeholders interessati alla riforma della Sanità.

Le decisioni saranno poi assunte dall’Assemblea legislativa, cui spetta il compito di approvare il nuovo Piano sanitario. In questo momento stiamo facendo una ricognizione di tutto quello che c’è, per poi confrontarci sui dati che abbiamo”. I tecnici dell’assessorato hanno spiegato che un percorso di assunzione del personale dovrà essere legittimato entro un assetto normativo ben preciso. Vi sono vincoli legati a obiettivi di benchmark che rendono necessario contenere le spese di assunzione del personale. Inoltre non è al momento percorribile l’assunzione di personale che ha rapporto di lavoro per somministrazione. Ciò nonostante la Regione, che ha già approvato un piano di governance delle società controllate, può stabilire profili di benchmark e ha già introdotto una apertura per assunzioni a tempo determinato e indeterminato, purché faccia riferimento al costo del personale in data 31 dicembre 2018.

La presidente della Commissione, Eleonora Pace, ha detto che “non saranno ulteriormente rinviati problemi che si trascinano da lungo tempo. Da nove anni il Piano deve essere riformato e daremo risposte laddove possibile, oppure si penserà a una ricollocazione dei lavoratori, nessuno vuole che tante persone rimangano senza lavoro. Da una parte c’è quello che la legge consente di fare, dall’altra c’è la nostra capacità di cercare soluzioni per i lavoratori. In ogni caso non continueremo con l’andazzo degli anni scorsi di rinviare il problema e mettere le toppe. E non mancherà mai l’ascolto delle parti in causa, come stiamo facendo oggi.

A settembre faremo di nuovo il punto della situazione”. Per la minoranza è intervenuto Tommaso Bori (PD), secondo il quale deve essere fatta chiarezza sul futuro di Umbria salute e dei lavoratori, partendo dall’accordo di programma e con la concertazione dei sindacati, oppure dichiarando come si intende andare avanti. Necessario anche porsi il problema se il personale non sia sottostimato e se ciò incida sulla capacità di risposta al cittadino, un discorso che riguarda l’intero sistema sanitario regionale. Durante l’emergenza – ha ricordato Bori – queste persone hanno fatto un lavoro enorme di contatto, di front office e triage telefonico, ma anche lavorando nell’amministrazione della sanità, a volte tra difficoltà acuite dal sotto organico.

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