Il cuoco ucraino a Spoleto era schiacciato da debiti e gioco
Emergono dettagli inquietanti nel corso del dibattimento presso la Corte d’Assise di Terni relativo alla morte di Bala Sagor. La figura di Dmytro Shuryn, trentatreenne accusato del brutale assassinio, viene delineata attraverso una cronica e drammatica dipendenza di lungo corso da gioco e scommesse. Questa patologia avrebbe spinto l’uomo verso una deriva criminale e finanziaria senza ritorno, culminata con l’episodio di sangue dello scorso 18 settembre.
La voragine economica del cuoco ucraino
Le testimonianze raccolte in aula confermano come l’imputato fosse costantemente alla ricerca di liquidità per ripianare le perdite accumulate sui tavoli da gioco o nelle piattaforme online. Una necessità talmente impellente da averlo indotto, tra la primavera e l’estate del 2025, a compiere un furto di ottomila euro nell’abitazione di una donna con cui aveva intrattenuto un legame affettivo.
Il tragico incontro nel seminterrato
Proprio quella stessa donna ha rivelato ai giudici di aver cercato insistentemente Shuryn la mattina dell’omicidio. Mentre lei attendeva una risposta al telefono e suonava il citofono della sua abitazione, il dramma si stava consumando nell’oscurità di una cantina. Gli inquirenti hanno ricostruito che in quegli esatti frangenti il trentatreenne si trovava accanto al corpo ormai senza vita del giovane bengalese. Bala Sagor, conosciuto da tutti come Obi, era stato attirato in una trappola mortale dopo aver preteso la restituzione di un prestito di poche centinaia di euro. Quello che doveva essere un semplice chiarimento per un debito di modesta entità è sfociato in una colluttazione fatale, terminata con una coltellata letale al collo della vittima.
Una rete di prestiti tra i colleghi
La fragilità finanziaria dell’imputato era un fatto noto all’interno dell’ambiente lavorativo. La collega peruviana di Sagor, legata sentimentalmente alla vittima, ha confermato come Obi fosse preoccupato per quel denaro consegnato a Shuryn. Non era un caso isolato, poiché il cuoco ucraino aveva esteso le sue richieste di credito a gran parte dei suoi collaboratori, nel vano tentativo di arginare l’emorragia di denaro causata dal vizio del gioco. La corte ha analizzato la freddezza dell’assassino che, dopo aver colpito a morte il ventunenne, avrebbe proceduto al depezzamento del cadavere per occultarne le tracce. Il processo prosegue ora con l’analisi delle perizie tecniche e delle ulteriori deposizioni per fare piena luce su una vicenda che ha sconvolto la comunità locale per la sua efferatezza.

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