I sindacati dei bancari scrivono alla presidente Tesei

I sindacati dei bancari scrivono alla presidente Tesei

I sindacati dei bancari scrivono alla presidente Tesei

“Gentile Governatrice, apprendiamo dalla stampa del recente incontro con alcuni esponenti del ‘mondo delle banche’; siamo dispiaciuti per non aver potuto contribuire alla discussione che, a quanto pare, è servita a prendere atto di una situazione che noi denunciamo da quasi un decennio”. Inizia così la lettera aperta che i sindacati dei lavoratori del credito dell’Umbria, Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca Uil e Unisin – hanno inviato oggi alla presidente della Regione, Donatella Tesei, che ha incontrato nei giorni scorsi i rappresentanti di Abi e Banca d’Italia, senza coinvolgere le rappresentanze dei lavoratori.


da Fabrizio Ricci – Ufficio stampa Cgil Umbria


“Ci teniamo in particolare – scrivono le 5 sigle nella missiva – a rivendicare la paternità dell’iniziativa strategica del ‘tavolo del credito’ del quale si è ripetutamente chiesta (senza esito) la convocazione, non già per dare atto dei fenomeni in corso, ma per governarne le ricadute e prospettare possibili soluzioni. Con altrettanta sollecitudine da oltre un anno i sindacati regionali dei bancari le hanno chiesto invano un incontro volto a cercare soluzioni capaci di governare i processi di cui oggi si prende coscienza”.

I sindacati ricordano di aver promosso numerose iniziative sul territorio, nelle comunità, e recentemente in alcune sedi istituzionali, proprio per trattare le questioni che oggi la presidente Tesei sembra aver rilevato: “Ma ci teniamo a suggerirle – si legge ancora nella lettera – un approccio orientato al territorio in maniera strategica e non contingente ed estemporaneo. Il sistema del credito e gli organismi regolatori non si chiamano per domandare dove siano andati, piuttosto si dovrebbe interagire preventivamente per manifestare le esigenze delle comunità, che si governano cercando di contemperarle con le scelte delle aziende che su tali comunità operano”.

“Noi che conosciamo le aziende di credito – scrivono ancora Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin – così come il sistema economico loro ‘cliente’, il territorio dove diffusamente viviamo e lavoriamo, i lavoratori che compongono il tessuto sociale, industriale e finanziario, le diciamo che non è sufficiente avere una ‘spiegazione’ del fenomeno della desertificazione bancaria da parte dei ‘registi’, ma che occorre valutarne e governarne preventivamente le ricadute sul territorio, che non sono solo gli effetti occupazionali di cui noi internamente ci occupiamo da decenni in maniera egregia, ma le conseguenze socio economiche della perdita dell’anello di congiunzione tra politiche economiche e sviluppo realizzato”.

Accanto all’aspetto strategico, secondo i sindacati dei lavoratori bancari, non può sfuggire ad un amministratore avveduto, il risvolto sociale, anche in termini di legalità, quando vengono a mancare presidi di controllo e interlocutori affidabili. “Abbiamo lanciato l’allarme su tali temi da anni, in tutte le sedi possibili – concludono i sindacati – l’amministrazione regionale non ha mai considerato rilevante la questione per questo territorio, che invece chiede una gestione di problemi di questo tipo. Vogliamo sperare che la ‘sua’ iniziativa abbia inavvertitamente escluso le nostre organizzazioni e che alcuni elementi di discussione da noi citati le siano stati portati da quegli stessi interlocutori che abbiamo già incontrato e che ci avevano ‘assicurato’ che avrebbero promosso un incontro con la presidente della Regione, ma forse era la solita formalità propagandistica”.

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