I CAF, un fondamentale strumento di semplificazione

 
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I CAF: un fondamentale strumento di semplificazione dei rapporti

I CAF: un fondamentale strumento di semplificazione dei rapporti fra cittadini contribuenti ed amministrazione finanziaria, al servizio delle famiglie e del Paese. I CAF, cioè i Centri di Assistenza Fiscale, sono lo strumento di maggior innovazione e semplificazione che sia stato introdotto in Italia negli ultimi 25 anni. A partire dai primi anni ’90, quando il sistema mosse i primi passi, oggi rappresentano una realtà importante che si pone al servizio soprattutto, ma non solamente, dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Una realtà particolarmente significativa per noi della UIL, ed a parlare sono soprattutto i numeri: oltre mille sportelli in tutta Italia di cui ben 25 in Umbria. I centri di assistenza fiscale in questi anni si sono organizzati e strutturati, hanno potenziato le sedi nel territorio, hanno creato legami e fidelizzato milioni di contribuenti, iscritti e non iscritti al sindacato, fatto formazione ed investimenti in tecnologia e sono diventati luoghi dove è possibile trovare cortesia e competenze qualificate, il tutto a prezzi calmierati e competitivi.

Perché oggi un contribuente dovrebbe rivolgersi ad uno sportello del CAF?, perché scegliere uno sportello del CAF UIL dell’Umbria? Le risposte a queste domande sono molteplici, e nel complesso ne giustificano – ad onta delle trasformazioni del quadro normativo di riferimento – le ragioni di un successo di grande rilievo economico, sociale ed anche politico. La fidelizzazione della clientela è una delle armi vincenti, poiché una volta instaurata la relazione nella grande maggioranza dei casi, un contribuente che approda ai nostri sportelli tende a rimanervi nel corso del tempo, rafforzando vincoli di fiducia e di conoscenza con la struttura e le persone che la compongono.

Sul versante dei costi è evidente che il nostro sforzo è quello di contenere nei limiti del possibile le tariffe ad un livello socialmente sostenibile, per cui da anni esistono differenziazioni fra iscritti e non iscritti, e prezzi ulteriormente articolati in base ai livelli reddituali dichiarati, un modo per venire incontro concretamente ai soggetti a minor capacità contributiva. Inutile sottolineare il fatto che anche i timori di commettere errori in sede di compilazione delle dichiarazioni spinge molti a rivolgersi ad una struttura che, anche a seguito dell’introduzione del visto di conformità, garantisce il soggetto passivo dell’imposta, rispetto al corretto svolgimento dei calcoli e alla corretta conservazione dei giustificativi di spesa, una attività rispetto alla quale, in caso di errori sanzionati, chiama il CAF a rispondere all’amministrazione finanziaria, non solo per l’imposta evasa, ma anche per le sanzioni e relativi interessi. Una garanzia quindi molto importante, soprattutto nei confronti di quei soggetti che hanno poca dimestichezza con le questioni fiscali o con l’utilizzo della tecnologia.

Tuttavia come CAF siamo consapevoli degli impatti che in prospettiva si riverseranno sul sistema, a seguito dell’introduzione di nuove norme, fra le quali la più importante è rappresentata dalla “dichiarazione precompilata”, giunta quest’anno al quarto anno di operatività.

Uno strumento che nel momento in cui era stato introdotto, aveva suscitato larghissime aspettative su un pronto ed immediato successo, la realtà che oggi registriamo è ancora diversa da quanto ottimisticamente pronosticato. Questo lo affermiamo ancora una volta sulla base del numero di dichiarazioni presentate, in Italia superiore ai venti milioni, a fronte delle quali circa 18,5 milioni di dichiarazioni vengono ancora intermediate dai Centri di Assistenza Fiscale, una percentuale che si aggira intorno all’87% del totale complessivo.

Se di crescita delle dichiarazioni precompilate possiamo parlare, si tratta di una crescita quindi che procede col freno a mano. Non altrettanto rallentata è stata però la politica dei tagli operati negli ultimi anni dai vari governi che si sono succeduti al sistema dei servizi erogati dal sindacato, sia patronato che CAF. Settanta milioni di euro di risorse non più erogate a fronte di una attività che sostanzialmente mantiene i numeri, ma che dovrebbero conoscere una ulteriore sforbiciata, pari ad altri 30 milioni di euro entro il 2019. Una situazione che intendiamo denunciare a chiare lettere come insostenibile, sulla quale dovremo tornare con forza nei confronti del nuovo Esecutivo, pena l’impossibilità di proseguire l’attività istituzionale alle condizioni del passato. Chiederemo dunque un intervento, anche se nel frattempo stiamo cercando di attuare quelle trasformazioni che ci competono nell’ambito della nostra autonomia. In particolare ci sforziamo di attuare una politica di rigoroso contenimento dei costi, di revisione dell’efficienza dei processi interni, ma puntiamo anche nella direzione di differenziare maggiormente l’attività di servizio.

Con l’intenzione di ridefinire i nostri baricentri reddituali e garantire un futuro più sereno agli utenti, agli iscritti alla UIL ed anche agli operatori dei nostri front-office. Non solo – quindi – modelli 730, Imu/Tasi ed ISEE, da sempre il core business della nostra attività istituzionale, ma sempre di più contratti di locazione, successioni, pratiche di assunzione e buste paga per il personale domestico e addetto all’assistenza, canoni sociali Ater, bonus energia e gas, e perché no? la gestione delle piccole contabilità dei contribuenti minimi. Una rivoluzione copernicana che ci vede però fortemente motivati a proseguire lungo la strada del rinnovamento, consci del ruolo fondamentale che i Centri di Assistenza Fiscale rivestono oggi all’interno della società italiana avendo a riferimento l’obiettivo di una ulteriore semplificazione dei rapporti, spesso problematici, fra fisco e contribuenti. Perugia,

da Luciano Marini Presidente del Centro Servizi UIL Srl (CAF UIL Umbria)

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