Violenza sessuale in discoteca: confermata condanna al gestore
Violenza – La Corte d’appello di Perugia ha confermato la condanna a 4 anni e mezzo di reclusione per il gestore di una discoteca a Città della Pieve, accusato di aver violentato una ragazza di 22 anni nell’ottobre del 2022. I giudici hanno stabilito che l’offerta di alcol alla vittima, già ubriaca, costituisce un’aggravante nella sua condotta. La decisione ribadisce che anche senza costrizione fisica, il comportamento dell’uomo ha influito sulla vulnerabilità della giovane, la quale si trovava in uno stato di alterazione che ne ha compromesso la capacità di resistere.
Il caso risale a una notte in cui la vittima, di origini toscane, si trovava in un locale notturno insieme a degli amici. Dopo aver bevuto, è stata avvicinata dal gestore, il quale le ha offerto ulteriori drink, portandola infine nel suo ufficio dietro il bancone del bar. Qui, nonostante il malore manifestato dalla ragazza, l’uomo ha insistito nel proporre da bere, aggravando la sua già compromessa lucidità. Durante il processo, sono emerse testimonianze di altri clienti che hanno confermato la vulnerabilità della vittima, evidenziando come l’uomo avesse sfruttato le circostanze a suo favore.
Le indagini condotte dai carabinieri, sotto la direzione del sostituto procuratore Mario Formisano, hanno documentato i dettagli della serata, stabilendo che l’accusato, dopo aver fatto ubriacare la giovane, l’ha costretta a un rapporto sessuale non consensuale, malgrado la ragazza avesse tentato di opporsi. La difesa dell’imputato ha sostenuto che le offerte di alcol non configurassero una costrizione, poiché la giovane aveva già bevuto in precedenza e continuava a farlo volontariamente. Tuttavia, i giudici hanno respinto questa argomentazione, affermando che l’azione del gestore era chiaramente mirata a sfruttare la condizione di vulnerabilità della vittima.
Nel motivare la decisione, la Corte ha sottolineato come la semplice offerta di bevande alcoliche, in presenza di una persona già in stato di ebbrezza, costituisca un comportamento strumentale all’aggravamento della situazione. La pronuncia ha sottolineato che la condotta dell’uomo ha contribuito a rendere la giovane incapace di opporsi, vanificando ogni possibilità di difesa.
Nonostante il gestore si sia dichiarato sempre innocente, sostenendo che il rapporto fosse consensuale, le evidenze raccolte nel corso del processo hanno portato a un verdetto chiaro. L’imputato ha anche annunciato l’intenzione di ricorrere in Cassazione contro la condanna, difeso dall’avvocato Roberto Romagnoli, il quale ha ribadito la tesi di una mancanza di costrizione, sostenendo che il rapporto era avvenuto in modo consensuale. Tuttavia, la Corte ha evidenziato l’evidente sfruttamento da parte del gestore della condizione di alterazione della ragazza.
Con questa sentenza, scrive Egle Priolo su Il Messaggero, la Corte d’appello ha voluto inviare un messaggio forte riguardo alla questione della violenza sessuale, ribadendo che anche comportamenti considerati marginali, come l’offerta di alcol a una persona vulnerabile, possono portare a gravi conseguenze legali. Il caso si inserisce in un contesto più ampio di attenzione e sensibilizzazione sulle tematiche della violenza di genere e della responsabilità degli esercenti nel garantire la sicurezza dei clienti nei luoghi di svago.

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