Una dipendente universitaria condannata per peculato, ludopatia alla base del reato
Una dipendente del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Perugia è stata condannata per aver sottratto ingenti somme di denaro all’istituzione. Secondo le accuse, la donna avrebbe intascato circa 250.000 euro nel corso degli anni, sottraendoli dalla cassaforte dell’ospedale veterinario universitario. Lo riporta oggi il Messaggero dell’Umbria in un articolo a firma di Egle Priolo.
La donna è stata accusata di aver aggirato i controlli rimuovendo le spunte dalle fatture, rendendo così gli ammanchi praticamente invisibili. Tuttavia, il suo superiore, la Guardia di Finanza e infine la magistratura hanno scoperto l’inganno.
La funzionaria è finita sotto processo per peculato e la Procura della Repubblica, all’inizio dell’inchiesta, ha ottenuto il sequestro di beni per 170.000 euro. Successivamente, la Corte dei Conti l’ha condannata a rifondere gli ingenti ammanchi all’Università degli Studi di Perugia.
Durante il processo, la donna ha ammesso di essere stata spinta a commettere il reato a causa della sua dipendenza dal gioco, una patologia che la “costringeva” a prendere quei soldi. Nonostante ciò, come ha ricordato il presidente della Corte dei Conti nella sentenza, la donna “non è stata riconosciuta incapace di volere le proprie azioni e di comprenderne il senso e la gravità”.

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