Trapianto fegato, la giovane Nikol muore dopo lunga lotta

Non ce l’ha fatta Nikol Karadzhova, la ventottenne residente a Narni Scalo che da mesi combatteva contro una gravissima insufficienza epatica. Il suo cuore ha smesso di battere ieri mattina all’ospedale di Padova, dove era stata sottoposta al tanto atteso secondo trapianto di fegato, un intervento complesso arrivato quando il suo fisico era ormai allo stremo. Accanto a lei, fino all’ultimo, la madre e il compagno, che l’hanno accompagnata in un percorso durissimo fatto di ricoveri, trasferimenti e attese interminabili nei reparti di mezza Italia. Una lunga attesa tra rifiuti, valutazioni e speranze spezzate Per mesi nessun centro trapianti italiano aveva autorizzato l’intervento, ritenendo che la giovane non fosse in grado di sostenere un nuovo organo. Una decisione che aveva gettato la famiglia nella disperazione. A cambiare il destino di Nikol era stato il professor Umberto Cillo, direttore della chirurgia epatobiliare e del centro trapianti di Padova, che dopo una nuova valutazione clinica aveva dato il via libera all’operazione, considerata urgente per le condizioni ormai critiche della ragazza. Il 30 gennaio era arrivata la notizia che Nikol attendeva da mesi: un fegato compatibile era disponibile. «Tra mezz’ora in sala operatoria», le avevano comunicato i medici. L’intervento, durato oltre dodici ore, aveva acceso una fragile speranza. Il messaggio di gratitudine prima dell’intervento Poco prima di entrare in sala operatoria, Nikol aveva affidato ai social un messaggio carico di emozione e riconoscenza. Aveva parlato della “possibilità di vivere” che le era stata offerta, della fiducia nell’équipe padovana e della serenità con cui affrontava un intervento ad altissimo rischio. Parole lucide e commoventi, che raccontavano la forza di una giovane donna consapevole della gravità della situazione ma determinata a lottare. Giorni di attesa tra speranza e angoscia Dopo l’operazione, la famiglia aveva vissuto giorni sospesi, tra piccoli segnali incoraggianti e timori costanti. Le condizioni di Nikol restavano estremamente delicate, aggravate da mesi di sofferenza e da un corpo ormai provato oltre ogni limite. Il compagno, che non l’ha mai lasciata sola, nei mesi scorsi era arrivato a scrivere anche al Presidente della Repubblica, chiedendo un intervento che potesse darle una possibilità di sopravvivenza. Disposta l’autopsia per chiarire le cause del decesso Per ricostruire con precisione le cause della morte, la Procura ha disposto l’autopsia. Un passaggio necessario per fare piena luce su un percorso clinico complesso e segnato da decisioni difficili. Il dolore degli avvocati: “Una vita che poteva essere salvata” Profondo il cordoglio degli avvocati Andrea Sciarretta e Matteo Tofanelli, che avevano seguito la vicenda sin dall’inizio, impegnandosi per superare gli ostacoli amministrativi che impedivano il trapianto. «Lo scoglio autorizzativo era stato finalmente superato – hanno dichiarato – ma non quello legato alle condizioni di una ragazza ormai stremata, che avrebbe potuto avere tutta una vita davanti». La comunità di Narni Scalo si stringe ora attorno alla famiglia, sconvolta da una perdita che lascia un vuoto profondo e tante domande ancora aperte.

Dolore a Narni Scalo per la morte della ventottenne in cura

Non ce l’ha fatta Nikol Karadzhova, la ventottenne residente a Narni Scalo che da mesi combatteva contro una gravissima insufficienza epatica. Il suo cuore ha smesso di battere ieri mattina all’ospedale di Padova, dove era stata sottoposta al tanto atteso secondo trapianto di fegato, un intervento complesso arrivato quando il suo fisico era ormai allo stremo.

Accanto a lei, fino all’ultimo, la madre e il compagno, che l’hanno accompagnata in un percorso durissimo fatto di ricoveri, trasferimenti e attese interminabili nei reparti di mezza Italia.

Una lunga attesa tra rifiuti, valutazioni e speranze spezzate

Per mesi nessun centro trapianti italiano aveva autorizzato l’intervento, ritenendo che la giovane non fosse in grado di sostenere un nuovo organo. Una decisione che aveva gettato la famiglia nella disperazione. A cambiare il destino di Nikol era stato il professor Umberto Cillo, direttore della chirurgia epatobiliare e del centro trapianti di Padova, che dopo una nuova valutazione clinica aveva dato il via libera all’operazione, considerata urgente per le condizioni ormai critiche della ragazza.

Il 30 gennaio era arrivata la notizia che Nikol attendeva da mesi: un fegato compatibile era disponibile. «Tra mezz’ora in sala operatoria», le avevano comunicato i medici. L’intervento, durato oltre dodici ore, aveva acceso una fragile speranza.

Il messaggio di gratitudine prima dell’intervento

Poco prima di entrare in sala operatoria, Nikol aveva affidato ai social un messaggio carico di emozione e riconoscenza. Aveva parlato della “possibilità di vivere” che le era stata offerta, della fiducia nell’équipe padovana e della serenità con cui affrontava un intervento ad altissimo rischio. Parole lucide e commoventi, che raccontavano la forza di una giovane donna consapevole della gravità della situazione ma determinata a lottare.

Giorni di attesa tra speranza e angoscia

Dopo l’operazione, la famiglia aveva vissuto giorni sospesi, tra piccoli segnali incoraggianti e timori costanti. Le condizioni di Nikol restavano estremamente delicate, aggravate da mesi di sofferenza e da un corpo ormai provato oltre ogni limite.

Il compagno, che non l’ha mai lasciata sola, nei mesi scorsi era arrivato a scrivere anche al Presidente della Repubblica, chiedendo un intervento che potesse darle una possibilità di sopravvivenza.

Disposta l’autopsia per chiarire le cause del decesso

Per ricostruire con precisione le cause della morte, la Procura ha disposto l’autopsia. Un passaggio necessario per fare piena luce su un percorso clinico complesso e segnato da decisioni difficili.

Il dolore degli avvocati: “Una vita che poteva essere salvata”

Profondo il cordoglio degli avvocati Andrea Sciarretta e Matteo Tofanelli, che avevano seguito la vicenda sin dall’inizio, impegnandosi per superare gli ostacoli amministrativi che impedivano il trapianto. «Lo scoglio autorizzativo era stato finalmente superato – hanno dichiarato – ma non quello legato alle condizioni di una ragazza ormai stremata, che avrebbe potuto avere tutta una vita davanti».

La comunità di Narni Scalo si stringe ora attorno alla famiglia, sconvolta da una perdita che lascia un vuoto profondo e tante domande ancora aperte.

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1 Commento

  1. Queste sono le notizie che non vorremmo mai apprendere. In un momento così tragico, a tutte le persone care a Nikol vanno le più sentite condoglianze.

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