Sospensione prescrizione, Camera Penale di Perugia si astiene dalle udienze

 
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Sospensione prescrizione, Camera Penale di Perugia si astiene dalle udienze

Sospensione prescrizione, Camera Penale di Perugia si astiene dalle udienze La maggioranza parlamentare si sta attrezzando per una accelerazione che conduca in tempi rapidissimi alla approvazione del Disegno di Legge in materia di “Misure di contrasto dei reati contro la P.A.” attualmente all’esame delle Commissioni Giustizia e Affari costituzionali della Camera dei Deputati.  È in relazione a tale Disegno di Legge che, come noto, è stato presentato l’emendamento governativo per l’abolizione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado. In questi giorni è stata incessante l’iniziativa dei penalisti italiani per denunziare sia la gravità del progetto sia lo strumento individuato.

L’Unione delle Camere Penali si è resa protagonista di una campagna di denuncia del tentativo di colpo di mano di procedere con un emendamento alla sostanziale soppressione di un istituto di
garanzia.

La Camera Penale di Perugia sente come proprie le ragioni che hanno determinato la Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane a deliberare l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale nei giorni 20, 21, 22 e 23 novembre 2018.

«Riteniamo opportuno – hanno detto – ed anzi necessario sensibilizzare l’opinione pubblica, erroneamente portata a credere che l’astensione dalle udienze sia un ulteriore strumento di utilità per gli Avvocati e i loro assistiti, sulla situazione correlata alle condotte, populiste e giustizialiste, poste in essere dall’attuale azione governativa».

La Camera Penale di Perugia “Fabio Dean” questa mattina durante la conferenza stampa ha evidenziato che le «attuali forze politiche in tema di giustizia penale percorrono rotte contrastanti con i principi garantisti stabiliti dalla nostra costituzione. In tale caotico contesto, come noto, si inserisce anche l’estemporaneo e asistematico emendamento governativo per la sospensione della prescrizione dei reati dopo la sentenza di primo grado».

I penalisti ritengono che eventuali interventi di modifica della disciplina della prescrizione debbano essere «valutati in una visione assai più ampia e complessiva dei temi ad essa correlati, concernenti la funzionalità stessa del processo penale, atteso che la prescrizione ha natura sostanziale, ma ha anche indubbio rilievo nella fisiologia del procedimento penale. Il punto centrale e fondamentale riguarda il rapporto tra la prescrizione e la previsione costituzionale della durata ragionevole del processo (art. 111 Cost.), la quale impone che la decisione definitiva intervenga per tutti i protagonisti di una vicenda giudiziaria — imputato e/o persone offese — in tempi, per l’appunto, ragionevoli, così da non abbandonarli ad una sorta di “fine processo mai”. Non possiamo ignorare che l’essere sottoposti a processo, con la presunzione di innocenza garantita dalla nostra Costituzione, è già di per sé una pena. La immotivata proposta di eliminare l’operatività della prescrizione dopo la sentenza di primo grado (non distinguendo, per di più, tra pronuncia di condanna e di assoluzione) spiegherebbe i suoi nefasti effetti in danno di tutti i soggetti coinvolti nella vicenda giudiziaria, imputati e parti offese, e della società stessa».

«A nostro avviso – hanno detto – si tratta di una misura propagandistica, che non tiene nemmeno conto della realtà delle cose (l’indagine condotta dall’Istituto Eurispes sul processo penale in Italia ha dato atto che il 68% delle prescrizioni maturano già in fase di indagine)».

I penalisti criticano il metodo ed il merito di tale proposta normativa:
– il metodo, perché materie complesse e delicate come il processo penale non possono essere affrontate ed anzi stravolte mediante emendamenti dell’ultima ora, senza confronto con la comunità dei giuristi (Awocati, Magistrati, Professori Universitari) e senza confronto nelle aule Parlamentari, come impone la nostra democrazia parlamentare;
– il merito: il processo penale non è popolato di colpevoli che cercano in tutti i modi di farla franca grazie ai cavilli di noi Avvocati, definiti da qualcuno “azzeccagarbugli”.

Il processo è un rito pubblico solenne mediante il quale il Giudice verifica la fondatezza dell’accusa nei confronti di un imputato che si presume innocente fino a sentenza definitiva. La durata del processo non può essere ridotta eliminando le garanzie difensive per imputati e per le stesse parti offese, comprimendo le forme di acquisizione della prova nel contraddittorio tra le parti.

«Se si vuole riformare il processo penale – hanno concluso -, lo si deve fare organicamente e complessivamente, dibattendone nella sede parlamentare con rapporto della comunità dei giuristi; soprattutto predisponendo i mezzi e le strutture necessarie per celebrare i processi in tempi “giusti”. Questi i motivi della nostra astensione».

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