Sigilli a casale, terreni e auto nell’inchiesta della Procura umbra
Eseguiti i sequestri disposti dal Gip
La Polizia di Stato ha eseguito nella mattinata un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Perugia nell’ambito dell’inchiesta su una presunta associazione accusata di aver organizzato un sistema finalizzato alla commissione di truffe, estorsioni e altri reati ai danni degli appartenenti a un gruppo. Il provvedimento riguarda beni ritenuti dagli investigatori il profitto dell’attività illecita contestata agli indagati.
L’intervento rappresenta un nuovo sviluppo dell’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Perugia che, nel mese di marzo, aveva già portato al fermo di quattro persone, tre uomini e una donna, ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, truffa, estorsione e violenza sessuale. Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla legge, vale il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
L’indagine partita dalla segnalazione di un padre
L’attività investigativa è nata dalla denuncia presentata dal padre di un giovane che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, aveva iniziato a frequentare nel 2023 alcuni corsi di alchimia tenuti da un sedicente maestro. Nel corso del tempo il ragazzo avrebbe deciso di trasferirsi all’interno di una struttura riconducibile al gruppo, effettuando versamenti mensili e interrompendo progressivamente ogni rapporto con amici e familiari.
Secondo quanto riferito nella segnalazione, il giovane avrebbe anche lasciato il proprio lavoro per seguire le attività dell’associazione, prima nella provincia di Pesaro e Urbino e successivamente in Umbria, dedicandosi completamente al percorso proposto dal gruppo.
Da quella prima denuncia sono partiti gli accertamenti della Squadra Mobile della Questura di Perugia e del Servizio Centrale Operativo del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, coordinati dalla Procura, che hanno permesso di sviluppare una complessa attività investigativa.
Pedinamenti, intercettazioni e testimonianze
Le indagini hanno previsto pedinamenti, ascolto di testimoni, intercettazioni telefoniche e approfondimenti investigativi che, secondo gli inquirenti, hanno consentito di raccogliere gravi indizi sull’esistenza dell’associazione.
Nel corso delle verifiche sarebbe emersa una struttura organizzata nella quale alcuni componenti avrebbero ricoperto ruoli specifici identificati con appellativi quali “Maestro”, “Maestra”, “Sciamano” e “Guaritore”. Agli appartenenti sarebbero stati assegnati compiti differenti, dalla guida del gruppo al reclutamento di nuovi aderenti, fino all’organizzazione dei riti e delle pratiche ritenute curative.
Secondo l’ipotesi investigativa, il reclutamento sarebbe stato accompagnato da tecniche di persuasione finalizzate a conquistare la fiducia dei potenziali adepti e, successivamente, da minacce legate a presunte conseguenze spirituali o personali per chi avesse deciso di interrompere il percorso intrapreso.
Oltre mezzo milione di euro versato dagli aderenti
Gli accertamenti bancari hanno consentito agli investigatori di ricostruire numerosi movimenti di denaro effettuati nel tempo dagli associati. Secondo quanto emerso dagli atti, tra versamenti periodici e donazioni sarebbero confluiti nelle disponibilità dell’associazione oltre 500 mila euro.
Parte delle somme, sempre secondo la ricostruzione della Procura, sarebbe stata utilizzata per l’acquisto di autovetture, comprese alcune di lusso, oltre che per il pagamento di gioielli, ristoranti e altre spese personali.
Gli investigatori ritengono che i pagamenti fossero ottenuti facendo leva sulla vulnerabilità psicologica degli aderenti attraverso promesse di salvezza e minacce di malattia, malasorte o altre presunte ripercussioni spirituali nel caso di abbandono dell’associazione.
Contestata anche una violenza sessuale
Nel corso degli approfondimenti è stato inoltre ipotizzato un episodio di violenza sessuale. Secondo l’accusa, un uomo di 56 anni avrebbe abusato del proprio ruolo di guida spirituale costringendo una donna appartenente al gruppo a subire ripetuti rapporti sessuali, convincendola che tali pratiche fossero indispensabili per la purificazione dell’anima.
L’episodio costituisce uno dei capi di imputazione contestati nella fase delle indagini preliminari e sarà oggetto delle successive verifiche processuali.
I fermi e le misure cautelari
Alla luce degli elementi raccolti e del ritenuto rischio concreto di fuga per quattro degli indagati, il pubblico ministero titolare dell’inchiesta aveva disposto il fermo di indiziato di delitto.
Tre dei quattro destinatari del provvedimento erano stati rintracciati dagli investigatori della Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo e, dopo la notifica della misura, trasferiti negli istituti penitenziari di Perugia Capanne e Poggioreale.
Per altri due soggetti, ritenuti dagli investigatori coinvolti con ruoli marginali, era invece scattata la denuncia a piede libero per i reati contestati.
Casale, terreni, fabbricati, auto e contanti sotto sequestro
Gli ulteriori sviluppi investigativi hanno portato la Procura della Repubblica di Perugia a chiedere il sequestro preventivo di diversi beni ritenuti riconducibili ai presunti proventi delle attività contestate.
Il Giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta disponendo il sequestro di un casale, dei fabbricati collegati e dei terreni annessi, ritenuti profitto dei reati di truffa aggravata ed estorsione contestati agli indagati.
Analogo provvedimento ha riguardato un’autovettura acquistata da una delle presunte vittime e successivamente intestata a uno degli indagati. Sotto sequestro è finito anche il denaro contante rinvenuto durante una perquisizione personale effettuata lo scorso 29 marzo, ritenuto dagli investigatori profitto diretto delle presunte truffe.
L’operazione della Polizia di Stato
L’esecuzione del decreto è stata affidata alla Squadra Mobile della Questura di Perugia con il supporto del I Reparto Volo di Pratica di Mare e del Reparto Prevenzione Crimine Umbria-Marche.
Gli operatori hanno dato esecuzione al provvedimento giudiziario procedendo al sequestro dei beni indicati nel decreto del Giudice per le indagini preliminari.
La Procura della Repubblica di Perugia ha ribadito che il procedimento è tuttora nella fase delle indagini preliminari e che eventuali sviluppi della vicenda saranno comunicati successivamente nel rispetto delle norme che regolano il procedimento penale e della presunzione di innocenza degli indagati.

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