Operazione complessa conclusa all’alba dopo due giorni di scavi
Un intervento di soccorso tecnico durato oltre quarantotto ore si è concluso all’alba con l’estrazione viva di un segugio maremmano rimasto intrappolato in profondità nel terreno, nei boschi di Polgeto, nel comune di Umbertide. Una vicenda che ha impegnato senza sosta i Vigili del Fuoco di Città di Castello, chiamati a fronteggiare una situazione complessa, resa ancora più delicata dalla posizione dell’animale e dalla conformazione del suolo.
L’allarme e la corsa contro il tempo
La segnalazione è arrivata alle 14:54 del 31 gennaio 2026, quando i proprietari hanno chiesto aiuto dopo aver perso il contatto con il cane durante una battuta di caccia. Il segugio, seguendo una pista, si era infilato in una tana di istrice, scendendo sempre più in profondità fino a rimanere bloccato in un cunicolo stretto, otto metri sotto il livello del terreno. Da quel momento, ogni minuto ha assunto un peso decisivo.
I vigili del fuoco, giunti rapidamente sul posto, hanno compreso subito che lo scavo manuale era impossibile: la struttura della cavità, fragile e irregolare, avrebbe potuto cedere, mettendo a rischio l’animale e gli stessi soccorritori. È stato quindi necessario ricorrere a mezzi meccanici, avviando un’operazione lunga e meticolosa.
Scavi complessi e monitoraggio continuo
Gli escavatori hanno iniziato a rimuovere il terreno strato dopo strato, con un’attenzione estrema per evitare vibrazioni o cedimenti. Ogni avanzamento è stato accompagnato dall’uso di una telecamera da ricerca, strumento fondamentale per verificare le condizioni del cane, la sua posizione e la presenza di ossigeno sufficiente all’interno della cavità.
Il segugio, pur immobilizzato, ha mostrato segni di resistenza che hanno incoraggiato i soccorritori a proseguire senza sosta. Le ore si sono trasformate in una lunga notte di lavoro, poi in un secondo giorno di scavi, mentre la squadra alternava turni per mantenere costante il ritmo dell’operazione.
Il momento del recupero
Alle 07:00 del 2 febbraio 2026, dopo oltre quaranta ore di attività ininterrotta, i vigili del fuoco sono finalmente riusciti a raggiungere il punto esatto in cui il cane era incastrato. Con un ultimo intervento manuale, estremamente delicato, l’animale è stato estratto dalla cavità e portato in superficie.
Il segugio, stremato ma vivo, è stato subito riconsegnato ai proprietari, che hanno potuto riabbracciarlo dopo due giorni di angoscia. Le sue condizioni sono state giudicate buone, nonostante la lunga permanenza sottoterra.
Un intervento che mette in luce professionalità e tenacia
L’operazione ha richiesto una combinazione di competenze tecniche, resistenza fisica e capacità di valutazione continua del rischio. Un lavoro che ha dimostrato ancora una volta la determinazione e la precisione dei Vigili del Fuoco, capaci di affrontare scenari complessi e di portare a termine un salvataggio che sembrava quasi impossibile.
Un epilogo positivo che restituisce un cane alla sua famiglia e che racconta, con forza, il valore di un intervento condotto con professionalità e umanità.

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