Tensione altissima in istituto a Terni, agenti sotto assedio
La tensione esplode nella Casa Circondariale di Terni. Domenica 22 febbraio un gruppo ristretto di detenuti ha paralizzato la sezione di media sicurezza, costringendo gli agenti della Polizia Penitenziaria a retrocedere e rendendo necessario l’intervento del Gruppo Intervento Regionale (GIR). L’episodio riaccende i riflettori su un sistema che, secondo il sindacato, mostra crepe profonde e strutturali.
Il SINAPPE Umbria parla di situazione fuori controllo. Il nodo centrale resta il sovraffollamento. Dopo l’accorpamento amministrativo con la Toscana, negli istituti umbri sono arrivati oltre trecento detenuti in più. Un incremento che, secondo il sindacato, non sarebbe stato accompagnato da un adeguato potenziamento degli organici né da un ampliamento degli spazi.
Il risultato è un equilibrio fragile. Strutture sotto stress. Turni serrati. Reparti che faticano a garantire standard di sicurezza adeguati. In questo contesto, anche pochi soggetti determinati possono alterare l’ordine interno.
La notte dell’intervento
L’allarme scatta in serata. Intorno alle 22 l’area interessata è al buio. Corridoi senza illuminazione. Oggetti ammassati per impedire l’accesso. Il GIR entra in un contesto ad alta tensione. Servono oltre due ore per rimuovere le barricate improvvisate e ripristinare condizioni minime di controllo.
All’interno i locali appaiono danneggiati. Celle e spazi comuni devastati. Non si registrano scontri diretti al momento dell’ingresso, perché i promotori dei disordini si sono chiusi nelle stanze. Alcuni di loro, pur identificati, avrebbero negato responsabilità.
Danni e conseguenze
Cinque o sei detenuti, secondo la ricostruzione sindacale, sono riusciti a mettere in crisi un’intera sezione. I danni strutturali richiederanno interventi di ripristino prima di rendere nuovamente agibili gli spazi. A subire le ripercussioni saranno anche i detenuti che non hanno preso parte ai disordini e che ora vedono compromessa la quotidianità detentiva.
Il personale, già in carenza numerica, ha dovuto fronteggiare ore di forte pressione. Un quadro che riapre il dibattito sulla gestione dei soggetti considerati più violenti o refrattari alle regole interne.
Le accuse del sindacato
Il SINAPPE punta il dito contro l’Amministrazione Penitenziaria. Vengono denunciati ritardi nelle scelte strategiche e una gestione ritenuta emergenziale. Il sindacato sostiene che protocolli e reparti specializzati non bastano senza un piano strutturale.
Secondo la sigla sindacale, servono misure straordinarie per i detenuti ad alta pericolosità, con sezioni dedicate, personale formato e un regime più rigoroso, richiamando strumenti simili a quelli previsti dal 41-bis per i casi più complessi. Viene chiesta l’identificazione formale dei responsabili e il loro trasferimento in strutture adeguate.
Richiesta di inchiesta e piano straordinario
Il sindacato sollecita un’inchiesta sulle responsabilità amministrative che avrebbero contribuito all’attuale sovraccarico negli istituti umbri. Tra le richieste figurano investimenti immediati in organici, formazione e infrastrutture, oltre a un piano straordinario per la sicurezza.
La denuncia è netta. La Polizia Penitenziaria, si sottolinea, non può essere lasciata sola a gestire tensioni crescenti in strutture sovraffollate. La rivolta nel carcere di Terni diventa così il simbolo di una criticità più ampia, che coinvolge l’intero sistema penitenziario regionale e impone scelte rapide e strutturali.

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