Freddo estremo a Foligno, emergono i volti degli invisibili
Le notti gelide di dicembre, con temperature che scendono fino a meno due gradi, hanno reso visibile ciò che spesso resta nascosto: uomini e donne ai margini, costretti a reinventarsi rifugi improvvisati per sopravvivere. A Foligno, terza città dell’Umbria con quasi 60.000 abitanti, il freddo ha portato alla luce un problema che non può più essere ignorato.
di Sauro Presenzini
Tra i tanti, c’è Giovanni – nome di fantasia – che ha trovato riparo nell’atrio di un bancomat cittadino. Una porta a vetri lo protegge dal gelo, e il suo giaciglio di fortuna non ostacola chi entra per un prelievo. La scena, silenziosa e dignitosa, racconta più di mille parole: la città osserva, comprende, ma resta immobile. Nessuno lo caccia, nessuno chiama la polizia.
Foligno, in questo inverno, non dispone di un centro di accoglienza notturno. Né i Servizi Sociali, né la Caritas riescono a garantire un sostegno immediato. Così gli invisibili, spinti dal gelo, abbandonano i rifugi abituali e cercano soluzioni estreme. Ogni notte diventa una sfida etica e morale, che interroga la comunità oltre la retorica natalizia.
Il problema non è nuovo: dicembre porta sempre con sé temperature sotto lo zero, e la marginalità non è un fenomeno inatteso. Basterebbe un coordinamento tra istituzioni pubbliche, private ed ecclesiastiche per offrire risposte concrete. Eppure, anche questa notte, pochi sacchi a pelo e coperte sparse segnalano una società che non riesce a prevenire né ad assistere.
Un fagotto umano sotto una coperta bianca diventa simbolo di una sconfitta collettiva. Non è la società che vorremmo, né quella a cui ispirarci. È l’immagine di un Paese che, pur consapevole, resta incapace di garantire dignità e calore a chi non ha nulla.

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