La cocaina per una “sniffata” non può concretizzare lo spaccio

 
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La cocaina per una “sniffata” non può concretizzare lo spaccio

di Elio Clero Bertoldi
PERUGIA – Il tribunale di Spoleto – dottoressa Festa – ha assolto per non aver commesso il fatto un imprenditore di Todi, imputato di spaccio di droga per essergli stati trovati 5 grammi di cocaina (in realtà, come é emerso dalla perizia tecnica, intorno ai 2.5 di sostanza attiva) durante una perquisizione dei carabinieri nella sua azienda, avvenuta circa due anni e mezzo or sono. In verità i militari dell’Arma, su segnalazione anonima poi risultata del tutto infondata, stavano cercando una pistola che l’uomo avrebbe tenuta nascosta nella sede della sua attività commerciale.

L’imprenditore stesso, al momento dell’arrivo dei carabinieri, aveva consegnato del tutto spontaneamente la sostanza stupefacente, dichiarando di averla acquistata, alla vigilia di Natale, per uso strettamente personale. L’imputato – difeso dall’avvocato Gabriele Antonini e completamente incensurato – aveva scelto il rito abbreviato condizionalo all’escussione di un teste (la moglie e segretaria, che trascorre l’intera giornata, in casa e sul luogo di lavoro in compagnia del coniuge), che ha confermato come il marito facesse della droga un uso tanto personale quanto saltuario e come, poche settimane più tardi rispetto all’episodio della perquisizione, avesse poi cessato, anzi troncato di netto, ogni sia pure occasionale “sniffata”. Il pubblico ministero aveva concluso la sua requisitoria sollecitando la condanna, tuttavia il giudice ha riconosciuto come valide e convincenti le tesi difensive, assolvendo l’imputato.

 

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