Coinvolte tutte le Procure del distretto umbro di Perugia
Firmato nuovo protocollo – È stato formalizzato il nuovo Protocollo organizzativo in materia di criminalità organizzata, terrorismo e reati informatici, sottoscritto oggi dal Procuratore Generale della Repubblica di Perugia, Sergio Sottani, con i Procuratori della Repubblica delle Procure del distretto umbro. Il documento sostituisce interamente il precedente accordo del 1° luglio 2016 e si inserisce in un quadro di rafforzamento dei meccanismi di coordinamento già potenziati da un’intesa firmata nel mese scorso con la Procura per i Minorenni e la Procura di Perugia, riguardante minori coinvolti in ambienti legati a gruppi terroristici o estremisti.
Il nuovo protocollo tiene conto degli aggiornamenti normativi e dei mutamenti intervenuti nel panorama criminale e giudiziario, con particolare attenzione alle nuove espressioni di criminalità informatica. Tali fenomeni, oggi esplicitamente inclusi nella sfera di competenza distrettuale, richiedono modalità di intervento rapide ed efficaci, rese possibili da un sistema di cooperazione giudiziaria fondato su criteri flessibili e condivisi.
Cuore dell’accordo è l’implementazione di un modello operativo che superi l’approccio rigido del passato, valorizzando l’analisi contestuale dei reati per riconoscere tempestivamente eventuali segnali riconducibili a contesti mafiosi o terroristici. In tale ottica, assumono rilievo i cosiddetti “reati spia”, indicatori precoci di dinamiche criminali strutturate. L’obiettivo è quello di migliorare la tempestività dell’azione giudiziaria, garantendo uno scambio continuo di informazioni tra le Procure e favorendo l’attivazione immediata dei magistrati competenti.
Il documento introduce procedure specifiche per la comunicazione tra uffici in presenza di reati che, pur non rientrando esplicitamente tra quelli di competenza distrettuale, presentano caratteristiche potenzialmente collegate a fenomeni di criminalità organizzata, terrorismo o attacchi informatici sistematici. In tali situazioni, gli uffici requirenti sono tenuti a trasmettere le relative notizie di reato alla Procura Distrettuale per la valutazione e l’eventuale attivazione del coordinamento investigativo.
Elemento innovativo del protocollo è l’inclusione formale dei reati informatici tra le fattispecie trattate a livello distrettuale, laddove emergano indizi di attività coordinate contro sistemi pubblici o d’interesse collettivo. Tale previsione recepisce quanto stabilito dal decreto-legge n. 105 del 2023, che ha esteso le attribuzioni del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo a questi ambiti emergenti.
Nel merito dell’organizzazione operativa, viene stabilita la condivisione preventiva dei turni esterni da parte della Procura Distrettuale con tutti gli uffici del distretto, per agevolare l’immediata individuazione del sostituto competente nei casi che richiedano interventi urgenti. Questo aspetto risponde alla necessità di assicurare un presidio continuo su fenomeni a forte potenziale destabilizzante per la sicurezza pubblica.
Una sezione specifica del protocollo è dedicata ai procedimenti che coinvolgono soggetti minorenni implicati in contesti di tipo associativo mafioso o terroristico, inclusi quelli connotati da ideologie jihadiste, suprematiste, neonaziste o accelerazioniste. L’intesa, in continuità con quella del 26 febbraio 2025 relativa alla giustizia minorile, stabilisce che le attività investigative debbano avvenire nel rispetto delle peculiarità del processo penale minorile, garantendo in particolare la riservatezza e l’anonimato dei minori coinvolti.
Per favorire una circolarità piena delle informazioni e garantire che ogni ufficio del distretto possa avvalersi degli elementi raccolti, il Procuratore Distrettuale si impegna a trasmettere agli altri uffici gli atti che rivestano rilievo investigativo, nel rispetto delle esigenze di segretezza. A supporto di questa attività, viene confermato l’utilizzo della banca dati SIDDA-SIDNA della Direzione Distrettuale Antimafia, costantemente aggiornata e accessibile ai magistrati del distretto, salvo specifici impedimenti legati a ragioni d’indagine.
Nell’ambito del nuovo assetto organizzativo, le forze di polizia giudiziaria sono chiamate a collaborare attivamente, evidenziando in modo puntuale nelle loro comunicazioni ogni elemento utile all’individuazione di collegamenti con contesti mafiosi o terroristici. A tal fine, la gestione tecnica e informatica delle attività correlate al protocollo sarà affidata al personale già in servizio presso la Procura della Repubblica di Perugia, a garanzia di continuità e funzionalità operativa.
La trasparenza e l’efficacia del sistema delineato dal protocollo saranno assicurate da una costante attività di monitoraggio. Il Procuratore Distrettuale riferirà con periodicità sia al Procuratore Generale che al Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo sugli sviluppi applicativi dell’accordo, mentre il Procuratore Generale potrà, in sinergia con gli altri uffici del distretto, convocare apposite riunioni per valutare lo stato di attuazione, condividere elementi di rilievo e aggiornare collettivamente il quadro dei fenomeni criminali emergenti.
Un ulteriore passo previsto dall’intesa è la trasmissione del protocollo al Consiglio Superiore della Magistratura e alla Procura Generale presso la Corte di Cassazione. Questo passaggio conferisce al documento una valenza istituzionale più ampia e ne sottolinea la rilevanza sistemica, non solo a livello locale ma anche in ambito nazionale.
Le Procure firmatarie, infine, si sono impegnate a promuovere la massima diffusione del protocollo tra tutti i magistrati e tra gli operatori delle forze di polizia giudiziaria operanti nel territorio. L’obiettivo è quello di garantire che l’applicazione del documento sia uniforme, immediata e coerente, senza discontinuità o difformità operative.
Con la sottoscrizione di questo nuovo strumento di coordinamento, il distretto giudiziario umbro si dota di un assetto aggiornato ed efficiente, capace di rispondere alle sfide poste dalla criminalità organizzata e dal terrorismo, in un contesto sempre più caratterizzato da connessioni transnazionali e da un uso crescente delle tecnologie informatiche a fini illeciti. La strategia adottata punta a un rafforzamento della sinergia tra gli uffici giudiziari, fondato su un sistema dinamico di scambio e analisi, volto ad anticipare e contrastare le manifestazioni più insidiose della criminalità moderna.

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