Due famiglie da sfrattare, è tensione a Bastia Umbra tra legge e disperazione VIDEO

Sul posto anche il comandante, maggiore Carla Menghella e il suo vice, Giuliano Migno

Due famiglie da sfrattare, è tensione a Bastia Umbra tra legge e disperazione

Due famiglie da sfrattare, è tensione a Bastia Umbra tra legge e disperazione

di Marcello Migliosi
Due sfratti immediatamente esecutivi per altrettante famiglie. Una storia difficile da raccontare che coinvolge anche dei minori e una donna in gravidanza, al sesto mese. Una di quelle vicende che somigliano a ciò che si vive nelle realtà suburbane delle grandi metropoli. Uno sfratto perché ci sono dei mesi da pagare, per la famiglia più numerosa, e un altro per occupazione abusiva di un appartamento. Immobili di edilizia residenziale pubblica.

Tutto si svolge in via Gran Sasso, nel quartiere di Villaggio XXV Aprile a Bastia Umbra. Al nostro arrivo, sentiamo un giovane gridare: “Mi do fuoco, se vi azzardate a salire e ad entrare io mi ammazzo. Mia moglie è incinta e chiediamo una camera e un bagno”. Lui è un lottatore di MMA, temibile stile da combattimento. È marocchino di 22 anni, un gigante di due metri che non ha di che vivere se non la sua lotta.

La moglie, di anni ne ha appena 20 e tra tre mesi sarà mamma. Lui è arrivato in Italia a 10 anni e lei ad uno ha perso la madre in un terrificante incidente stradale ad Ospedalicchio. Due storie tristi e difficili e dall’altra parte la legge da far rispettare. La situazione più drammatica è di sicuro quella dei due giovanissimi coniugi. “Non chiedo altro – dice – che un lavoro e una camera e un bagno. E’ tanto tempo che chiediamo aiuto, ma nessun ci ascolta e poi questa mattina arrivano le forze dell’ordine”.

E di fatto di forze dell’ordine ce n’erano in quantità, Polizia locale, Carabinieri, Polizia di Stato (con il vicequestore aggiunto, Francesca Domenica Di Luca) e, pronti ad operare se richiesto, i Vigili del fuoco e gli operatori della croce rossa. Mentre l’ufficiale giudiziario, avvocato e polizia di Stato si interessavano della vicenda della famiglia che sta al primo piano di via Gran Sasso, al secondo piano operava la Polizia locale.

Sul posto anche il comandante, maggiore Carla Menghella e il suo vice, Giuliano Migno. All’arrivo dei vigili del fuoco il giovane lottatore ha “legato” subito con i caschi rossi: “Vi stimo – ha detto – urlando e piangendo”.

Questo ha permesso al caposquadra che era sul posto – i pompieri erano quelli di Assisi – di “aprirsi un varco nella fiducia del marocchino”. Il vigile è salito su e ha parlato a lungo con il ragazzo, ma non c’è stato nulla da fare. Asserragliato in casa ha detto: “Non vi apro – ha detto tra le lacrime – e se entrate a forza, metto in salvo mia moglie e poi mi do fuoco”. Trattativa che è durata tantissimo! Ha raccontato al vigile del fuoco della sofferenza di questi anni, le difficoltà, la povertà: “Ho dieci euro, mi rimangono questi – ha detto – il resto l’ho speso in questa casa”.

Abitazione che occuperebbe in modo abusivo da un po’ di tempo, dopo aver chiesto e richiesto, senza soddisfazione, agli assistenti sociali di Bastia Umbra di trovargli una collocazione. Certo è che senza lavoro, trovare casa è praticamente impossibile.

Ma la sua situazione diventa ancora più critica, perché sua moglie aspetta una creatura e la sua disperazione cresce. Questa mattina l’acme quando ha visto arrivare le Forze dell’ordine che di lì a poco lo avrebbero sfrattato come pure avrebbero sfrattato la famiglia che abita al piano terra. Lo ripetiamo, il giovane lottatore di MMA per occupazione abusiva e gli altri per morosità.

Il maggiore della polizia locale, saggiamente, fa arrivare sul posto lo psichiatra del Centro salute di Bastia Umbra, il dottor Silvio D’Alessandro. E come già era accaduto con l’ottimo caposquadra dei Vigili del fuoco, il ragazzo entra in sintonia con il medico e comincia a raccontare le traversie della sua vita. È lucido, come è lucida la sua giovane moglie, ma sono pallidissimi, spaventati e disperati. Si cerca di farlo ragionare e D’Alessandro, come prima il Vigile, gli chiedono di far uscire sua moglie.

Lui è fermo: “No – dice – da qui non esce (anche perché lei non vuol proprio uscire) – e se forzate la porta mi ammazzo. Io voglio che mio figlio non nasca in mezzo alla strada, non voglio andare a vivere in un’auto. Voglio una camera, con un bagno e un lavoro. Combatto in uno sport devastante (MMA), avrò un incontro l’11 di marzo e lì, però, incasserò solo 300 euro. Purtroppo – dice tra le lacrime – chi non ha sponsor per arrivare in alto deve soffrire e rischiare la vita e io sono solo nella “gabbia”».

Passo dopo passo, la bravura dello psichiatra si manifesta tutta e riesce a convincerlo ad andare da lui, domani in giornata, al Centro che si trova in viale Giontella. Il medico, che sul posto era accompagnato da una infermiera, lo rassicura dicendogli – e gli dà la sua parola – che troverà una soluzione in modo tale che, lui sua moglie e la creatura che lei ha in grembo, possano lasciare quella casa per andare in un altro luogo. Lasciamo il luogo quando ancora, per il piano terra, si facevano trattative. Salutiamo il “lottatore” e sua moglie dopo avergli lasciato il nostro numero di cellulare. Tutte le Forze dell’Ordine, tenendo conto della gravità della situazione, hanno operato con grande professionalità e pacatezza.

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