Detenuto morto in carcere a Terni, Famiglia, corpo pieno di lividi e sangue

Detenuto morto in carcere a Terni, Famiglia, corpo pieno di lividi e sangue

Detenuto morto in carcere a Terni, Famiglia, corpo pieno di lividi e sangue Un moldavo di 38 è morto nel carcere di Terni, ma i genitori non credono si sia trattato di un infarto ad uccidere il loro figlio. La notizia risale al 14 di questo mese, e solo oggi escono altri dettagli e a pubblicarli è il Giornale. Secondo quanto affermato dal quotidiano il corpo dell’uomo sarebbe stato pieno di lividi e  per questo la famiglia vuole vederci chiaro. I familiari, arrivati dalla Moldavia, quando sono andati a trovarlo in carcere la situazione era tranquilla. A raccontare questo al Giornale.it è stato un amico.

Mentre a dare la notizia delle morte era stato Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria, il Sappe. Il moldavo era stato arrestato a Milano, appena sceso dall’aereo che arrivava dal suo paese. «Aveva commesso un piccolo furto – ha detto l’amico al quotidiano – e per questo era finito sotto processo.

Lui non si presentò in aula e lasciò l’Italia e per questo fu condannato a un anno e otto mesi”. A Terni era arrivato dopo due mesi di carcere a Milano e da lì sarebbero cominciati i problemi fino ad essere trovato cadavere nella sua cella il mattino del 14 settembre 2018. Da sei mesi, da quando era in carcere a Terni, ha cominciato a lamentare dei dolori alla pancia. E’ stato visitato, ma i medici non avrebbero riscontrato nulla e lo liquidarono con un farmaco che, almeno a detta dell’amico, gli avrebbe provocato maggior dolore.

L’istituto, poi, non gli avrebbe autorizzato un’altra visita.

L’uomo si è sempre lamentato delle pessime condizioni carcerarie, diceva alla sorella che le galere italiane erano peggio di quelle africane. I soldi che chiedeva alla sorella, che vive a Londra, a lui – via avvocato – non sarebbero mai arrivati. Ancora ignote, dunque, le cause del decesso.

La famiglia ha chiesto di vedere il corpo e “all’inizio non volevano neanche farlo vedere ai genitori. Poi hanno cambiato idea. Era tutto pieno di lividi, con il sangue che usciva dal naso, dalla bocca e dalle orecchie. Non può essere stato un infarto”, dice sempre l’amico e, a quanto se ne sa, domani dovrebbe essere eseguita l’autopsia sul corpo del 38enne moldavo. La situazione nelle carceri resta allarmante: altro che emergenza superata.

Dal punto di vista sanitario è semplicemente terrificante: secondo recenti studi di settore è stato accertato che almeno una patologia è presente nel 60-80% dei detenuti. Questo significa che almeno due detenuti su tre sono malati. Tra le malattie più frequenti quelle infettive, che interessano il 48% dei presenti. A seguire i disturbi psichiatrici (32%), le malattie osteoarticolari (17%), quelle cardiovascolari (16%), problemi metabolici (11%) e dermatologici (10%)».



 

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