Caporalato nel Tuderte, misura cautelare per un imprenditore

Quattro lavoratori sfruttati, società e beni sotto sequestro

📌 FLASH NEWS – Caporalato nel Tuderte, misura cautelare per un imprenditore. Secondo le indagini avrebbe sfruttato quattro lavoratori. Sequestrati società, beni e quote. Trovata anche una lavoratrice in nero: sanzioni e ammende per 11mila €


Un’indagine contro il caporalato, lo sfruttamento lavorativo e il lavoro sommerso ha portato all’applicazione di una misura cautelare nei confronti dell’amministratore unico di una società del Tuderte attiva nella produzione di prodotti da panificazione e da forno. Il provvedimento è stato eseguito il 10 settembre dai militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Perugia.

L’ordinanza, emessa dal Tribunale di Spoleto, dispone per l’imprenditore l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Il procedimento si trova nella fase delle indagini e resta fermo il principio della presunzione di innocenza fino all’accertamento definitivo della responsabilità.

Quattro lavoratori al centro dell’indagine

L’attività investigativa condotta dal Reparto Speciale dell’Arma avrebbe consentito di ricostruire le condizioni nelle quali lavoravano quattro persone, tre delle quali cittadini extracomunitari richiedenti asilo.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, l’imprenditore avrebbe approfittato del loro stato di bisogno, sottoponendoli a condizioni ritenute di grave sfruttamento. Gli investigatori contestano inoltre l’utilizzo di metodi intimidatori attraverso i quali i lavoratori sarebbero stati mantenuti in una situazione di soggezione.

Gli approfondimenti hanno interessato sia il trattamento economico riservato ai dipendenti sia le condizioni nelle quali veniva concretamente svolta l’attività lavorativa.

Pagamenti irregolari e piccoli acconti in contanti

Uno degli aspetti rilevati dai Carabinieri riguarda le retribuzioni. In base alla ricostruzione investigativa, il datore di lavoro non avrebbe corrisposto regolarmente ogni mese gli stipendi ai propri dipendenti.

Soltanto in alcune circostanze sarebbero stati consegnati piccoli acconti in contanti. Le somme complessivamente riconosciute ai lavoratori sarebbero risultate sensibilmente inferiori e difformi rispetto ai parametri economici previsti dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro applicabili alla categoria.

Le modalità di pagamento rappresentano uno degli elementi presi in considerazione nell’indagine sviluppata dal Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Perugia.

Mansioni svolte senza la formazione necessaria

Gli accertamenti hanno riguardato anche la sicurezza all’interno dei luoghi di lavoro. I dipendenti sarebbero stati incaricati di svolgere mansioni che prevedevano l’impiego di specifiche attrezzature.

Per utilizzare tali strumenti sarebbe stata necessaria un’apposita formazione. Secondo quanto ricostruito dai militari, però, i lavoratori non sarebbero mai stati avviati dall’imprenditore ai percorsi formativi necessari, con una conseguente esposizione a ulteriori rischi durante lo svolgimento delle mansioni.

A questo quadro si sarebbe aggiunta la mancata sorveglianza sanitaria obbligatoria prevista per il settore nel quale operavano i lavoratori.

Contestate carenze anche sui presidi di sicurezza

Durante gli approfondimenti sarebbero state riscontrate ulteriori carenze relative alle misure destinate a tutelare la salute e la sicurezza dei dipendenti.

In particolare, nell’attività sottoposta ad accertamento sarebbe stata rilevata l’assenza dei presidi di primo soccorso e antincendio.

Gli elementi raccolti hanno contribuito alla ricostruzione complessiva delle condizioni di lavoro contestate all’amministratore della società e alla successiva adozione dei provvedimenti disposti dall’Autorità Giudiziaria.

Sequestrati società, beni aziendali e quote

Contestualmente all’esecuzione della misura cautelare personale, i Carabinieri del Reparto Speciale hanno dato corso anche al sequestro preventivo della società coinvolta nell’indagine.

Il provvedimento ha interessato inoltre i beni aziendali e le quote associative dell’imprenditore. L’azienda è stata posta in amministrazione controllata e affidata all’amministratore giudiziario nominato dall’Autorità Giudiziaria.

La misura è stata adottata con l’obiettivo di garantire la prosecuzione delle attività economiche, nonostante il sequestro disposto nell’ambito del procedimento.

Scoperta anche una lavoratrice in nero

Durante l’esecuzione dei provvedimenti i militari hanno inoltre riscontrato la presenza di una lavoratrice impiegata in nero.

L’accertamento ha determinato l’adozione del provvedimento di sospensione dell’attività. Sono state impartite anche prescrizioni riguardanti la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Sul piano economico, le violazioni contestate hanno comportato ammende per circa 6.000 euro, alle quali si aggiungono sanzioni amministrative per 5.000 euro.

Controlli contro sfruttamento e lavoro sommerso

L’indagine rientra nelle attività svolte dal Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Perugia, reparto specializzato dell’Arma con competenza sull’intero territorio provinciale.

I controlli sono indirizzati al contrasto delle forme di sfruttamento lavorativo e lavoro sommerso, oltre che alla verifica del rispetto delle disposizioni poste a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

L’attività condotta nel Tuderte si inserisce quindi nel quadro delle verifiche finalizzate alla tutela della dignità delle persone nei luoghi di lavoro e al rispetto delle condizioni necessarie per assicurare una concorrenza regolare tra le imprese operanti sul territorio.

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