Calciatore coinvolto nei disordini esplosi dentro l’ospedale di Terni
Una notte segnata da tensione crescente e comportamenti fuori controllo ha travolto il Pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria, a Terni, nelle prime ore del 30 dicembre. Secondo quanto ricostruito, il caos sarebbe esploso dopo l’arrivo in ambulanza di una donna in codice rosso a seguito di un incidente domestico. Pochi minuti più tardi, il figlio – calciatore della Ternana – e il fratello avrebbero tentato con insistenza di raggiungere la stanza dove la paziente veniva stabilizzata, nonostante il divieto imposto dal personale sanitario.
Il rifiuto all’accesso avrebbe innescato una reazione violenta, degenerata in spintoni, urla e minacce, fino a coinvolgere undici operatori tra medici e infermieri, costretti a farsi refertare per le lesioni riportate. Le due guardie giurate presenti non sarebbero riuscite a contenere la situazione, rendendo necessario l’intervento di due pattuglie dei carabinieri, ora impegnati a ricostruire ogni fase dell’accaduto.
Le ipotesi di reato al vaglio, scrivono Corso Viola e Nicoletta Gigli su Il Messaggero di oggi, comprendono lesioni personali, minacce e interruzione di pubblico servizio, poiché il parapiglia avrebbe impedito al personale di proseguire regolarmente l’attività di emergenza. Tra i più colpiti un infermiere residente a L’Aquila e un medico ternano, entrambi medicati nello stesso reparto dove stavano prestando servizio.
La ricostruzione indica che il primo a perdere il controllo sarebbe stato il fratello del calciatore, arrivato per assistere il congiunto ma rapidamente coinvolto nella spirale di aggressività. Il giocatore, reduce da un periodo sportivo particolarmente positivo e recentemente premiato come miglior atleta del mese nel Girone B di Serie C, avrebbe poi contribuito ad alimentare la tensione.
Il direttore generale dell’ospedale, Andrea Casciari, ha confermato la gravità dell’episodio, definendo inaccettabile ogni forma di violenza contro chi opera in corsia. Ha ribadito la necessità di rafforzare le misure di prevenzione e sicurezza, sottolineando come tutelare gli operatori significhi garantire il diritto alla cura dei cittadini.
Anche l’Ordine dei medici di Terni è intervenuto con fermezza, ricordando che aggressioni fisiche e verbali compromettono il funzionamento dell’intero sistema di emergenza. Il presidente Alessandro Camilli ha richiamato l’attenzione sulle tutele introdotte dalla riforma Cartabia, che consente l’arresto in flagranza differita entro 48 ore per chi aggredisce personale sanitario. Ha inoltre evidenziato l’urgenza di protocolli di difesa e formazione specifica per gestire situazioni di conflitto.
Solo venti giorni fa era stato firmato un protocollo tra questura e direzione ospedaliera per rafforzare la sicurezza del personale, con corsi dedicati e il trasferimento del posto fisso di polizia all’ingresso del Pronto soccorso. Un intervento che, alla luce degli eventi, appare ancora più necessario.
Le indagini proseguono per definire responsabilità e dinamiche, mentre il personale coinvolto resta profondamente scosso da una notte che ha messo in evidenza, ancora una volta, la fragilità del sistema di emergenza di fronte a episodi di violenza improvvisa.

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