Ancora sulle problematiche del Parco Aretino, ma quali criteri

 
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da Giampiero Tamburi (Coordianatore P:SC)
Ancora sulle problematiche del Parco Aretino, ma quali criteri politici inducono un tale comportamento nell’Amministrazione comunale?
La problematica del parco P. Aretino è una situazione che possiamo (sicuramente) prendere come esempio per le situazioni che molti parchi di Perugia subiscono, dovute a comportamenti inadeguati delle comunità che li frequentano. Un comportamento che rasenta l’inciviltà e che, comunque, dovrebbe essere evitato da chiunque, se non altro, come rispetto per le esigenze ed i diritti (importanti nella stessa misura) di chi chiede la tranquillità nelle proprie case; senza che questa venga minimamente turbata da chi fa di tutto per evitare confronti con le autorità per essere corretto nei suoi sbagliati atteggiamenti.

Ben tre riunioni (la prima a settembre dell’anno scorso; la seconda il 18 Aprile scorso; la terza il 24 maggio), “Perugia: Social City” ha fatto, con il Sindaco ed altri responsabili dei vari servizi (dirigenti; Comandante dei VV.UU. ed altri), credendo (!) di aver raggiunto delle intese che avrebbero portato a delle soluzioni adeguate alle esigenze di tutti ma, evidentemente ci sbagliavamo! Per ragioni che sinceramente ci sfuggono, non riusciamo a comprendere le ragioni che, chi si era preso l’impegno di metterle in pratica, ancora dopo tanto tempo, non l’ha concretizzate.

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Erano semplici e lineari le cose che l’amministrazione comunale doveva fare! Specialmente nella riunione del 18 aprile ma ribadite e di nuovo accettate, in quella del 24 maggio, erano state date disposizioni per quattro cose essenziali, onde indurre a cercare di dare un diverso comportamento e cioè:

1) togliere dei pali, messi in loco trasformando abusivamente un campo di gioco nato come pallacanestro, in un campo per il gioco per la pallavolo;

2) verificare del perché, dei pali (punti luce) supplementari, che una volta dovevano supportare dei tornei notturni (pallacanestro) che non vengono più effettuati da tempo, sono costantemente durante tutta la notte accesi, dando la possibilità di illuminare le urla e la musica, nonché la possibilità di individuare la bocca per le numerose bottiglie di birra bevute che, molto spesso, sono all’origine di sguaiati schiamazzi:

3) dismettere un gazebo che, una volta ora non più, serviva a dei campi di bocce ora totalmente inutilizzati:

4) organizzarsi per piazzare un bagno chimico ed evitare che, nelle giornate di riunione (anche 50-60 persone se non più) si verifichi, come in effetti è, che i loro “bisognini” vengano fatti a cielo aperto in un angolino studiato ad hoc e che, in piena estate, vi lascio immaginare cosa significhi!

Tutto questo era stato stabilito e di tutto questo ancora non si vede neanche la minima volontà di volerlo realizzare.

In una situazione del genere cosa si dovrebbe pensare?

Ma è proprio vero (ed è duro ammettere che purtroppo è così) che per far valere le proprie ragioni, è necessario urlare più forte di tutti e che se anche hai la voce tonante ma sei un “minuscolo gattino”, nei confronti di chi è tigre, ti passano sopra e ti calpestano?

Qual’è (se c’è) la logica politica che fa comportare, in questo modo, una pubblica amministrazione che dovrebbe (in teoria) essere la garante e il motore di spinta, per sanare certi problemi che seppur minimi nella loro incidenza per il benessere della collettività, rimangono altamente significativi per evitare che si creino (sbagliati) criteri di valutazione che inducano a pensare all’esistenza (nella medesima collettività) di cittadini di prima e di seconda categoria? Un assordo antitetico comportamento della politica nel ruolo di servizio che dovrebbe rappresentare (a prescindere dalle posizioni partitiche) e garantire alla comunità dove opera!

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