La tragedia delle Ande rivive sul palco umbro

La tragedia delle Ande rivive sul palco umbro
credits: Gianluca Pantaleo

OLTRE di Iacozzilli tra memoria e resilienza

Di Antonella Valoroso

C’è un luogo, tra le Ande, dove il silenzio si fa assoluto. Dove il bianco non consola e il vento scava come una domanda. È da lì – da quellaltopiano di ghiaccio e mistero in cui sedici ragazzi affrontarono limpossibile che prende forma OLTRE. Come 16+29 persone hanno attraversato il disastro delle Ande, il nuovo spettacolo di Fabiana Iacozzilli, in scena il 24 novembre al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto e dal 26 al 30 novembre al Teatro Morlacchi di Perugia. Un racconto che unisce ricerca documentaria, puppets e testimonianze reali per interrogare il confine estremo tra vita, morte e immaginazione, ripartendo da quel 13 ottobre 1972 in cui il volo 571 dell’aeronautica militare uruguaiana si schiantò sulle Ande con quarantacinque persone a bordo: i giocatori della squadra di rugby Old Christians Club che viaggiavano insieme ad alcuni amici e familiari.

Reduce dalla calorosa accoglienza al Teatro Vascello per Romaeuropa Festival, OLTRE è molto più di una ricostruzione teatrale: è un rito di memoria, unindagine sul limite umano, una meditazione sul corpo e sulla sua inaspettata resilienza. La tragedia del volo 571 del 1972i quarantacinque passeggeri, limpatto, il gelo, la fame, la scelta estrema di sopravvivere nutrendosi dei resti dei mortidiventa nelle mani della regista un prisma che rifrange dolore, coraggio, trasformazione.

Prodotto dal Teatro Stabile dellUmbria, lo spettacolo porta in scena sette performer Andrei Balan, Francesco Meloni, Marta Meneghetti, Giselda Ranieri, Evelina Rosselli, Isacco Venturini, Simone Zambelli che animano puppets a grandezza naturale ispirati alle figure esili e metafisiche di Giacometti. Corpi scheletrici, fragili, che si intrecciano con i corpi vivi degli attori, evocando la metamorfosi di chi, sulle Ande, sopravvisse diventando altro da sé.

Alla base del progetto c’è un lungo lavoro documentario condotto da Iacozzilli e dalla dramaturg Linda Dalisi. Nel febbraio 2025 le due artiste sono volate a Montevideo per incontrare alcuni sopravvissuti oggi uomini tra i 70 e i 75 anni e i familiari delle vittime. Hanno ascoltato i loro racconti, visitato il campo da rugby degli Old Christians, esplorato luoghi della memoria come il museo che conserva una cella frigorifera capace di restituire, per settantadue secondi, lesperienza del freddo estremo che i sopravvissuti provarono per settantadue giorni.

Dal quel viaggio sono emerse tante nuove domande ma anche una forte consapevolezza, come scrive Iacozzilli nelle sue note di regia: «questa è una vicenda prismaticacome la definisce Linda Dalisi, in cui non ci sono né vincitori né eroi e che un pezzo centrale di essa si svolge dallaltro lato della montagna in quella Montevideo in cui le famiglie dei giovani scomparsi – allo stesso modo e con la stessa intensità – interpellavano indovini e pregavano dio, affittavano aerei privati per sorvolare la cordigliera e chiedevano di parlare con Allende pur di ritrovare i propri figli».

La fusoliera, posta al centro della scena, è allo stesso tempo relitto e ventre materno: luogo della morte e della salvezza. I puppets, mossi a vista, permettono ai performer di mostrare la disgregazione dei corpi, il loro svuotarsi, il loro farsi simbolo. Questa scelta ricorrente nella poetica della regista porta la storia su un piano metafisico, in cui il teatro di figura incontra le voci autentiche dei protagonisti.

Tra i tanti personaggi evocati, emerge con particolare forza quello di Nando Parrado: il ventenne che camminò per giorni tra la neve con otto calzettoni pieni di carne umana nello zaino, deciso a cercare aiuto, a sopravvivere, a raggiungere il padre, a spingersi oltre ogni umana immaginazione. Un gesto estremo che incarna la domanda centrale dello spettacolo: fin dove può spingersi lessere umano per tornare alla vita?

Al teatro Morlacchi sono previsti anche due momenti speciali: giovedì 27 novembre, al termine della recita, il pubblico potrà dialogare con Fabiana Iacozzilli, Linda Dalisi e la compagnia; domenica 30 novembre, invece, lo spettacolo sarà proposto in una versione audiodescritta grazie al progetto Teatro No Limits, che ne rende la fruizione accessibile anche alle persone non vedenti e ipovedenti.

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