“Il grande sogno” tra impresa, cuore e responsabilità
Gianfranco Sciscione L’uomo che dice ai giovani: “Io ci sono”
A cura di Ilaria Solazzo
Sciscione, l’uomo che costruisce speranza: “Io ci sono, per ogni ragazzo che cerca il proprio posto nel mondo”.
In un’Italia dove i giovani fanno sempre più fatica a trovare spazio e dignità nel mondo del lavoro, c’è chi ha scelto di andare controcorrente. Sciscione, imprenditore di successo e oggi anche autore di un libro, ha saputo coniugare visione, coraggio e responsabilità sociale, diventando un punto di riferimento per migliaia di ragazzi italiani. Per il suo impegno concreto e quotidiano, in tanti oggi lo vorrebbero vedere eletto senza esitazione come Imprenditore dell’Anno 2025. Perché più che un candidato, è già un simbolo: di fiducia, di futuro, di rinascita.
Il suo libro, Il Grande Sogno, sta emozionando e motivando migliaia di lettori. Ma il suo impatto va ben oltre le pagine: si misura nelle storie vere di chi ha trovato una possibilità grazie a lui. Lo abbiamo incontrato, oggi, per farci raccontare cosa significa, attualmente, essere imprenditori con un cuore immenso.
INTERVISTA ESCLUSIVA
Come nasce l’idea del libro?
Nasce da un’esigenza autentica, personale. Dopo anni passati sul campo, mi sono reso conto che quello che facevo non era solo impresa, ma qualcosa di più profondo: relazione, guida, fiducia. Ho sentito il bisogno di raccontarlo, non per parlare solo di me, ma per condividere ciò che ho imparato con chi sta iniziando ora il suo cammino.
Cosa significa costruire speranza?
Significa non promettere illusioni, ma creare possibilità. Costruire speranza è rimboccarsi le maniche insieme a chi ha perso fiducia. Significa vedere un ragazzo disilluso trasformarsi in un lavoratore fiero e consapevole. Quella, per me, è speranza concreta.
Molti giovani ti considerano un punto di riferimento. Come vivi questa responsabilità?
La vivo con rispetto e gratitudine. Sapere che tanti ragazzi mi vedono come un modello non mi gonfia l’ego, mi carica di senso. Io non voglio essere inarrivabile. Voglio essere presente, umano, accessibile. Qualcuno che c’è davvero, che risponde, che ascolta.
Il consiglio più frequente ai giovani?
Di non aspettare condizioni perfette. Non esistono. Bisogna partire da dove si è, con quello che si ha. Il resto viene lavorando, sbagliando, imparando. E di non vergognarsi mai di chiedere aiuto: trovare qualcuno che crede in te può fare la differenza.
La tua prima lezione da imprenditore?
Che non si costruisce niente da soli. Ho imparato che ogni successo ha dietro un gruppo, una squadra, una comunità. E che ogni persona, anche quella più inesperta, può insegnarti qualcosa se sai ascoltare.
Un messaggio che ti ha colpito?
Una ragazza mi ha scritto: “Grazie, perché ora so che anche io posso farcela”. Non serve altro. Se anche solo una persona trova forza nel mio racconto, allora ne è valsa la pena.
Quanto conta avere qualcuno che crede in te da giovane?
È tutto. A volte basta una persona che ti dica “puoi farcela” per cambiare il corso della tua vita. Io ho avuto chi ha creduto in me nei momenti più difficili. Ora tocca a me essere quello sguardo fiducioso per gli altri.
Un episodio speciale?
Un ragazzo, anni fa, bussò alla mia porta con una cartella sotto braccio. Non aveva esperienze, solo voglia. L’ho assunto. Oggi è uno dei miei collaboratori. Non dimenticherò mai la luce nei suoi occhi quando gli dissi: “Cominci domani”.
Come si costruisce fiducia tra imprenditore e collaboratori?
Con la presenza, non con le parole. Essere presenti nei momenti belli, ma soprattutto in quelli difficili. Io non comando dall’alto. Cammino accanto. Questo, alla lunga, crea un legame che va oltre il lavoro.
A chi dice che l’Italia non ha più futuro?
Rispondo che il futuro si costruisce, non si aspetta. E si costruisce qui, non altrove. Se smettiamo di crederci noi, chi ci crederà? Io ogni giorno vedo talento, creatività, voglia. Solo che serve chi li intercetta, chi li guida, chi li accompagna.
Che ruolo ha la cultura in impresa?
Fondamentale. Cultura è rispetto, ascolto, formazione continua. Non si può pensare di crescere senza investire sulle persone. E la cultura insegna proprio questo: che il valore più grande di un’azienda non sono i macchinari, ma gli esseri umani.
Il tuo sogno per i prossimi dieci anni?
Sogno un’Italia che si fidi di più dei suoi giovani. E sogno di poter continuare ad aprire porte. Se potrò farlo ancora per cento, mille ragazzi, allora saprò di aver fatto qualcosa che resta.
Il 1° agosto Gianfranco Sciscione presenterà Il grande sogno all’interno della rassegna Oasi dei Libri. Un momento di condivisione culturale e personale, che rappresenta per l’autore un’opportunità per incontrare lettori e testimoni del cambiamento.
“A volte mi chiedono: perché lo fai? Perché dedichi così tanto tempo ai giovani, a chi ancora non sa dove andare? La risposta è semplice. Perché anche io, da ragazzo, ho avuto bisogno di qualcuno che mi dicesse: ‘Ci sei. Conti.’ […] Essere un punto fermo per qualcuno non significa essere perfetti. Significa esserci, quando serve.”
© 2025 – Tutti i diritti riservati.

Commenta per primo