Allarme Made in Italy arte tessile di otto secoli rischia di scomparire

Orgoglio cittadino che si coagula intorno a questa battaglia per farne una scuola

Allarme Made in Italy arte tessile di otto secoli rischia di scomparire

Allarme Made in Italy arte tessile di otto secoli rischia di scomparire

Da Stella Carnevali
PERUGIA – Made in Italy perugino, un’arte tessile con otto secoli di storia che rischia di scomparire. L’orgoglio cittadino che si coagula intorno a questa miniera d’oro per costruire una scuola che si trasformi in futuro. Perché il rischio è che nessuno potrebbe più ricordarsi che nei dipinti dei maggiori artisti dal 1300  al 1900, figurano sempre tovaglie, pannili e beni dotali con questa particolare tecnica di tessitura che è solo perugina.

Tutti in piazza senza colori, le diatribe di quartiere in archivio. Questa è un vera battaglia che rende orgogliose Perugia, l’Umbria e l’Italia.

Coinvolti tutti i parlamentari eletti in Umbria che si sono subito messi a capo di difesa dell’arte e dell’economia che tutti ci invidiano. Il Comune di Perugia rappresentato dall’assessore alla cultura e al turismo, Maria Teresa Severini, ha fatto stampare manifesti formato doppio elefante, da affiggere a Roma. In ognuno di essi figura la riproduzione di un capolavoro d’arte in cui compare il tessile perugino.

Stella Carnevali

L’importanza come arredo liturgico è documentata dalla frequenza con cui compaiono nei dipinti dei più grandi pittori del XIV e XV secolo: da Simone Martini a Pietro Lorenzetti, da Giotto al Ghirlandaio, fino a Leonardo da Vinci. Nel corso dei secoli si trovano le tovaglie d’altare di fattura perugina elencate in moltissimi inventari di importanti chiese e conventi italiani ed europei, si trovano inoltre inserite in atti notarili che trattano di “beni dotali”, a testimonianza dell’uso domestico assunto da questi tessuti.

Emblematica la citazione di “tovaglie e pannili perugini” nell’inventario della dote di Caterina de’ Medici andata sposa a Francesco II di Francia.

No, questa non è una fake news, è solo il sogno in cui si entra quando si oltrepassa la soglia della duecentesca ex chiesa di San Francesco delle Donne, primo insediamento francescano a Perugia in via Berardi, una traversa di via Faina, nel cuore della città dove nasce il laboratorio-scuola Brozzetti.

“Le tovaglie perugine: l’economia tessile nel periodo medievale e rinascimentale” il titolo della conferenza che il 2 marzo ha visto l’incontro della città con i relatori: Clara Baldelli Bombelli, Marta Cucchia e Giovanni Pedercini. In preparazione del terzo appuntamento con Perugia 1416, è un  appuntamento per conoscere un ulteriore tassello della nostra cultura, ammirando i pregiati prodotti dell’artigianato.

Fondato da Giuditta Brozzetti nel 1921, come laboratorio-scuola, con il fine di salvare la tradizione tessile umbra medievale e rinascimentale.

Dopo 4 generazioni le eredi Eleonora, Clara e Marta assicurano la continuità produttiva, con l’utilizzo di telai manuali a pedali del ‘700 e di telai Jacquard del 1836.

E’ Marta Cucchia la luce che traccia oggi il cammino. Un fascio di entusiasmo e di nervi produttivi.

In prima fila Maria Grazia Lungarotti insieme alla figlia Maria Teresa Severini, poco distante lo storico dell’arte, ed anche consigliere comunale, Ivan Nucciarelli.

E’ roba d’arte, questa, da intenditori. Un’occasione per parlare quindi del ruolo della tessitura nell’economia perugina medioevale e rinascimentale, delle tovaglie d’altare, dall’uso sacro a simbolo di ricchezza e prestigio nelle abitazioni signorili, della scomparsa delle “Tovaglie perugine” con la caduta di Perugia sotto il dominio papale e del loro ritorno nell’ ’800 e nel ’900.

“Questa falsa distinzione tra arte e artigianato – dice nel suo racconto Clara Baldelli Bombelli – perché se Michelangelo non fosse stato prima, un abile scalpellino, avrebbe mai potuto diventare l’artista che è diventato?

Non tutti lo diventano, artisti, ma chi lo diventa rappresenta la sintesi tra l’abilità manuale e la genialità delle idee.”

Non si sa dove posare gli occhi. Tutto intorno tovaglie, tende, pannili con varie lavorazioni ricostruite con testardaggine da antiche pezzuole. Sono stati salvati così dei veri capolavori.

“Certo che vengono i giovani e tanti – risponde ad una domanda la passionaria Marta Cucchia – sono affascinati da questa arte difficile e paziente. In un giorno si riesce a fare 25 centimetri di una tovaglia. Quando capiscono che non potranno viverci, si cercano un lavoro e così si perde anche quello che hanno cominciato ad imparare”.

“Insomma – energica Maria Teresa Severini – siamo riusciti a rendere protetta la fagiolina del lago, possibile non si riesca a garantire un futuro a quello che è l’arte, l’identità, non la sola, ma una delle più importanti che rese Perugia economicamente dominante prima del dominio papale?”.

Cominciamo a candidare quest’arte tessile a patrimonio dell’umanità con l’Unesco.

Il comune di Perugia potrebbe, se già non l’avesse fatto, esonerare il laboratorio-scuola dal pagamento delle tasse locali o se non può, applicarle al minimissimo.

Il Parlamento vari una legge che protegga queste miniere d’oro a rischio di scomparsa con legge ad hoc in cui prevedere anche un sostegno finanziario annuale così come si fa per l’Accademia di Belle arti e per i Conservatori di musica.

I cittadini perugini, ma anche gli italiani e i cittadini di tutto il mondo creino un Fondo dedicato con donazioni annuali anche di piccola entità, per la manutenzione di questa meraviglia.

Forse non è tutto, ma da qualche parte bisogna pur cominciare.

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