La giunta umbra difende Perugia e Orvieto dalle pale eoliche
La battaglia per la salvaguardia del cuore verde d’Italia sale di livello e arriva direttamente sul tavolo del Quirinale. La Giunta regionale dell’Umbria ha ufficializzato il proprio sostegno convinto a un appello senza precedenti, firmato da oltre cento luminari della cultura, della scienza e dell’arte, tra i nomi, Salvatore Settis e Massimo Cacciari hanno chiesto l’intervento del Presidente Sergio Mattarella per fermare il progetto eolico denominato “Phobos”. La governatrice Stefania Proietti ha chiarito che l’amministrazione non intende indietreggiare, sottolineando come la protezione degli scorci storici non sia solo una questione estetica, ma un obbligo costituzionale sancito dall’articolo 9. Questa alleanza tra politica e mondo accademico mira a porre un freno a interventi industriali considerati devastanti per l’armonia millenaria dei territori compresi tra la Rupe di Orvieto e l’altopiano di Castel Giorgio.
L’offensiva umbra non si limita alla protesta ideale, ma si traduce in atti concreti depositati presso le sedi giudiziarie competenti. L’Avvocatura regionale ha infatti formalizzato la costituzione in giudizio davanti al TAR per respingere i ricorsi della società RWE Renewables Italia Srl. La Regione rivendica la legittimità del proprio “no” all’autorizzazione, basato sulla necessità di impedire uno scempio ambientale. Secondo la leadership regionale, il rischio attuale è figlio di una stagione di deregulation che ha permesso a colossi privati di puntare a installazioni mastodontiche in aree di altissimo pregio. La strategia di difesa si poggia sulla legge regionale n. 7/2025, un dispositivo normativo concepito per escludere le aree di valore identitario dai grandi parchi eolici, proteggendo quelle visuali panoramiche che rendono l’Umbria unica nel panorama mondiale.
Il dibattito si sposta inevitabilmente sul terreno dello scontro politico con Palazzo Chigi. La Presidente Proietti ha puntato il dito contro le decisioni assunte dal Governo Meloni, in particolare il provvedimento del giugno 2023 che ha autorizzato l’impianto nonostante i pareri negativi del Ministero della Cultura e delle Soprintendenze locali. Per la Regione, è paradossale che esponenti politici locali manifestino preoccupazione quando i propri referenti nazionali hanno forzato la mano per l’installazione di turbine alte oltre duecento metri. La “tutela paesaggio” diventa quindi il terreno di una sfida aperta tra chi promuove una transizione energetica rapida e spesso slegata dal contesto e chi invece pretende uno sviluppo sostenibile che non sacrifichi il patrimonio storico.
La Giunta regionale ribadisce che la resa energetica di queste turbine sarebbe modesta se paragonata al danno d’immagine e ambientale subito dall’Umbria, come riporta il comunicato dell’Agenzia Umbria Notizie Regione Umbria. La battaglia legale intrapresa mira a ribaltare un approccio che vede il territorio come uno spazio vuoto da riempire e non come un organismo vivo carico di storia. Difendere la legge regionale impugnata dal Governo è l’ultimo baluardo per garantire che la transizione ecologica non si trasformi in una nuova forma di colonizzazione industriale. La mobilitazione continuerà su ogni fronte, cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica nazionale sulla necessità di un equilibrio tra progresso tecnologico e conservazione dell’eredità culturale italiana.

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