Autorizzare l’inceneritore di Terni è sicuramente dannoso

Autorizzare l'inceneritore di Terni è sicuramente dannoso

Autorizzare l’inceneritore di Terni è sicuramente dannoso

“Autorizzare l’inceneritore di Terni a bruciare rifiuti urbani non è conveniente per gli umbri ed è sicuramente dannoso, non solo per l’aria e la salute ma anche per l’economia circolare che la regione sta avviando – ribadiscono Maurizio Zara, presidente di Legambiente Umbria, Danilo Bellavita, segretario di Cittadinanzattiva Umbria e Giacomo Porrazzini, presidente dell’associazione Pensare il domani – e lo sarà soprattutto per il futuro”.

L’Umbria in questi ultimi anni ha faticosamente avviato una pianificazione della gestione dei rifiuti urbani più puntuale, fornendo indicazioni ai comuni finalmente non solo in merito alle percentuali di raccolta differenziata da raggiungere, ma anche con quali modalità raggiungerle, e nei comuni dove tali modalità sono state applicate in maniera estesa si sono ottenuti ottimi risultati e riduzione corposa del rifiuto secco residuo facendo diventare non necessario ed antieconomico l’utilizzo di impianti di incenerimento per la cosiddetta “chiusura del ciclo dei rifiuti”.

Oltre al miglioramento quantitativo, i comuni umbri in gran parte, hanno registrato anche fondamentali miglioramenti nelle analisi merceologiche, e quindi nella qualità dei rifiuti raccolti che più facilmente possono essere gestiti e riciclati. Oggi possiamo dire che se Perugia prosegue il cammino avviato nell’estensione omogenea del porta a porta e se finalmente anche i comuni del folignate e dello spoletino si dotassero di efficienti sistemi di raccolta gli obiettivi regionali che indicano il 72,3% di raccolta differenziata entro il 2020, l’obiettivo di 50000 ton/anno a livello regionale di rifiuto secco residuo entro il 2025, sarebbe a portata di mano. Il passo successivo si otterrà con la tariffazione puntuale e l’ulteriore superamento di questi obiettivi.

“Con questo percorso davanti è inconfutabile che l’Umbria non ha affatto bisogno di incenerire rifiuti urbani – continuano i rappresentanti delle tre associazioni – e che quindi autorizzare l’impianto di ACEA ad estendere le tipologie di rifiuto da bruciare, includendo quelli urbani, o sarebbe un grave danno per gli obiettivi regionali, e ancor più lo sarebbe per la città di Terni, con una situazione ambientale già gravemente compromessa dalle emissioni industriali, o è del tutto funzionale alla gestione di rifiuti di regioni esterne all’Umbria che non sanno gestire i propri di rifiuti, tra cui in primis la città di Roma”.

“E’ evidente che a guadagnarci è solo ACEA che, grazie allo Sblocca Italia che consente agli inceneritori di bruciare rifiuti fino al massimo della capacità e senza vincolo di provenienza, non avrà nessun impedimento a sostituire completamente il pulper di cartiera e utilizzare l’impianto ternano per smaltire i rifiuti romani – concludono Zara, Bellavita e Porrazzini – La salute dei ternani e gli sforzi dei cittadini umbri di questi anni e soprattutto della provincia di Terni insieme con quelli delle Istituzioni locali, per arrivare ad avere una gestione sempre più virtuosa dei rifiuti non possono e non devono essere sacrificati per l’interesse privato di un’azienda e sull’altare dell’incapacità e delle storture del sistema romano”.

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