Riforme: Parlamento mondiale oltre l’utopia, Il risveglio del mondo

38 tra studiosi, esperti, giuristi e artisti a confronto sull'assise universale eletta da tutti i popoli

Riforme: Parlamento mondiale oltre l'utopia, Il risveglio del mondo 

Riforme: Parlamento mondiale oltre l’utopia, Il risveglio del mondo

Riforme – Un Parlamento mondiale, senza popoli di serie A, di serie B o addirittura invisibili. Eletto dalla popolazione della terra per affrontare le massime questioni ambientali, sociali, di giustizia, di pace e di guerra che affliggono il pianeta. A poche settimane mancanti all’appuntamento con le elezioni nazionali, arriva Mario Capanna a scuotere tutti gli alberelli del bosco politico italico e ad aprire una visuale utopistica sul tema della rappresentanza degli interessi e dei diritti a livello internazionale. Si intitola, infatti, “Il risveglio del mondo” il libro con le testimonianze sull’idea/utopia di Parlamento mondiale. Non ‘grande Riforma’, insomma, ma ‘grandissima’.

L’ex leader del ’68 si è impegnato a fondo

L’ex leader del ’68 si è impegnato a fondo sul tema e già l’anno scorso ha pubblicato, con Stefania Barile, Fabio Tinazzi e Luciano Neri, il volume “Parlamento mondiale – Perché l’umanità sopravviva”, presentato anche nelle sedi istituzionali, con un’analisi delle ragioni che militano a favore di un gigantesco salto di qualità del ‘governo’ delle cose mondiali, basato sulla rappresentanza dei popoli e non degli Stati, com’è attualmente nelle grandi organizzazioni internazionali, a cominciare dall’Onu, oberata da elefantiasi burocratica, sprechi e inefficienze.

38 i contributi di docenti, filosofi, scienziati, volontari, educatori, studiosi, sindacalisti

E così ne “Il risveglio del mondo” sono 38 i contributi di docenti, filosofi, scienziati, volontari, educatori, studiosi, sindacalisti ma anche cantanti, poeti, attori, fotografi che nel libro pubblicato da Mimesis dibattono attorno alla suggestione di un Parlamento universale, appunto, eletto su basi nazionali. Lo sfondo ideale, naturalmente, è fatto di richiami filosofici che partono da Tommaso Moro con il suo “Utopia” e arrivano almeno all’Immanuel Kant di “Per la pace perpetua”.

L’opera è il frutto del lavoro messo in piedi dal Laboratorio per il Parlamento mondiale, Università della Calabria, Università degli studi dell’Insubria e mette insieme punti di vista diversi, anche scettici o del tutto critici, assolvendo ad una funzione, anche, di stimolo del dibattito politico e culturale in senso lato, rappresentando una sorta di ‘colpo d’ala’ rispetto a quanto di solito trattato nell’agorà mediatica.

‘Un eletto ogni 7mln e mezzo di abitanti, in assemblea di 1000 membri’

Nella premessa, Capanna riepiloga lo stato dell’arte: ricorda che attualmente la governance dell’ONU risiede nel Consiglio di Sicurezza, “dominato dagli Stati di serie A, ovvero i suoi cinque membri permanenti: Usa, Cina, Russia, Francia, Inghilterra (non a caso tutte potenze nucleari)” ognuno con diritto di veto “sicché qualsiasi decisione, che non vada a genio ai cinque Stati – o anche a uno solo di loro – è bloccata e resa vana dal veto.

L’Assemblea Generale può prendere sì decisioni, ma

L’Assemblea Generale può prendere sì decisioni, ma le sue deliberazioni non hanno valore vincolante per le nazioni del mondo”. E allora: “Costituire l’assise dei popoli del mondo per l’autogestione dell’umanità: ecco ciò che è necessario e urgente. Il Parlamento Mondiale (d’ora in poi PM), eletto da tutti i popoli secondo il criterio della democrazia rappresentativa – una testa, un voto – può e deve diventare la sede tramite la quale l’umanità, per la prima volta nella sua storia, si autodetermina, uscendo finalmente da quello stato di minorità su cui si è finora schiacciata, frazionandosi per particolarismi nazionali”.

Parlamento mondiale può essere composto da mille membri

Capanna spiega che il Parlamento mondiale può essere composto da mille membri – un eletto ogni 7 milioni e mezzo di abitanti della Terra (poco più dei deputati attuali del Parlamento europeo). Un’assemblea perfettamente gestibile e operativa, dove tutti i popoli vengono rappresentati con pari dignità, senza che ci siano quelli di serie A, B, C…” E ancora: “Oltre le riunioni plenarie, dove si prendono le decisioni fondamentali riguardanti tutto il mondo, si struttura per commissioni di lavoro sui temi di maggiore importanza. Il PM dura in carica 5 anni ed elegge il suo presidente, che diviene il Presidente dell’Umanità globalmente rappresentata. Si può immaginare la sua autorevolezza se paragonata a quella del segretario pdell’ONU…”.

Dal punto di vista tecnico, l’elezione del PM non presenta affatto ostacoli

Tale Parlamento mondiale delibera “sulle questioni basilari dell’umanità: la pace – la guerra deve diventare un tabù – il disarmo a partire da quello nucleare, la salvaguardia dell’ecosistema terrestre, i diritti e i doveri fondamentali, lo sradicamento della fame, le produzioni eque e solidali e l’introduzione dell’onesto guadagno – al posto del profitto onnivoro –, la giusta distribuzione delle risorse, le migrazioni, la difesa e l’incremento di tutti i beni comuni. Dal punto di vista tecnico, l’elezione del PM non presenta affatto ostacoli insormontabili: seguendo i fusi orari, in un giorno si vota dappertutto e l’indomani si conoscono i risultati. È evidente che il problema è prettamente culturale e politico: lasciare la vecchia strada per la nuova”.

Fra i contributi, il premio Nobel Parisi e il premio Oscar Salvatores.

A dire la loro, quindi, personaggi del calibro, fra gli altri, del Premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, il fisico e saggista Carlo Rovelli, giuristi come Gustavo Zagrebelsky, autori come Franco Cardini, Marcello Veneziani, Michele Serra, ex ministri come Elisabetta Trenta e Lucia Azzolina; e ancora: il regista Gabriele Salvatores, il cantautore Roberto Vecchioni, il fotografo Uliano Lucas (il cui contributo è, appunto, fotografico con immagini dal disagio del mondo), Giacomo Marramao, Nadia Urbinati, Ettore Perrella, don Antonio Mazzi e molti altri, in un grande coro non necessariamente concorde, ma che affronta le questioni fondamentali del pianeta in un raro esempio di approfondimento multidisciplinare e ‘trasversale’.

A cogliere il fascino, anzi, il “profumo” dell’utopia, in particolare, è il regista Gabriele Salvatores, secondo cui “senza utopie l’uomo non è un uomo e i popoli non sono popoli e questa piccola vita perde il senso di essere vissuta. Per non ritrovarci, come in 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, come scimmioni a combattere per il possesso di una pozza d’acqua. Invece, resta con i piedi per terra Marcello Veneziani: “reputo generosa l’utopia di Capanna, ma preferisco i percorsi del realismo e sono ancora convinto che ogni sovranità, anche popolare, necessiti di confini e di territori delineati”.

(Fan/Adnkronos)

1 Commento

  1. Ottima idea, un Parlamento mondiale costituito da 1000 membri che può prendere decisioni, ma le sue deliberazioni non hanno valore vincolante per le nazioni del mondo. L’utopia di Mario Capanna, ex sessantottino, è veramente singolare quanto divertente. Ha ragione Marcello Veneziani che mantiene i piedi per terra preferendo il realismo.

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