Letizia Michelini insorge contro il dimensionamento scolastico

Letizia Michelini insorge contro il dimensionamento scolastico

Il dimensionamento scolastico del governo colpisce Perugia e l’area del nord

PERUGIA, 28 gennaio 2026 – La gestione della rete formativa regionale si trasforma in uno scontro istituzionale senza precedenti. La consigliera del Partito Democratico, Letizia Michelini, ha alzato il tiro contro il recente commissariamento deciso dall’esecutivo nazionale, definendolo un atto di forza inaccettabile che ferisce l’autonomia del territorio. Al centro della polemica c’è la decisione di Roma di intervenire direttamente sulla distribuzione degli istituti umbri, scavalcando le prerogative della Giunta locale e ignorando, secondo l’esponente Dem, la realtà dei fatti e i numeri reali della popolazione studentesca. Michelini ha annunciato battaglia in Assemblea legislativa, chiedendo che l’esecutivo umbro riferisca immediatamente in aula per spiegare i criteri che hanno portato a questa rottura del dialogo istituzionale.

Il fulcro della denuncia riguarda lo specifico accanimento verso l’area settentrionale della provincia di Perugia. Secondo Michelini, la scelta di colpire con i tagli centri come Città di Castello e Gubbio è priva di basi logiche. Queste zone, infatti, presenterebbero parametri demografici e scolastici tali da non giustificare alcun intervento di soppressione o accorpamento. La consigliera parla apertamente di uno “schiaffo politico” al nord dell’Umbria, un territorio che negli anni ha già fatto la sua parte nel riorganizzare i servizi e che ora si ritrova a pagare un prezzo sproporzionato rispetto alla provincia di Terni. Questo squilibrio nelle scelte del Governo Meloni minerebbe la coesione sociale di un’intera fascia geografica, lasciando presidi educativi fondamentali privi di una guida autonoma.

L’azione politica del Partito Democratico si concretizzerà nel deposito di una mozione e di una richiesta di informativa urgente. L’obiettivo è duplice: da un lato costringere la Giunta regionale a fare chiarezza sulle conseguenze concrete che questo commissariamento avrà sul quotidiano di studenti e famiglie; dall’altro, impegnare ufficialmente le istituzioni regionali a chiedere il ritiro del provvedimento. Michelini sottolinea come l’Umbria avesse già adempiuto ai propri doveri di programmazione, opponendosi con argomenti tecnici a tagli ritenuti ingiusti. La forzatura operata dall’alto viene quindi vista come un atto che umilia le comunità locali, le quali si aspettavano ascolto e condivisione piuttosto che ordini calati direttamente dai palazzi romani.

La critica si sposta poi sulla visione di fondo che guida queste riforme. Per la consigliera dem, trattare l’istruzione come una semplice voce di spesa da limare per far quadrare i conti è un errore strategico che indebolisce le fondamenta della società. La scuola pubblica non è una variabile tecnica, ma un presidio di libertà e un motore di sviluppo per i piccoli centri e le città dell’Alta Umbria. Colpire chi ha dimostrato di saper programmare con responsabilità significa punire l’efficienza. La battaglia che si profila in Consiglio regionale non sarà quindi solo una disputa tra partiti, ma una difesa dei diritti dei territori a non essere sacrificati sull’altare di una visione centralista che ignora le peculiarità della periferia umbra.

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