Elezioni, psichiatra, italiani emotivamente distanti, alti rischi astensione

Mencacci, 'giovani preoccupati per clima sentono ignorate loro istanze, preoccupa calo fiducia in democrazia'

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Elezioni, psichiatra, italiani emotivamente distanti, alti rischi astensione

“Indifferenza, apatia, distacco emotivo, ‘anestesia‘, perdita di motivazione. Possiamo usare molte parole per descrivere la distanza, sul piano delle emozioni, che in questo momento sembrano avere gli italiani rispetto a una politica che viene vissuta come forma di intrattenimento da una classe medio alta e come totalmente estranea dalle altre fasce di popolazione”.

Un fenomeno che porta in sé “un alto rischio di astensionismo alle prossime elezioni ma anche, ed è più preoccupante, di disaffezione per la democrazia che non riesce a dare reali risposte”. Claudio Mencacci, psichiatra, co-presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia, descrive così all’Adnkronos Salute il rapporto, sul piano psicologico, tra i cittadini e la campagna elettorale.

“Tra le motivazioni di questa indifferenza – continua Mencacci – c’è anche il fatto che nessuno sentiva la necessità di tornare a un inasprimento della conflittualità politica in un momento come questo, con la percezione che i vantaggi personali siano tornati ad essere privilegiati rispetto ai vantaggi comuni. Con il Covid, infatti, c’è stata l’illusione sociale che l’esperienza ci avesse resi tutti più responsabili. E con Draghi, che ci fosse un timoniere, sostenuto da tutti i partiti, in una fase difficile. Mentre, poi, ci siamo trovati, da un momento all’altro, in una crisi difficile da comprendere sul piano della responsabilità”.

‘Sbagliato valutare disinteresse per la politica come qualunquismo’

Per Mencacci, “sarebbe sbagliato valutare questo disinteresse per la politica come qualunquismo. Piuttosto si fa avanti, sul piano psicosociale, l’idea di una politica che non è in grado di cambiare il corso delle cose. E’ un ‘gioco’ che non coinvolge le persone che hanno perso speranze nella possibilità di una soluzione collettiva ai propri problemi”.

I grandi assenti dal palcoscenico politico, oltre ai disoccupati, alle persone impoverite, “sono – aggiunge lo psichiatra – i giovani che sono ancora più distanti dalla politica e non perché non abbiano coscienza collettiva. Hanno per esempio capito che l’emergenza climatica è la cosa più importante su cui agire, l’elemento che, se non si fa nulla, porterà alle peggiori tragedie. Loro lo hanno capito, ma non hanno riscontro alcuno da parte della politica. La loro grande ansia non trova ascolto creando senso di sfiducia nei partiti, nei sindacati, nelle istituzioni. E questo genera il grande timore che si perda il valore della democrazia come spazio di cambiamento, di partecipazione di confronto. Ed è tragico”, conclude Mencacci.

(Ram/Adnkronos Salute)

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