Salute animale Umbria promuove il nuovo modello One Health

Salute animale Umbria promuove il nuovo modello One Health

Incontro a Perugia per integrare la veterinaria nel sociale

L’Umbria ridefinisce i confini della sanità pubblica attraverso un’integrazione strutturale tra medicina umana, veterinaria e tutela ambientale. Durante il vertice istituzionale svoltosi presso la Sala dei Notari di Palazzo dei Priori, la Regione ha presentato ufficialmente il sistema integrato dedicato alla salute animale e al benessere collettivo. L’evento ha segnato un punto di svolta per la programmazione sociosanitaria locale, elevando la gestione degli animali a pilastro fondamentale della sicurezza dei cittadini. Sotto il coordinamento di Salvatore Macrì, dirigente del servizio Prevenzione e sicurezza alimentare, i massimi esponenti del territorio hanno tracciato la rotta per una governance territoriale moderna e capillare.

La visione One Health al centro della strategia regionale

Il nucleo della nuova proposta politica risiede nell’approccio multidisciplinare che lega indissolubilmente il benessere delle specie animali alla stabilità dell’ecosistema e alla protezione dell’uomo. Stefania Proietti, presidente della Regione, ha evidenziato come monitorare le patologie infettive e contrastare il randagismo non siano semplici atti di empatia, ma vere e proprie necessità operative di sanità pubblica. Il sistema si poggia su una rete solida dove i servizi veterinari delle Usl agiscono come braccio operativo, garantendo sorveglianza epidemiologica, profilassi e interventi di microchippatura costanti. Questa sinergia trasforma le strutture di accoglienza da semplici depositi a centri di eccellenza sanitaria e poli di comunità integrati nel tessuto urbano.

Gestione del territorio e ruolo dei poli cinofili

Il dibattito ha approfondito i modelli tecnici di gestione delle strutture di ospitalità, ponendo l’accento sul polo cinofilo di comunità. Tale realtà è stata indicata come esempio virtuoso per coniugare decoro cittadino e sicurezza. I Comuni, definiti sentinelle della convivenza civile, assumono la responsabilità di gestire i canili trasformandoli in luoghi aperti. Daniela Donetti, direttrice regionale Salute e Welfare, ha rimarcato l’importanza di inserire queste azioni nel piano sociosanitario regionale, riconoscendo gli animali come esseri senzienti la cui tutela riflette direttamente la qualità della vita umana. L’investimento nella protezione ambientale diventa così il terzo tassello imprescindibile per chiudere il cerchio della prevenzione globale.

Risultati scientifici e monitoraggio del randagismo

I dati emersi dagli studi del Dipartimento di Medicina veterinaria dell’Ateneo perugino confermano l’efficacia delle politiche attuate negli ultimi anni. Il fenomeno dei cani accalappiati ha subito una drastica riduzione, scendendo da 1380 a 698 unità nel giro di un biennio. Notevoli anche le performance dei canili rifugio, che hanno facilitato centinaia di adozioni responsabili e restituzioni ai proprietari. Strumenti innovativi come il registro tumori animali e i protocolli per il controllo della leishmaniosi fungono da radar per identificare tempestivamente rischi sanitari emergenti. La medicina trasfusionale veterinaria si conferma inoltre una sentinella cruciale per la biosicurezza del territorio.

Il contributo del volontariato e la rete sociale

Senza il supporto attivo delle associazioni protezionistiche e del volontariato, l’architettura istituzionale risulterebbe incompleta. Queste realtà costituiscono il ponte tra le istituzioni e la sensibilità dei cittadini, garantendo cure quotidiane e promuovendo la cultura del rispetto. Le conclusioni del convegno hanno sancito che le evidenze raccolte diverranno la base tecnica del prossimo piano regionale. L’obiettivo finale è consolidare una rete in cui ricerca scientifica, prevenzione e partecipazione civile convergano verso un unico traguardo: garantire dignità agli animali e massima sicurezza per l’intera comunità umbra, rendendo la regione un punto di riferimento nazionale.

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