Francesca Rossetti, coordinatrice dell’Ambulatorio DCA di Umbertide, tra le 11 premiate
di Antonella Valoroso
Oltre 13.500 persone tra i 12 e i 45 anni affette da anoressia, bulimia e disturbi da alimentazione incontrollata. Età di esordio della malattia sempre più bassa. Richieste di aiuto triplicate dopo la pandemia. I disturbi alimentari in Umbria sono una vera emergenza sanitaria e sociale. In questo scenario, fatto di fragilità spesso invisibili, emergono storie di impegno quotidiano che fanno la differenza. Come quella di Francesca Rossetti, tra le undici vincitrici del contest “Racconta la tua donna invisibile” promosso da donnemente.it
Il concorso nasce proprio per dare voce a chi ogni giorno opera lontano dai riflettori, trasformando competenza e dedizione in impatto concreto. Dopo la valutazione di una giuria composta da professionisti dell’informazione e della comunicazione, sono state selezionate undici vincitrici (con un ex aequo), scelte per impatto sociale e rilevanza delle loro storie che nei prossimi mesi saranno raccontate anche in una serie podcast.
Francesca Rossetti è infermiera e coordinatrice dell’Ambulatorio per i Disturbi della Condotta Alimentare (DCA) di Umbertide, un presidio fondamentale nella rete sanitaria umbra. Da anni affianca giovani pazienti e famiglie nel percorso di cura di patologie complesse come anoressia, bulimia e binge eating, che oggi rappresentano la seconda causa di morte tra i giovanissimi dopo gli incidenti stradali.
Il suo percorso professionale inizia nel 1989 nei servizi di igiene mentale tra Città di Castello e Perugia, contribuendo alla deistituzionalizzazione dei pazienti psichiatrici. Per oltre venticinque anni si è occupata di psichiatria adulta, alcolismo e tossicodipendenze, conducendo gruppi di disintossicazione. Nel 2012, insieme alla dottoressa Laura Dalla Ragione, ha dato vita a Umbertide a un centro specializzato per i disturbi alimentari, costruito su un approccio innovativo e multidisciplinare. Il suo lavoro è fatto di presenza costante e relazioni profonde. Non si limita a coordinare un’équipe specializzata, ma promuove gruppi di supporto per i genitori, elemento cruciale in un percorso che coinvolge l’intero nucleo familiare. Una madre racconta di averla incontrata dopo il ricovero salvavita della figlia: «Ogni giorno era presente ai pasti, pronta a sostenere e a lottare con lei per reinserire quei cibi che ormai le facevano paura».
Le statistiche raccontano l’urgenza e l’incidenza dei DCA in Umbria: il 30% dei casi riguarda minorenni e, tra i 12 e i 17 anni, il 20% dei pazienti è maschio. Un dato che segna un cambiamento importante e che evidenzia come il disagio legato al corpo e all’identità coinvolga sempre più anche i ragazzi. L’impatto dei social media, che veicolano in modo ossessivo modelli estetici irraggiungibili, è tra i fattori che contribuiscono a questa crescita.
Nonostante la complessità del fenomeno, l’Umbria rappresenta tuttavia un modello di eccellenza grazie a una rete integrata attiva da oltre vent’anni: centri di riferimento come Palazzo Francisci e il Nido della Rondine a Todi, il Centro Dai di Città della Pieve per l’obesità e l’Ambulatorio per i DCA di Umbertide lavorano insieme ai servizi territoriali e agli ospedali. Proprio per intercettare precocemente le emergenze, è stato attivato nei pronto soccorso regionali il ‘Percorso lilla’, protocollo specifico che garantisce cure immediate e appropriate. L’Umbria continua a investire per evitare alle famiglie i faticosi viaggi della speranza verso altre regioni, garantendo il diritto alla cura nel proprio territorio attraverso un modello multidisciplinare che coinvolge non solo il paziente ma l’intero nucleo familiare. Per chiunque necessitasse di supporto o orientamento, è inoltre attivo il numero verde nazionale Sos Disturbi alimentari 800 180 969, gestito proprio dal centro di eccellenza di Todi.
In questo sistema, figure come Francesca Rossetti sono decisive: professioniste capaci di unire competenza clinica ed empatia, trasformando la cura in accompagnamento quotidiano. E grazie al progetto di donnemente.it la sua storia e quella di altre dieci donne non saranno più invisibili. Raccontarle significa non solo riconoscerne il valore, ma anche accendere una luce su problemi reali, creando consapevolezza e una rete di supporto sempre più ampia.

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