Difese: “Nessun favore, esame regolare e semplificato”
Richiesta di assoluzione per tutti gli imputati nel processo legato al presunto “esame farsa” sostenuto dal calciatore Luis Suárez nel 2020 presso l’Università per Stranieri di Perugia. Al termine delle arringhe difensive, gli avvocati David Brunelli e Francesco Falcinelli hanno chiesto il proscioglimento dell’ex rettrice Giuliana Grego Bolli, della professoressa Stefania Spina e dell’allora direttore generale Simone Olivieri.
I tre sono imputati, a vario titolo, per falso ideologico, rivelazione di segreto d’ufficio e falsità materiale. La Procura di Perugia, rappresentata dal pubblico ministero Gianpaolo Mocetti, ha invece sollecitato condanne a due anni e otto mesi per Grego Bolli e Spina e a due anni e quattro mesi per Olivieri.
Al centro del procedimento vi è l’esame di lingua italiana sostenuto da Suárez nel settembre 2020, quando il giocatore – allora in procinto di trasferirsi alla Juventus – necessitava della certificazione linguistica per ottenere la cittadinanza italiana. Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero favorito il calciatore, anticipando la sessione d’esame e concordando preventivamente contenuti e modalità della prova.
Una ricostruzione respinta con decisione dalle difese. L’avvocato Brunelli, nel corso di un’arringa durata circa tre ore, ha sostenuto che “nessuno dei reati contestati è stato commesso” e che non esisterebbe alcun piano illecito volto a facilitare il superamento dell’esame. Secondo il legale, il calciatore avrebbe semplicemente beneficiato di un contesto favorevole legato alle modalità semplificate introdotte durante l’emergenza Covid.
In particolare, la prova – ha evidenziato la difesa – consisteva in un colloquio orale di breve durata, tra i 10 e i 12 minuti, con contenuti in parte prevedibili e accessibili anche tramite le informazioni disponibili online. Un formato che, nello stesso periodo, avrebbe portato a percentuali di promozione molto elevate, superiori al 97% dei candidati.
Brunelli ha inoltre sottolineato come l’ex rettrice Grego Bolli non avrebbe avuto alcun ruolo diretto nella gestione dell’esame, limitandosi a raccomandare correttezza e rigore. Quanto alla professoressa Spina, avrebbe svolto unicamente attività di preparazione del candidato, senza alcuna irregolarità.
Sulla stessa linea l’avvocato Falcinelli, che ha difeso Olivieri evidenziando come tutte le attività svolte tra il 7 e il 17 settembre 2020 fossero finalizzate al regolare svolgimento della prova, nel rispetto delle procedure previste. Anche il rilascio dell’attestato di idoneità, secondo la difesa, rientrerebbe pienamente nel quadro normativo emergenziale vigente in quel periodo.
La vicenda, che ebbe ampia risonanza mediatica, è ora nelle mani del tribunale di Perugia, chiamato a pronunciarsi dopo oltre cinque anni dai fatti.

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