In quel momento, quando quella telefonata non arriva e non puo’ arrivare, allora ecco che arriva la solitudine e senti che si moltiplica, osservando gli altri. E ti nasce pure la rabbia, l’ultimo stadio. Poi c’e’ il vuoto ed aspetti che passi il tempo,in attesa di un giorno nuovo.
La prima telefonata di lavoro, la prima corsa in campagna, il consiglio direttivo dell’associazione di cui fai parte, gli affetti inventati. Il circo insomma. Ma dopo la prima volta, te lo ricordi. Senza nessuno che ti cerca, perche’ ormai non esisti ma non perche’ sei brutto o cattivo, semplicemente perche’ e’ cosi: sei diventato trasparente, a volte rischi di sentirti completamente inutile per il mondo intero.
Ma poi ti correggi e riparti, con una sola parola in testa e nel cuore : la dignita’.
La dignita’ della solitudine. Chi e’ veramente solo, non ne parla. E’ un po’ come quando si incontra un anziano solo sempre sulla stessa strada, magari in salita. Ti accosti e gli chiedi se serve un passaggio. Le volte successive non lo dara’ mai per scontato. Aspettera’ sempre che tu glielo chieda. Ho letto in questi in giorni di sfoghi personali sulla solitudine e sulla fragilita’. Fragilita’ che coinvolge tutti noi e che sebbene io non sia uno psicopedagogo affermato, ho voluto leggere e capire libri del Prof. Vittorino Andreoli, per anni. Un fatto esclusivamente umano che nulla ha a che vedere con la comunicazione social di questi tempi e che anzi puo’ solo acuire, con la sua continua vetrina spiattellata a noi tutti.
E allora non comprendo. Non comprendo cosa c’entrino i commenti a supporto dei comunicatori decisivi nelle campagne elettorali, non comprendo le risposte ai giornali.
Ci si puo’ anche dimettere. Sarebbe un fatto umano. Reale. A prescindere dalle becere logiche delle percentuali, abbraccerei fisicamente con rispetto e gli onori la scelta. Senza esultare.
Rinvengo invece logiche comunicative, elettoralistiche, precisazioni ai giornali. Deluso, sono rimasto deluso e sorpreso, soprattutto nel leggere come soluzione “la cura e la tenerezza tra esseri umani”, anche per la nostra citta’.
Ma solo il 25 Dicembre (che per me e’ il Natale Cristiano) o anche durante l’anno. Anche quando si attaccava definendo la citta’ grigia e spenta. Quando si attaccano gli avversari politici. Quando il proprio capo di gabinetto si muove nell’odio.
Quando in quasi tutte le comunicazioni riferite all’amministrazione precedente lo si fa con livore, presa in giro o astio. La precedente amministrazione che, va ricordato, era fatta di PERSONE, con sentimenti, errori, sensi di colpa, FRAGILITA’. Allora la tenerezza, la cura e la comprensione dove erano? Nella derisione? Dove era la tenerezza? Lo voglio sapere.
E’ vero, e’ una societa’ dell’apparire, dei social, della comunicazione, del ben presentarsi, del ben vestirsi, del ben parlare, dove i contenuti e il fare, a volte, rimangono indietro rispetto al comunicato.
Concludo dicendo che se le parole che ho letto in questi giorni fossero vissute, sentite pienamente, non mi sarei aspettato un voler tornarci sopra, un voler apparire di nuovo. Altrimenti mi viene a mancare un po’ di genuinita’, di sincerita’.
Apprezzo lo sforzo personale, nel portare il dibattito – anche quello politico – sull’essere umano e sulle emozioni, purche’ non sia strumentalizzazione, alla ricerca di affetto politico e non dei cuori delle persone.
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