Da Perugia ad Assisi, è partita la marcia per la pace e la fraternità [FOTO, VIDEO E INTERVISTE]

Da Perugia ad Assisi, è partita la marcia per la pace e la fraternità

In migliaia al corteo “Imagine all the people”

È partita da Perugia la Marcia della pace e della fraternità PerugiAssisi 2025, intitolata “Imagine all the people”, un richiamo al celebre brano di John Lennon e al sogno universale di una convivenza pacifica tra i popoli. Migliaia di persone si sono messe in cammino dal capoluogo umbro verso Assisi, dove l’arrivo del corteo è previsto nel pomeriggio.

Una folla multicolore, tra bandiere arcobaleno e drappi con i colori della Palestina, ha dato vita a una delle edizioni più partecipate degli ultimi anni. In testa al lungo serpentone, lo striscione con la parola “Fraternità” apre il cammino simbolico verso la città di San Francesco, da sempre epicentro del messaggio di pace e dialogo.

Alla manifestazione hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni, tra cui la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, il presidente della Provincia di Perugia Massimiliano Presciutti e la sindaca del capoluogo umbro Vittoria Ferdinandi. Presenti anche numerosi leader politici, associazioni, movimenti, studenti e semplici cittadini giunti da tutta Italia per condividere un messaggio di solidarietà e di pace in un momento segnato da guerre e tensioni internazionali.

“Questa nostra marcia – ha detto la Presidente della Regione Umbria Stefania Proietti – deve essere la somma di tutte quelle piazze straordinarie che hanno dato un contributo determinante a un primo passo verso la firma della pace in Palestina. Grazie a voi che venite e partecipate a questa manifestazione, partendo da Perugia, da Assisi e dall’Umbria, insieme possiamo cambiare il mondo. Perché quando i nostri governi vedono le persone che si riversano nelle piazze, i giovani e anche coloro che magari non fanno attività politica per dire che la pace è l’unico metodo per risolvere le controversie internazionali e per difendere l’articolo 11 della nostra Costituzione che recita “l’Italia ripudia la guerra”, e sono chiamati a dare una risposta chiara e schierarsi. La speranza che deriva dal popolo della pace che manifesta pacifico nelle piazze ha avuto un ruolo e ha dato un contributo determinante. Con voi noi marciamo e marciamo perché non ci siano più vittime, non ci siano più guerre”.

Tra le voci che si sono levate lungo il percorso, quella della relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, che ha criticato con forza il piano di pace proposto da Donald Trump e Benjamin Netanyahu, definendolo “un progetto con troppi assenti, a cominciare dai palestinesi”.

Albanese ha denunciato la situazione di Gaza, descrivendola come “il risultato di un piano deliberato di distruzione”, sottolineando la necessità di ricostruire non solo le città ma anche “l’anima di un popolo ferito”.

Riferendosi alle parole della premier Giorgia Meloni, che ha attribuito a Trump il merito dell’attuale accordo, la relatrice Onu ha osservato che “una pace senza diritti non può durare”, sostenendo che la vera fine della violenza non può essere raggiunta ignorando giustizia e libertà.

“E’ un’immagine stupenda questo mare che difende l’umanità. Grazie Perugia, non sei stata mai così bella”. Così la sindaca Vittoria Ferdinandi ha salutato i partecipanti alla Marcia PerugiAssisi 2025 in partenza da Borgo XX Giugno. Presenti con lei anche i componenti della giunta, la presidente del Consiglio comunale Elena Ranfa e numerosi consiglieri.

La prima cittadina ha preso la parola sul palco all’uscita da Porta San Girolamo. Sono intervenuti anche il sindaco di Assisi Valter Stoppini, il sindaco di Betlemme Maher Nicola Canawati, il presidente della Provincia Massimiliano Presciutti, la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, l’arcivescovo di Perugia Ivan Maffeis, il presidente di Legacoop Simone Gamberini, Snizhana Shaluhin (Ucraina), Monicah Malith (Sud Sudan), Lam Magok (Libia) e Cristina Palomba dei Giovani Costruttori di Pace.

“Per me è il primo anno da sindaca alla Marcia della Pace, a cui ho preso parte per la prima volta quando non avevo neanche sei anni – ha esordito la Ferdinandi -. Essere qui in rappresentanza di una istituzione per me significa dirvi, con profonda emozione, grazie per continuare a resistere e a difendere l’umanità e la fraternità di cui la nostra città e l’Umbria sono terre di messaggio”. “Voglio ringraziare – ha continuato la sindaca – tutte le persone che oggi si sono svegliate all’alba per raggiungerci da ogni parte d’Italia, gli studenti che hanno preparato gli striscioni e i volantini, le scuole e le università per questo che è un grande atto di resistenza alla logica della guerra e della disumanità. Grazie dal profondo a voi giovani, coloro che avevamo condannato alle trincee della solitudine, del virtuale, dell’individualismo. Grazie per essere scesi in piazza in queste settimane a ricordarci che sotto le bombe di Gaza stava morendo anche la nostra coscienza collettiva, ferita dall’immobilismo e dalla rassegnazione. Allora vi dico, dalla marcia fondata da Aldo Capitini, che la pace è troppo importante per lasciare che a occuparsene siano solo i potenti. La pace devono tornare a farla i popoli. I popoli sanno che la pace sono i bambini che vanno a scuola, non le 200 scuole distrutte a Gaza; la pace è dare pane a chi ha fame, non usare la fame come un’arma per la morte. La pace è sapere che, quando il diritto internazionale è ridotto a un optional, ad essere ferito non è solo un popolo, ma le nostre democrazie”.

Ferdinandi ha concluso ringraziando “tutte le sindache e i sindaci d’Italia che hanno scelto di essere qui al nostro fianco. Noi curiamo la vita che è indispensabile a costruire la pace e il futuro dell’umanità”.

Infine, Flavio Lotti, presidente della Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace, ha chiesto un minuto di riflessione. “Non possiamo cominciare questa marcia senza chiedere perdono – ha detto -. Non abbiamo fatto il necessario per impedire che morissero tanti bambini. Per questo chiudiamo gli occhi e dedichiamo il nostro pensiero più profondo a tutte le vittime della crudeltà ricordando che a uccidere sono soprattutto la povertà e le ingiustizie”.

“Usciamo da un weekend lungo di dialogo sulla pace – ha detto Presciutti – che ci ha portati ad un impegno civile, morale, etico e politico nel senso più alto del termine.  Il dialogo e il confronto sono le nostre armi più potenti così come le bandiere che in molti paesi del mondo non è concesso sventolare e che sono, invece, un segno bellissimo di libertà.  Buona marcia a tutti! E da domani rimettiamoci in cammino in tutti gli 8.000 municipi d’Italia,
facciamo vedere che questo impegno prosegue, perché è dal basso che si costruisce la pace, con i piccoli grandi gesti quotidiani che ognuno di noi è capace di fare.  Sono importanti le cose che si fanno con la mente e con il cuore. Grazie a tutti per essere qui e buona marcia”.

La marcia, secondo Albanese, rappresenta “un gesto concreto di partecipazione e consapevolezza collettiva”, un momento in cui “tante donne e uomini scelgono di esserci, con il corpo e con l’anima, per riaffermare che la pace non è solo assenza di guerra ma presenza di diritti e giustizia”.

Il presidente della Fondazione PerugiAssisi, Flavio Lotti, ha definito la giornata “un’occasione per riscoprire la bellezza della fraternità e del camminare insieme”. Ha ricordato che la pace “richiede un impegno quotidiano, fatto di scelte e responsabilità condivise”, invitando a trasformare l’energia della marcia in azione concreta per ricostruire “una cultura e una politica di pace”.

Tra i partecipanti anche il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che ha definito la marcia “uno squarcio di luce in un momento di buio”, sottolineando la speranza che nasce “dal primo passo verso la pace in Palestina e dal popolo della pace che, con la propria presenza nelle piazze, ha dato un contributo determinante a questo processo”. Conte ha ricordato come “ogni volta che i governi vedono persone, giovani e cittadini comuni, riversarsi nelle piazze, comprendono che c’è un desiderio profondo di rispetto della Costituzione e del suo articolo 11, che indica la pace come unico strumento per risolvere le controversie internazionali”. Ha poi aggiunto che “si marcia per le vittime delle guerre e delle crudeltà, perché non ce ne siano più”.

La PerugiAssisi 2025 si conferma così non solo una manifestazione simbolica, ma un grande momento di riflessione collettiva in un tempo in cui i conflitti continuano a scuotere il mondo, da Gaza all’Ucraina, dal Sudan ad altre terre martoriate. Un cammino di speranza, per immaginare — e costruire — un futuro di pace.

L’assessore alla Pace della Regione Umbria, Fabio Barcaioli, ha sottolineato quanto sia essenziale partecipare alla Marcia della Pace Perugia-Assisi, in un mondo segnato da conflitti, logiche di profitto e da una profonda indifferenza verso il dolore dei più vulnerabili: “Essere qui significa affrontare la realtà delle guerre che colpiscono civili, bambine e bambini, uomini e donne in ogni continente. Nel mondo sono attivi oggi 56 conflitti e, tra questi, quello palestinese è segnato da un genocidio che richiede forza, determinazione e attenzione da parte di chiunque voglia difendere la vita e i diritti delle persone. Significa non voltarsi dall’altra parte davanti alla fame, alle malattie, alle bombe, alla distruzione di intere comunità. Significa pensare all’Ucraina, al Sud Sudan e a tutti coloro che vivono conflitti meno mainstream ma altrettanto devastanti”.

L’assessore ha ricordato l’importanza di esercitare un pensiero critico, spesso smorzato dall’indifferenza della società: “Essere presenti oggi è un impegno morale. Chi tace di fronte alla guerra e di tutte le ingiustizie diventa complice del dolore che si infligge. La pace è un atto quotidiano che richiede attenzione e la capacità di costruire ponti tra popoli e culture diverse. La pace è agire nel rispetto del diritto internazionale e delle risoluzioni dell’Onu. A 80 anni dalla tragedia di Hiroshima e Nagasaki, investire nella spesa al riarmo non può continuare a essere la priorità per gli stati”.

Barcaioli ha richiamato le radici profonde della pace in Umbria, da Aldo Capitini a San Francesco, sottolineando che la vera civiltà si misura nella capacità di vivere con empatia, altruismo. La Regione Umbria conferma con la partecipazione dell’assessore il suo impegno a promuovere la cultura della pace, l’educazione alla convivenza civile e la diffusione dei valori universali della cooperazione e del rispetto del diritto internazionale, principi che devono guidare le azioni quotidiane di cittadini e istituzioni, in Umbria e oltre i confini nazionali.


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