Dalle carte della procura di Perugia emergono nuovi dettagli sulle presunte truffe informatiche legate al ragazzo: 46 schede acquistate in cinque giorni tra Chieti e Milano
Da Bolzano a Paola, da Novara a Biella. E poi Taranto, Modena, Latina, Teramo e Savona. È verso le procure di mezza Italia che presto – come scrive la Tgr Umbria – partiranno alcune carte dell’indagine sulla morte di Andrea Prospero, lo studente abruzzese trovato cadavere in una casa vacanze di Perugia il 29 gennaio scorso.
Se l’inchiesta sul suicidio del diciannovenne si avvia ormai verso il patteggiamento chiesto dal 18enne romano accusato di istigazione, resta aperto il fascicolo sullo spaccio di farmaci con cui Prospero si è tolto la vita. In questa parte dell’inchiesta sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati anche lo stesso Volpe, accanto al diciottenne di Afragola già sotto accusa dall’inizio.
C’è poi un terzo capitolo, quello delle presunte truffe informatiche, destinato a finire per competenza territoriale in altri uffici giudiziari. A guidare gli investigatori su questa pista sono state le 46 SIM trovate accanto al corpo di Prospero: schede intestate a ignari prestanomi o a persone inesistenti, acquistate tutte tra il 23 giugno 2023 e il 20 giugno 2024, in soli due punti vendita – uno a Chieti Scalo e l’altro a Milano – come hanno ricostruito la Polizia Postale e la Squadra Mobile di Perugia.
Seguendo le tracce lasciate da quelle SIM sul web, gli investigatori hanno collegato il materiale a nove denunce per truffe presentate in varie città italiane nel 2024. Raggiri messi in atto attraverso falsi annunci di vendita di telefoni cellulari, fotocamere e persino orologi, con un bottino di diverse migliaia di euro.
I soldi, secondo gli atti, sarebbero transitati su una sorta di “contabilità occulta” gestita da Prospero tramite conti in bitcoin e due carte di credito acquistate online: una intestata a un operaio ligure, l’altra a un’identità fittizia. Da uno di quei conti sarebbero usciti anche i mille euro con cui a dicembre il ragazzo aveva pagato l’affitto dell’appartamento di via del Prospetto, lo stesso in cui ha messo fine alla sua vita dopo aver ingerito psicofarmaci e oppiacei.

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