La famiglia di Andrea Prospero chiede giustizia in aula

La famiglia di Andrea Prospero chiede giustizia in aula

L’udienza davanti al gup segna un passo cruciale nel processo

L’udienza di oggi davanti al giudice per l’udienza preliminare segnerà un punto chiave nella vicenda della morte di Andrea Prospero, il diciannovenne di Lanciano trovato senza vita a fine gennaio in una stanza presa in affitto vicino al suo studentato perugino. I familiari del ragazzo, assistiti dagli avvocati Francesco Mangano e Carlo Pacelli, hanno annunciato che si costituiranno parte civile nel procedimento contro il diciottenne romano accusato di aver istigato o favorito il gesto estremo compiuto dal giovane.

L’imputato, che all’inizio doveva affrontare un giudizio immediato, ha scelto – come scrive L.F. su La Nazione – la via del patteggiamento, chiedendo di definire la sua posizione con due anni e mezzo di lavori socialmente utili. La richiesta è stata accolta dalla Procura della Repubblica di Perugia, come si apprende dal comunicato diffuso dalla stessa Procura di Perugia, fonte della notizia.

Secondo le indagini, coordinate dagli inquirenti umbri, Andrea Prospero avrebbe assunto un mix di farmaci oppioidi e tranquillanti dopo una serie di scambi in chat con il coetaneo accusato, che non avrebbe tentato di fermarlo ma, al contrario, lo avrebbe guidato nei passaggi finali. Ricostruzioni investigative indicano che il ragazzo, durante la conversazione, avrebbe addirittura suggerito modalità per aumentare l’effetto dei farmaci, consigliando l’aggiunta di alcolici.

La chat, interrotta bruscamente la mattina del 24 gennaio, testimonia una dinamica tragica: in quella fase si aggiunse anche un terzo interlocutore, ignaro dell’imminente dramma, che venne presto avvisato con un messaggio ormai divenuto agghiacciante—«stai parlando con un morto». Dopo quel momento, Andrea non rispose più.

Nei minuti successivi i due rimasti in contatto si confrontarono sull’ipotesi di chiamare i soccorsi, ma decisero di non farlo, temendo complicazioni personali. Cinque giorni più tardi, il 29 gennaio, il corpo di Andrea fu scoperto sul letto della stanza presa online, poco distante dalla sua residenza universitaria.

Quel ritrovamento aprì uno squarcio sul mondo virtuale in cui si era consumata la tragedia: chat anonime, sim card intestate falsamente, telefoni e canali digitali attraverso cui, secondo gli investigatori, è possibile procurarsi con facilità ricette mediche contraffatte e pillole non tracciate. Un sottobosco di illegalità informatica ancora in parte da chiarire, su cui la magistratura perugina ha avviato ulteriori accertamenti.

Durante l’udienza odierna, i familiari di Andrea—genitori, fratelli e sorella—saranno presenti in aula per sostenere la loro richiesta di giustizia. Se il gup dovesse confermare il patteggiamento, l’imputato dovrà svolgere lavori socialmente utili per trenta mesi, misura che la famiglia considera insufficiente rispetto alla gravità morale dell’accaduto.

La vicenda di Andrea Prospero, divenuta simbolo di fragilità digitale e isolamento giovanile, interroga ancora una volta la capacità delle istituzioni di vigilare sugli spazi online dove adolescenti e giovani adulti si muovono senza protezione. In questo contesto, la Procura di Perugia sottolinea la necessità di rafforzare gli strumenti di controllo e prevenzione, soprattutto nelle piattaforme di messaggistica prive di moderazione.

Il processo di oggi, pur rappresentando un passaggio formale, ha un peso umano fortissimo per chi l’ha visto spegnersi a soli diciannove anni, in una camera che doveva accoglierlo per studiare e non per morire. E per una famiglia che, da quel giorno, lotta non solo per una condanna penale, ma per tenere viva la memoria di Andrea come monito contro l’indifferenza digitale e l’incoscienza in rete.

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