Regione, Comune, Sant’Egidio e Consorzio Abn uniti per pace
A Palazzo Donini, sede della Giunta regionale dell’Umbria, è stato siglato il Protocollo di Collaborazione per dare avvio a un progetto di accoglienza e integrazione rivolto a nuclei familiari in arrivo dalla Striscia di Gaza, in fuga dalle conseguenze della guerra. L’iniziativa, presentata nel corso di un incontro istituzionale a Perugia, nasce a partire dall’esperienza della prima famiglia già ospitata nei mesi scorsi, ponendo ora basi strutturate per estendere il modello anche ad altri casi futuri.
A sottoscrivere l’accordo sono stati l’assessore regionale al Welfare, Pace e Cooperazione internazionale Fabio Barcaioli, l’assessora comunale alle Politiche sociali e Pari opportunità Costanza Spera, il rappresentante della Comunità di Sant’Egidio Luciano Morini e il presidente del Consorzio Abn a&b Network Sociale Roberto Leonardi. La firma sancisce un’alleanza tra istituzioni pubbliche, associazioni e realtà del terzo settore, con l’obiettivo di costruire un percorso innovativo di solidarietà.
Il progetto parte dalla consapevolezza della drammatica condizione umanitaria nella regione mediorientale. Il protocollo definisce un percorso sperimentale di accoglienza integrata, della durata di dodici mesi prorogabili, compreso tra settembre 2025 e settembre 2026. Sono previsti sostegno abitativo, inserimento scolastico, formazione linguistica e civica, percorsi di inserimento lavorativo, oltre a un accompagnamento sociale ed educativo. Un ruolo centrale sarà riservato ad attività di inclusione comunitaria, volte a favorire relazioni di vicinanza e partecipazione.
La Regione Umbria si impegnerà a garantire il coordinamento istituzionale e la copertura delle spese relative all’alloggio; il Comune di Perugia curerà i collegamenti con i servizi scolastici, sanitari e sociali; il Consorzio Abn avrà la gestione operativa dei percorsi di accoglienza e lavoro; la Comunità di Sant’Egidio offrirà sostegno relazionale e promuoverà la costruzione di reti comunitarie. Come riferito da Agenzia Umbria Notizie (AUN), tale impostazione punta a rappresentare un modello replicabile anche in altri contesti.
Durante l’incontro, l’assessore Barcaioli ha rimarcato come l’accordo costituisca «un punto di partenza» da ampliare con il coinvolgimento di nuove organizzazioni come Anci e Forum del Terzo Settore, ribadendo il dovere della comunità internazionale di opporsi al genocidio in atto e di garantire prospettive di vita dignitosa a chi fugge dal conflitto. Ha aggiunto che «l’Umbria non intende voltarsi dall’altra parte, ma aprire spazi concreti di accoglienza e futuro».
Anche l’assessora Spera ha sottolineato la valenza politica e sociale del documento, ricordando come la scelta del Comune voglia rappresentare «un segnale di apertura e di testimonianza» davanti a una tragedia che colpisce civili inermi. Ha annunciato l’impegno dell’amministrazione nel fornire ogni supporto utile affinché i progetti di vita dei nuovi arrivati possano tornare a poggiare sulla dignità e sul rispetto delle persone.
Il responsabile della Comunità di Sant’Egidio, Luciano Morini, ha parlato di un «piccolo tassello di pace» costruito in Umbria, utile a contrastare il clima di rassegnazione e a riaffermare che convivenza e pace tra culture diverse sono possibili. Secondo Morini, «la guerra a pezzi si affronta realizzando piccoli gesti concreti di riconciliazione».
Il presidente Leonardi ha infine ricordato che ogni attore sociale è chiamato a dare il proprio contributo, secondo le competenze e le risorse disponibili, per favorire percorsi di sostegno a chi ha perso casa e sicurezza.
Il protocollo prevede la creazione di un tavolo di coordinamento inter-istituzionale con il compito di monitorare lo sviluppo del progetto, valutarne i risultati e raccogliere buone pratiche utili a future iniziative. L’accordo, nel suo complesso, rappresenta un passo significativo nelle politiche di solidarietà internazionale e negli impegni di pace che l’Umbria porta avanti insieme ad amministrazioni locali, enti del terzo settore e comunità religiose.
Con la firma del documento, le istituzioni regionali e cittadine, insieme ai partner della società civile, intendono lanciare un messaggio chiaro: accogliere chi fugge dalla guerra è una scelta di responsabilità collettiva e una testimonianza concreta che, anche da un territorio come l’Umbria, può nascere un segnale di pace capace di valicare i confini.

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