Misure di sicurezza psichiatriche: l’appello di una madre per la figlia

Rems Umbria approvata mozione per nuova struttura regionale

Una ragazza di vent’anni con gravi problemi psichiatrici rischia di restare senza cure

Un caso umano complesso che scuote le coscienze. Al centro, la vita di Asia, una giovane di vent’anni affetta da gravi disturbi psichiatrici e con una storia di tossicodipendenza. La sua situazione è precipitata a tal punto da richiedere un intervento immediato per garantire non solo la sua incolumità, ma anche quella dei suoi familiari. La madre, Francesca Basilici, si è fatta portavoce di un appello che riflette il dramma di tante famiglie lasciate sole ad affrontare il peso della malattia mentale.

Il 14 novembre 2024, il Tribunale di Terni ha riconosciuto l’assoluzione di Asia per vizio totale di mente, disponendo per lei una misura di sicurezza non detentiva: la libertà vigilata in una comunità terapeutica per un anno. Tuttavia, il quadro clinico della ragazza si è aggravato, portando a comportamenti pericolosi per sé e per gli altri. A seguito di ciò, il Magistrato di Sorveglianza di Spoleto ha modificato la misura, ordinando il ricovero in una REMS (Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza) per la durata di un anno.

Qui è iniziato un vero e proprio calvario burocratico. Nonostante l’ordinanza, l’ASL Umbria 2 non ha ancora attivato il trasferimento. La REMS individuata, quella di Volterra, ha negato l’accoglienza per mancanza di posti disponibili. Asia, in questo limbo istituzionale, è rimasta ricoverata presso l’Ospedale di Terni, senza la necessaria tutela e in una condizione di grave pericolo, sia per sé stessa che per la collettività.

Ma la situazione è ulteriormente precipitata: nella notte, Asia si è nuovamente allontanata dall’Ospedale di Terni, facendo perdere le proprie tracce. Al momento, la giovane si trova alla mercé di sé stessa e dei suoi sfruttatori, in uno stato di totale abbandono istituzionale, esposta a gravissimi rischi per la propria salute fisica e mentale.

Dietro a questi numeri e a queste procedure, c’è una famiglia in profonda difficoltà. Francesca Basilici, vedova e con una figlia minore di sette anni a cui badare, non può più gestire da sola la situazione. La sua richiesta di aiuto è l’eco della disperazione di chi vede la salute e la sicurezza dei propri cari appese a un filo, in attesa di una risposta che tarda ad arrivare.

Un barlume di speranza si è acceso con l’individuazione di una possibile struttura alternativa in grado di accogliere Asia: la “EmmeDue RSA – Comunità Alloggio” a Sessa Aurunca. Alla struttura è stata inviata una richiesta formale e urgente per valutare l’accoglienza della giovane.

La speranza è che la struttura valuti rapidamente il caso clinico di Asia e, se ritenuta idonea, ne comunichi la disponibilità alle autorità sanitarie e giudiziarie competenti. L’obiettivo è duplice: garantire finalmente l’esecuzione della misura di sicurezza disposta dal Tribunale e, allo stesso tempo, assicurare ad Asia il percorso di cura, recupero e protezione di cui ha disperatamente bisogno. La sua giovane età e il suo profilo clinico richiedono un intervento urgente e mirato.

Il caso solleva interrogativi cruciali, scrive l’avvocato Valeria Passeri, legale della madre di Asia, sulla gestione delle misure di sicurezza psichiatriche in Italia. Cosa accade quando le strutture preposte non hanno la capacità di accogliere chi ne ha bisogno? Le famiglie e i pazienti vengono lasciati in una zona d’ombra, dove il diritto alla salute e alla sicurezza, sancito dalla Costituzione, rischia di rimanere lettera morta.

L’appello di Francesca Basilici non è solo per sua figlia, ma per tutti coloro che affrontano un’analoga battaglia silenziosa contro la malattia mentale e l’inerzia burocratica. È una richiesta di dignità, tutela e futuro possibile, anche per le persone più fragili.

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