Referendum flop storico, la sinistra incassa un duro colpo

Referendum flop storico, la sinistra incassa un duro colpo

Squarta: “Fallito tentativo di sfratto al Governo Meloni”

Referendum abrogativo fallito: l’assenza massiccia degli elettori alle urne ha segnato un punto fermo nel dibattito politico, certificando il mancato raggiungimento del quorum e segnando una sconfitta per le forze che avevano promosso la consultazione. L’esito della giornata elettorale si è trasformato in un boomerang per la sinistra, che puntava a un risultato capace di scalfire la tenuta dell’attuale Esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

Secondo l’europarlamentare Marco Squarta, esponente di Fratelli d’Italia e voce critica nei confronti del centrosinistra, l’esito del referendum rappresenta non solo un fallimento strategico per le opposizioni, ma anche la fine di una certa narrazione politica fatta di allarmismi e slogan privi di sostanza.

“Doveva essere una notifica di sfratto per il Governo”, afferma Squarta, ma il risultato ha invece confermato la solidità della maggioranza e la sua legittimazione politica. Per l’esponente umbro, l’astensione degli elettori non è stata un segnale di disinteresse, bensì una scelta lucida e motivata, radicata nella consapevolezza che il referendum non avrebbe portato a soluzioni concrete.

Il mancato raggiungimento del quorum è stato letto in ambienti di centrodestra come la fine di una stagione referendaria strumentale, dove la piazza e la propaganda mediatica sostituiscono il confronto parlamentare. Squarta sottolinea come il contesto attuale, soprattutto in tema di lavoro, richieda riforme mirate e ragionate, non strumenti populisti o scorciatoie istituzionali.

Nel merito, il parlamentare europeo rimarca la trasformazione radicale del mondo del lavoro, che oggi non può più essere gestito con strumenti normativi appartenenti a un’altra epoca. Secondo Squarta, le imprese devono poter operare in un contesto normativo favorevole, che consenta investimenti, crescita e una riduzione del costo del lavoro. Solo così, aggiunge, sarà possibile innescare un meccanismo virtuoso che porti all’aumento dei salari e a una maggiore stabilità occupazionale.

L’affondo alla sinistra è netto: prima, dice, promuove leggi discutibili che irrigidiscono il mercato; poi, una volta evidenziate le criticità, chiede ai cittadini di cancellarle tramite referendum. Un comportamento che Squarta definisce contraddittorio e politicamente irresponsabile, in quanto tende a spostare il dibattito su un piano tecnico che non può essere ridotto a uno scontro ideologico.

Altro punto critico segnalato dall’europarlamentare è la gestione della campagna referendaria. Secondo lui, i promotori avrebbero diffuso messaggi fuorvianti, presentando la consultazione come decisiva per il futuro democratico del Paese. In realtà, osserva, il mancato raggiungimento del quorum ha dimostrato che gli italiani non si sono lasciati impressionare da prospettive catastrofiche, ma hanno fatto prevalere un approccio più sobrio e razionale.

Squarta ribadisce inoltre la piena legittimità dell’astensione in un referendum abrogativo, sancita dalla nostra Carta costituzionale. Una posizione che, a suo dire, è stata spesso criminalizzata dal fronte progressista, il quale ha tentato di delegittimare chi ha scelto di non votare. E invece, precisa, proprio la Costituzione riconosce il diritto dei cittadini a non partecipare a una consultazione, facoltà che può assumere un valore politico altrettanto forte rispetto al voto espresso.

Nel commentare il risultato, Squarta rileva come l’ampia astensione sia stata un segnale di sfiducia verso un certo modo di fare opposizione, basato più sul clamore mediatico che sul lavoro parlamentare. Il tentativo di usare il referendum come leva contro il Governo si è rivelato un errore tattico, che ha messo in luce la distanza tra le forze progressiste e la sensibilità reale degli elettori.

Il risultato del referendum, quindi, si traduce per Squarta in un consolidamento del Governo in carica e in un invito a riportare la discussione sui temi del lavoro, dell’impresa e della crescita economica dentro i confini istituzionali del Parlamento. È lì, sottolinea, che si devono trovare soluzioni concrete per i problemi che affliggono lavoratori e aziende, evitando scorciatoie e semplificazioni.

Nel concludere, l’eurodeputato afferma che il verdetto popolare è chiaro: gli italiani hanno scelto di non prestarsi a un’operazione politica che, nelle intenzioni, mirava a delegittimare il Governo, ma che nei fatti ha finito per screditare chi l’ha promossa. A uscire sconfitta, oltre alla proposta referendaria, è una visione politica incapace di intercettare i bisogni reali del Paese.

1 Commento

  1. A mio avviso, chi ne esce con le “ossa rotte” è Landini che puntava sul referendum più che altro come banco di prova per le sue ambizioni politiche.

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