Dissesto: l’Aula vota il piano per le rupi di Orvieto e Todi

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La maggioranza approva il piano per la sicurezza in Umbria

PERUGIA, 19-02-2026– L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato, con il sostegno compatto degli undici rappresentanti della coalizione di governo, un provvedimento d’urgenza volto a fronteggiare la vulnerabilità del suolo che minaccia due dei borghi più iconici del patrimonio nazionale, come riporta il comunicato del Consiglio Regionale Umbria. L’iniziativa, promossa da Letizia Michelini (Pd) e sostenuta dai gruppi di maggioranza, punta a ottenere dal Governo centrale stanziamenti strutturali e non più puramente emergenziali. La seduta a Palazzo Cesaroni è stata però segnata da una tensione procedurale rilevante: le forze di opposizione hanno scelto di non partecipare alla votazione, restando fisicamente in Aula ma rifiutando di avallare un atto che, a loro dire, ha bypassato il confronto necessario con gli amministratori locali interessati.

Il fulcro dell’atto approvato risiede nella necessità di superare la logica del “pronto soccorso” idrogeologico. La mozione impegna la Giunta regionale a esercitare un pressing costante sulle istituzioni nazionali affinché vengano accolti gli emendamenti al Senato per il ripristino delle leggi speciali. Si chiede, in sostanza, un finanziamento pluriennale che permetta di mappare i rischi in modo scientifico e di riattivare l’Osservatorio della Rupe. Questo organismo è considerato vitale per il controllo costante delle pendici, specialmente dopo i fenomeni meteorologici estremi degli ultimi anni che hanno messo a dura prova la tenuta dei versanti. Il piano mira a ripristinare le reti di sensori e ad ammodernare la strumentazione tecnologica per garantire un sistema di allerta rapido ed efficace, capace di proteggere non solo i monumenti, ma anche l’incolumità dei residenti.

La frattura politica si è consumata sulla richiesta, avanzata da Donatella Tesei (Lega), di rinviare la discussione in Commissione per dare voce ai sindaci di Orvieto e Todi. L’opposizione ha interpretato la fretta della maggioranza come una sgrammaticatura istituzionale, denunciando l’assenza di un dialogo preventivo con chi gestisce quotidianamente le criticità del territorio. Letizia Michelini ha difeso la scelta della rapidità, sostenendo che l’urgenza del tema non permettesse ulteriori rinvii, pur impegnandosi a convocare i primi cittadini subito dopo il voto. Da parte di Eleonora Pace (FdI) e Laura Pernazza (FI), hanno ribadito che una mozione definita “zoppa” nel metodo rischia di indebolire la forza della richiesta politica umbra nei confronti di Roma.

A questo punto è intervenuto l’assessore regionale Thomas De Luca, il quale ha ricordato come l’esecutivo non sia rimasto inerte durante i primi mesi della legislatura. De Luca ha citato l’accordo di programma siglato lo scorso dicembre con il Ministero dell’Ambiente, che ha permesso di sbloccare circa tre milioni di euro fermi dal 2020. Queste risorse sono già state ripartite con precisione: 1,65 milioni di euro destinati a Orvieto e 1,35 milioni per Todi. L’assessore ha sottolineato che si tratta di un primo passo fondamentale per mettere “a terra” interventi di manutenzione che attendevano da anni una copertura finanziaria certa, evidenziando come la collaborazione con i Comuni sia stata costante sul piano operativo, nonostante le divergenze politiche emerse in Aula.

La sfida per il futuro si gioca ora sulla creazione di un coordinamento stabile tra Regione, municipalità ed enti di ricerca universitari. La mozione sollecita la sigla di un nuovo Protocollo d’Intesa che garantisca continuità e competenza nella gestione delle rupi. Si punta a una visione unitaria che comprenda non solo la messa in sicurezza delle pareti rocciose, ma anche la manutenzione ordinaria delle canalizzazioni e il controllo degli affioramenti idrici, spesso causa silente di lesioni agli edifici storici. La maggioranza ha ribadito che la salvaguardia di Orvieto e Todi rappresenta una priorità assoluta dell’agenda politica regionale, un investimento strategico che non può più dipendere da stanziamenti spot ma che richiede una regia ferma e risorse garantite per l’intero decennio a venire.

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