Ponte San Giovanni soffoca grido d’allarme del Comitato Cittadino

Ponte San Giovanni soffoca grido d'allarme del Comitato Cittadino

La fisica urbana non perdona: quando la densità di traffico supera il limite critico, la città collassa

A lanciare l’allarme è Paolo Palmerini, segretario del Comitato “Chi salverà Ponte San Giovanni”, che prende spunto dalle parole della divulgatrice scientifica Gabriella Greison per descrivere una situazione divenuta insostenibile. Non è questione di cattiva educazione stradale, né di cattiva gestione amministrativa. È fisica pura: quando la densità supera la soglia critica, il tempo si deforma, lo spazio smette di funzionare.

Il Paradosso di 20.000 Abitanti Intrappolati

Ponte San Giovanni, che comprende Collestrada, Balanzano e Pieve di Campo, è il quartiere più popoloso del Comune di Perugia con circa 20.000 abitanti. Eppure, nonostante sia il cuore pulsante della mobilità umbra e italiana, è divenuto una sorta di “cassa di espansione involontaria” per i flussi viari regionali e nazionali.

Come spiega Palmerini riprendendo il paradigma di Greison: il mare redistribuisce l’energia delle onde, non l’accumula nello stesso punto fino a soffocare. Le città invivibili, invece, fanno l’opposto. Accumulano persone, attività, rumore e flussi negli stessi nodi, poi si stupiscono quando lo stress esplode in coda, smog e paralisi.

Settant’Anni di Non-Visione

Da qui nasce la vera critica di Palmerini: la visione strategica è mancata.

L’urbanizzazione del dopoguerra e l’espansione degli anni Sessanta e oltre si sono accompagnate sì a grandi opere infrastrutturali — l’E45, il Quadrilatero verso l’Adriatico, il raccordo RA06 che collega Perugia all’A1 — ma senza una regia unitaria, senza programmazione strutturale, senza prospettiva.

Ogni soggetto attuatore ha agito isolatamente, estemporaneamente. Non è bastato costruire strade: occorreva pensare la città come un sistema coerente, come facevano i Romani che “guardavano all’essenziale, senza però tralasciare i territori strategici”.

Il Nodo di Perugia: Grande Opera Nazionale Rimasta Incompiuta

Per Palmerini, la soluzione c’è e ha un nome: il Nodo di Perugia, definito come “Grande Opera di Interesse Nazionale”. È l’anello mancante nel sistema delle arterie già realizzate, l’infrastruttura che avrebbe dovuto essere costruita da decenni ma che rimane prigioniera di ritardi progettuali e finanziari.

Il “Nodino” — il primo tratto già progettato in modo definitivo — avrebbe dovuto risolvere il punto più critico dell’E45, proprio a ridosso di Collestrada, Ponte San Giovanni e Balanzano. Eppure rimane sulla carta.

Palmerini non nasconde il realismo: la mobilità alternativa (ferro pubblico, trasporti merci su rotaia, mobilità dolce) è da perseguire. Ma i finanziamenti per le infrastrutture ferroviarie umbre “non sono previsti, se non per interventi interni alla regione”. Non basta il modesto adeguamento dello svincolo tra E45 e RA06.

Il Prezzo Lo Pagano i Cittadini

Il quadro è impietoso: cittadini, utenti della strada, amministratori locali e nazionali — tutti vedono il caos. Ma il prezzo lo pagano soprattutto gli abitanti di Ponte San Giovanni, Balanzano e Collestrada, trasformati loro malgrado in “casse di espansione” di un fiume di auto e tir.

Il diritto alla circolazione e alla vivibilità non è più garantito. E in primo luogo, il bene primario — la salute delle persone — è “gravemente messa in discussione” dall’inquinamento, dallo stress, dalla paralisi quotidiana.

La Rivendicazione

Per Palmerini e il suo Comitato, la richiesta è semplice e radicale: porre rimedio al caos urbano e stradale, normalizzare il diritto di vivere nella propria città, assicurare oggi e nel tempo un’esondazione controllata dei flussi, in primis per tutelare la salute.

Non è nostalgia per uno spazio perduto. È l’applicazione della fisica urbana: il traffico non si autoregola da solo, come il mare. Serve la volontà di ridisegnare il sistema. Serve il Nodo di Perugia. Serve subito.

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