Cassazione, condanna definitiva per Amanda Knox per calunnia

La Cassazione conferma i tre anni di reclusione

Cassazione, condanna definitiva per Amanda Knox per calunnia

Cassazione, condanna definitiva per Amanda Knox per calunnia

Cassazione – La Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna a tre anni di reclusione per Amanda Knox per calunnia nei confronti di Patrick Lumumba, nell’ambito del processo sull’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto a Perugia il 1° novembre 2007. La cittadina americana non era presente in aula per l’udienza finale, avendo già scontato la pena durante la detenzione in Italia prima della sua assoluzione definitiva per l’omicidio della studentessa inglese.

Diversa la posizione di Patrick Lumumba, che ha seguito l’udienza in aula. Il suo legale ha ribadito i danni morali ed economici subiti dal suo assistito a causa della falsa accusa. Lumumba, all’uscita dal tribunale, ha commentato: “Amanda ha sbagliato e questa condanna la deve accompagnare per tutta la vita. Ho sempre creduto nella giustizia italiana”.

I difensori di Amanda Knox, Carlo Dalla Vedova e Luca Luparia Donati, avevano espresso ottimismo prima della sentenza, sostenendo la solidità del loro ricorso. Tuttavia, la decisione della Cassazione ha confermato quanto stabilito dalla Corte d’Appello di Firenze nel giugno scorso. “È una sentenza deludente e ingiusta”, ha dichiarato Knox, appresa la notizia dai suoi legali.

L’avvocato Francesco Maresca, rappresentante della famiglia Kercher, ha definito il verdetto “un corto circuito giuridico”, evidenziando la contraddizione tra l’assoluzione di Knox per l’omicidio e la sua condanna per calunnia. “Perché Amanda ha accusato Lumumba sapendolo innocente? Resta un interrogativo irrisolto”, ha aggiunto.

In attesa delle motivazioni ufficiali della sentenza, Amanda Knox ha espresso il suo disappunto sui social, definendo il verdetto un’ingiustizia che continua a influenzare la sua vita. “Ho combattuto questa accusa sin dal 2009 – ha scritto su X – e la mia assoluzione nel 2015 non è bastata a cancellarla”. Ha inoltre ricordato il pronunciamento della Corte europea dei diritti dell’uomo, che nel 2019 le aveva dato ragione, e la successiva riapertura del caso in Italia.

Amanda Knox ha sottolineato come questa condanna abbia avuto ripercussioni anche sul suo presente, impedendole, ad esempio, di ottenere un visto per l’Australia. “Ancora oggi – ha scritto – il mio passato continua a perseguitarmi”.

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