Congedo parentale al padre, reintegrato dal Giudice, risarcito

Il verdetto che fa giurisprudenza: reintegro sul lavoro e risarcimento

dal film Junior

Congedo parentale al padre, reintegrato dal Giudice, risarcito

In una sentenza destinata a fare storia nella giurisprudenza italiana, il giudice del lavoro Giampaolo Cervelli ha ribaltato un licenziamento ingiusto emesso nei confronti di un padre che aveva preso tre giorni di congedo parentale per assistere la figlia di due anni e agevolare il ritorno al lavoro della moglie dopo la gravidanza. Il verdetto non solo ha ordinato il reintegro sul posto di lavoro ma ha anche stabilito che l’uomo debba essere risarcito con tredici mensilità di stipendio più contributi.

Il caso, avvenuto nel novembre 2022 a Perugia, scrive Egle Priolo su Il Messaggero di oggi, ha visto un dipendente, chiamato Michele per proteggere la sua identità, licenziato dall’azienda per aver utilizzato il congedo parentale per occuparsi della famiglia. L’azienda aveva contestato un presunto abuso, sospettando che l’uomo avesse trascorso il tempo in modo incompatibile con la finalità del congedo.

Il giudice Cervelli, tuttavia, ha interpretato il congedo parentale come un diritto volto a sostenere la cura della famiglia e della prole. Nel suo verdetto, ha evidenziato che il tempo trascorso dall’operaio è stato dedicato alle incombenze domestiche, come il riassetto della casa e la preparazione dei pasti, favorendo così la ripresa dell’attività lavorativa della moglie.

L’avvocato Nunzia Parra, difensore dell’operaio, ha sottolineato l’importanza del caso nel contesto della parità di genere e della conciliazione tra lavoro e responsabilità familiari. La sentenza mette in risalto il ruolo cruciale del congedo parentale nel promuovere la condivisione delle responsabilità di cura tra uomini e donne, contribuendo così alla parità di genere sia nel contesto lavorativo che familiare.

Il verdetto arriva in un periodo in cui, secondo i dati dell’Ispettorato del lavoro, molte donne in Italia si sono dimesse a causa delle difficoltà nel conciliare il lavoro retribuito con i compiti di cura non retribuiti. La decisione del giudice potrebbe rappresentare un segnale importante in un Paese dove la sfida della conciliazione tra lavoro e vita familiare rimane una sfida diffusa.

Ora, l’operaio ha la decisione di tornare al suo posto di lavoro originario o di optare per il pagamento di altre 15 mensilità. Nel frattempo, durante l’anno trascorso, Michele ha dimostrato di essere al fianco della sua famiglia, ribaltando il pregiudizio dell’azienda che lo aveva accusato di “fare il mammo” e mettendo in luce il suo ruolo semplicemente come padre attento e responsabile.

Inoltre, esiste un congedo di paternità obbligatorio di 10 giorni che può essere richiesto dai 2 mesi precedenti la data del parto fino ai 5 mesi successivi alla nascita.

Per quanto riguarda la retribuzione durante il congedo parentale, oltre ai primi 10 giorni di congedo obbligatorio, che sono retribuiti al 100%, ai genitori lavoratori spetta un’indennità, pari al 30% della retribuzione media giornaliera, calcolata in base alla retribuzione del mese precedente all’inizio del periodo di congedo, per un periodo massimo di 9 mesi.

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