Nel 2021, il reddito medio delle famiglie in Italia è tornato a crescere sia in termini nominali (+3%) che in termini reali (+1%), raggiungendo gli 33.798 euro.
Il rapporto evidenzia che nel 2022, il reddito totale delle famiglie più abbienti è stato 5,6 volte superiore a quello delle famiglie più povere, un rapporto sostanzialmente stabile rispetto al 2020. Tuttavia, senza gli interventi di sostegno alle famiglie, tale rapporto sarebbe stato più elevato (6,4).
La riduzione del rischio di povertà o esclusione sociale nel 2022 ha coinvolto tutte le regioni italiane, ad eccezione del Mezzogiorno, che rimane l’area del paese con la percentuale più alta di individui a rischio (40,6%, come nel 2021). Nel Mezzogiorno si è registrato un aumento della quota di individui a rischio di povertà (33,7% rispetto al 33,1% del 2021), ma anche una riduzione della quota di individui che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro (17,1% rispetto al 19,5% del 2021).
A livello regionale, si è osservato un deciso miglioramento in Campania e Sicilia, con una riduzione del rischio di povertà o esclusione sociale trainata da una sensibile diminuzione di tutti e tre gli indicatori (rischio di povertà, grave deprivazione e bassa intensità di lavoro). Tuttavia, il rischio di povertà o esclusione sociale è aumentato in Puglia, Sardegna e Calabria, dove sia il rischio di povertà che la bassa intensità di lavoro e la grave deprivazione hanno registrato peggioramenti.
Per quanto riguarda l’Umbria, si stima che nel 2022 l’11,1% della popolazione (circa 95.000 individui) sia a rischio di povertà o esclusione sociale, in diminuzione rispetto al valore del 2021 pari al 16,6% (circa 142.000 individui). Tale percentuale risulta inferiore alla media italiana e anche a quella di altre regioni centrali come la Toscana (13,8%), il Lazio (26,1%) e le Marche (13,6%).
Per quanto riguarda il rischio di povertà, inteso come la percentuale di persone che vivono in famiglie con un reddito disponibile inferiore alla soglia di rischio di povertà, fissata al 60% della mediana della distribuzione individuale del reddito equivalente disponibile, l’Umbria ha registrato una diminuzione nel 2022 (8,6% rispetto al 12,1% dell’anno precedente), presentando un valore inferiore sia alla media italiana che alle altre regioni del Centro.
Un altro indicatore in cui l’Umbria mostra un miglioramento è la bassa intensità lavorativa, ossia la percentuale di persone che vivono in famiglie in cui il rapporto tra il numero totale di mesi lavorati dai membri della famiglia nell’anno di riferimento dei redditi e il numero totale di mesi teoricamente disponibili per l’attività lavorativa è inferiore a 0,20. Nel 2022, tale indicatore è pari al 5,6% in Umbria, in diminuzione rispetto al 5,8% del 2021, risultando inferiore alla media italiana e del Centro.

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