Terni perde la teleconduzione, l’Umbria scivola ai margini

Terni perde la teleconduzione, l’Umbria scivola ai margini

Enel sposta il presidio in Abruzzo, sindacati e territorio in allarme

TERNI – Il Posto di Teleconduzione del Nucleo Idroelettrico di Terni, cuore operativo di un sistema che da oltre un secolo regola la produzione idroelettrica tra Umbria, Lazio e Marche, è stato trasferito in Abruzzo, a Montorio al Vomano. Con questa mossa, Enel Green Power ha completato il piano di razionalizzazione, centralizzando il controllo di oltre cento impianti, tra cui 32 grandi dighe, in una struttura tecnologicamente avanzata che opera 24 ore su 24.

Il presidio ternano, come riporta il comunicato congiunto di Riccardo Marcelli, Segretario Regionale Cisl Umbria e Ciro Di Noia, Segretario Generale Flaei Cisl Umbria – gestiva 527 MW di potenza distribuiti su 16 centrali, 7 dighe e 3 bacini, perde così il suo ruolo strategico. Il sistema coinvolge tre fiumi – Tevere, Nera e Velino – e quattro province: Terni, Perugia, Rieti e Macerata. Il trasferimento rappresenta un duro colpo per il territorio umbro, che vede ridursi ulteriormente il proprio peso politico e industriale. Nonostante il personale qualificato sia stato ricollocato, il saldo occupazionale resta negativo: dieci nuove assunzioni non sono mai avvenute. In un’area che già soffre l’emigrazione giovanile e il declino dell’industria manifatturiera – come confermato dai dati dell’Istituto Tagliacarne – questa mancata opportunità pesa come una perdita certa.

Le organizzazioni sindacali, tra cui Cisl Umbria e Flaei Cisl, hanno espresso forte contrarietà alla decisione, denunciando il rischio di indebolimento della sicurezza idraulica e la perdita di competenze locali. Il modello Enel, secondo i sindacati, riduce la presenza territoriale e compromette la capacità di intervento diretto in caso di emergenze.

Il trasferimento del presidio non è solo una questione tecnica, ma simbolica: rappresenta l’ennesimo arretramento dell’Umbria nella gestione dei propri asset strategici. La Valnerina, storicamente legata alla produzione idroelettrica, perde un presidio che garantiva controllo, sicurezza e occupazione. Il rischio, secondo molti osservatori, è che si stia assistendo a una lenta erosione delle istituzioni e delle competenze locali.

Il tema è stato sollevato anche in ambito politico, con richieste di chiarimenti e interventi urgenti. La messa in opera del Disaster Recovery Nazionale, annunciata ma ancora da definire, potrebbe offrire un’occasione di riequilibrio, ma servono volontà e investimenti concreti.

La vicenda impone una riflessione più ampia sul ruolo delle comunità locali nella gestione delle infrastrutture strategiche. Il diritto a una buona politica, capace di servire il bene pubblico, deve tornare al centro del dibattito. Senza una visione condivisa e una difesa attiva dei presidi territoriali, il rischio è quello di un progressivo svuotamento delle istituzioni e della loro capacità di rappresentare i cittadini.

Serve un cambio di passo, che parta dal riconoscimento del valore delle professionalità locali e dalla volontà di investire nel territorio. La partita della teleconduzione non si chiude con il trasferimento: è il punto di partenza per una nuova battaglia politica e sociale, che riguarda non solo Terni, ma l’intera Umbria.

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