“Il diritto o è per tutti o non è”, l’appello a Strasburgo
Durante una tavola rotonda organizzata al Parlamento europeo, l’eurodeputato Marco Tarquinio (gruppo S&D) ha denunciato con fermezza le crescenti pressioni e tentativi di delegittimazione ai danni della Corte Penale Internazionale (CPI), sollecitando un deciso intervento dell’Unione Europea a tutela della legalità internazionale.
Secondo Tarquinio, il sistema multilaterale basato sul diritto, su cui poggia l’ordine internazionale, è oggetto di continui attacchi da parte di attori che perseguono logiche di forza, ignorando le norme condivise. Al centro dell’incontro, la necessità di rafforzare il ruolo della CPI, che egli definisce un attore di pace, minacciato da chi rifiuta la giustizia universale e promuove l’impunità.
Il parlamentare ha ricordato come la condanna delle violazioni commesse dalla Russia in Ucraina abbia raccolto un consenso unanime, a fronte di una reazione ben più blanda rispetto alle gravi violazioni dei diritti umani imputate al governo israeliano e alle sue forze armate nei confronti della popolazione palestinese in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.
Tarquinio ha descritto un contesto in cui le vittime palestinesi vengono trattate come cifre statistiche e la loro sofferenza è assorbita nell’indifferenza collettiva. Ha denunciato la progressiva normalizzazione della violenza e il tradimento dei principi fondanti del diritto internazionale.
L’eurodeputato ha quindi delineato un cambiamento che, a suo avviso, deve avvenire lungo tre direttrici fondamentali: giuridica, economica ed etica. Dal punto di vista legale, ha sollecitato l’attivazione dello “Statuto di Blocco” per proteggere la Corte Penale Internazionale dalle sanzioni extraterritoriali imposte dagli Stati Uniti durante l’amministrazione Trump, misure ancora in vigore e considerate incompatibili con l’ordine giuridico internazionale.
In ambito economico, Tarquinio ha proposto la sospensione dei finanziamenti europei a tutte quelle aziende israeliane coinvolte in attività che violano sistematicamente i diritti umani nei territori palestinesi occupati, sottolineando l’inaccettabilità di un sostegno economico diretto o indiretto a pratiche di occupazione e repressione.
Ha infine richiesto il divieto di importazione nell’UE di beni e prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani illegali, citando in questo senso l’iniziativa del governo irlandese, che ha già avanzato una proposta in tal senso.
L’intervento ha ribadito la necessità di un’azione coerente da parte delle istituzioni europee, che non può continuare a oscillare tra approcci selettivi e risposte parziali. Per Tarquinio, la credibilità dell’Europa si misura sulla sua capacità di adottare un approccio uniforme e universale nei confronti del diritto internazionale, senza applicare doppi standard a seconda dei contesti politici.
Il sostegno alla Corte Penale Internazionale diventa, in questo quadro, un atto politico e morale: schierarsi a favore della giustizia, della responsabilità e della dignità umana, contro ogni forma di sopraffazione. La tutela della legalità non può essere subordinata a interessi strategici o diplomatici momentanei.
Tarquinio ha concluso sottolineando come la scelta di difendere la CPI non sia solo un atto giuridico, ma anche una presa di posizione chiara nel contesto internazionale: o si sta dalla parte del diritto, o da quella della prepotenza. La coerenza giuridica ed etica dell’Unione Europea, ha ricordato, dipende dalla sua capacità di affermare che la legge vale per tutti, senza eccezioni.

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