Inps, pubblicato l’Osservatorio sugli stranieri aggiornato con i dati 2019

 
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Inps, pubblicato l’Osservatorio sugli stranieri aggiornato con i dati 2019

In leggero aumento rispetto al 2018 gli stranieri “conosciuti” dall’Inps

Di Rossano Pastura

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Sono in totale 3.816.354 gli stranieri noti nel 2019 all’INPS, 62.819 in più rispetto all’anno 2018.

E’ questo il dato che emerge dalle statistiche esaminate dall’Osservatorio sugli Stranieri in Italia nel 2019 pubblicato dall’Istituto Nazionale di Prevenzione Sociale.

Nel focus pubblicato oggi, vengono presi in esame tutti i dati relativi alla presenza in Italia di “stranieri regolari” che intrattengono rapporti con l’INPS.

Rispetto al totale, sono 3.304.583 i lavoratori attivi (86,6%); 252.276 i pensionati (6,6%) e 259.495 (6,8%) i percettori di altre forme di sostegno del reddito.

Un quadro, come si può vedere, abbastanza definito, con una differenza, in percentuale, molto netta fra chi lavora e produce reddito e chi usufruisce di prestazioni a carico dell’INPS.

Il report ha preso in esame la presenza di stranieri in Italia iscritti all’INPS negli ultimi 10 anni. Nel 2010 erano in totale 3.294.401, di cui oltre 3 milioni lavoratori (il 92,5% del totale), nel 2015 su un totale di 3.465.737 i lavoratori erano 3.073.059 (88,7%), oggi, come detto, i lavoratori attivi sono l’86,6%.

Questo dato evidenzia come, ad una crescita del totale di stranieri negli anni che fanno riferimento all’INPS, calano leggermente ma costantemente rispetto al totale i lavoratori, mentre aumentano i pensionati che passano dal 4,3 sul totale del 2010 al 6,6 del 2019. Molto più netto l’aumento di chi percepisce prestazioni di sostegno al reddito (assegno di disoccupazione) che passano dal3,2% del 2010 al 6,8 dell’ultima rilevazione.

Per lo studio dell’INPS sono considerati stranieri coloro che non sono nati in Italia ma che risiedono qui e svolgono o hanno svolto un’attività lavorativa nel nostro paese.

L’ulteriore distinzione viene fatta fra persone provenienti da Paesi extra Unione Europea e da Paesi dell’UE.

Tra i cittadini comunitari vi è un’ulteriore suddivisione fra persone provenienti dai 15 Paesi fondatori dell’UE (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Svezia (trattandosi di lavoratori stranieri ovviamente dalla classificazione dei comunitari dell’UE a 15 mancano tutti i soggetti nati in Italia) e persone nate nei paesi aderenti successivamente all’UE (Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Ungheria).

Fra gli stranieri, la comunità più numerosa è quella dei Romeni che con 756.217 soggetti rappresentano il 19,8% di tutti gli stranieri regolari. Di questi l’86% sono lavoratori, il 3,5% pensionati mentre il 10,5% percepisce misure di sostegno al reddito.

Seguono in ordine di grandezza stranieri provenienti da Albania (343.923), Marocco (286.835), Cina (217.945), Ucraina (144.238), Filippine (124.411), Germania (117.629), Moldova (112.420), Bangladesh (106.990) e India (103.363).

Gli stranieri provenienti da questi paesi rappresentano più del 60% del totale.

Molto interessante l’analisi poi dell’appartenenza di genere, del rapporto Paese di provenienza e tipologia di prestazione INPS e la distribuzione geografica degli stranieri.

Per quanto riguarda il genere si evince dallo studio che i cittadini stranieri sono a prevalenza maschile (55,2) con differenze notevoli all’interno dei singoli Paesi di origine. Mentre nelle comunità di stranieri provenienti da Pakistan (95,2), Bangladesh (94,4), Egitto (93,2), Senegal (85,9) e India (82,6) prevalgono nettamente gli uomini, per Ucraina, Moldova, Perù e Filippine prevale il sesso femminile con un tasso  rispettivamente pari all’81,1%, il 68,1%, il 60,2% e il 58,2%.

Passando all’analisi del rapporto con l’INPS in base alla provenienza, si vede che la popolazione in cui predominano i lavoratori è la Cina, per la quale su 217.945 soggetti, il 98,2% di essi è lavoratore l’1,2% è pensionato e lo 0,6% percepisce una prestazione a sostegno del reddito; seguono il Bangladesh (93,7% lavoratori), l’India (92,4%) e il Pakistan (92,1%).

La percentuale più alta di percettori di prestazioni a sostegno del reddito è invece totalizzata dall’Ucraina per la quale, su 175.997 soggetti, 22.218 sono percettori di prestazioni a sostegno del reddito (12,6%), l’82,0% sono lavoratori e il 5,4% sono pensionati.

Ricordando che la percentuale di persone proveniente dall’Ucraina è costituita da donne, si può collegare questa tipologia di rapporto con l’INPS al tipo di attività svolta, per lo più legata alla cura di persone anziane che può dar luogo a frequenti interruzioni di lavoro.

Il Paese in cui è presente la percentuale più alta di pensionati è la Germania, per la quale, su 117.629 soggetti, il 14,1% è pensionato, l’81,1% è lavoratore e 4,8% è disoccupato. Va precisato però, che trattandosi di un Paese interessato da flussi migratori rilevanti, questo dato potrebbe essere influenzato dalla presenza di cittadini italiani nati in Germania e tornati nel bel Paese.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, si nota che il 60,8% degli stranieri in Italia nel 2019 risiede o lavora in Italia settentrionale, il 24,1% in Italia centrale e il 15,1% in Italia meridionale e Isole.

Al nord e al centro prevalgono gli stranieri provenienti da Paesi extra UE rispetto agli stranieri provenienti dai Paesi UE (rispettivamente 70,8% e 65,6%), al sud il divario tra le due aree di provenienza è meno marcato con gli stranieri extra UE regolari sotto il 60% (58,6%). Rispetto alla popolazione residente, al nord l’incidenza straniera regolare è di 8,7 su 100 residenti, al centro 7,7, al sud e isole 2,8.

Altro dato interessante è quello relativo all’età. Per questo fattore va osservato che i non comunitari sono generalmente più giovani degli stranieri provenienti dai Paesi dell’UE. In particolare, nel 2019, quasi la metà (46,5%) degli stranieri non comunitari ha meno di 39 anni (il 36,9% tra gli stranieri dell’UE), il 44,7% ha tra i 40 e i 59 anni (contro il 50,3% degli stranieri dell’UE) e solo l’8,7% ha più di 60 anni (contro il 12,8% degli stranieri comunitari).

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