Adolescenti, Liberi di scegliere. Incontro con Luca Stanchieri

Adolescenti, Liberi di scegliere. Incontro con Luca Stanchieri

Adolescenti, Liberi di scegliere. Incontro con Luca Stanchieri

Nel pomeriggio di oggi, venerdì 1 marzo, presso la sala della Vaccara di palazzo dei Priori, si è svolta la presentazione del libro “Adolescenti – Liberi di scegliere” di Luca Stanchieri, coach, psicologo e presidente della scuola di coaching umanistico da lui fondata nel 2004, alla presenza del vice sindaco Gianluca Tuteri. A moderare i lavori è stato l’avv. Valeria Tocchio.

Di Tommaso Benedetti

IL TEMA DELL’INCONTRO

Cosa caratterizza l’adolescenza? Qual è il fine di ogni adolescente che si vuole autorealizzare? Qual è il ruolo dei genitori e degli adulti che gli stanno a fianco? In “Adolescenti, liberi di scegliere”, Luca Stanchieri offre una bussola ai genitori per lo sviluppo di relazioni educative che permettano ai ragazzi di orientarsi nell’elaborazione e nell’iniziale realizzazione di un progetto di vita il più possibile felice. Ne scaturiscono indicazioni metodologiche sulle motivazioni, sulle passioni, sui valori, sulle amicizie e sulle vocazioni degli adolescenti, sia in termini di creazione identitaria sia di progetto di vita. Poiché non esiste in natura nulla di simile a un “adolescente medio”, le indicazioni acquistano senso perché si combinano con un metodo, il Coaching Umanistico, che serve a incontrare l’individualità, ovvero le peculiari caratteristiche che ogni adolescente sviluppa non solo in rapporto agli altri, ma anche in relazione a sé stesso.

L’INTERVENTO DEL VICE SINDACO TUTERI

Parlando di giovani e del sempre crescente disagio di questi ultimi, il vice sindaco Gianluca Tuteri (membro dell’osservatorio nazionale sull’infanzia ed adolescenza) ha rimarcato con soddisfazione che Perugia è stato il primo Comune in Italia ad attivare un punto di ascolto sul disagio psicologico, in stretta collaborazione con la Asl. Un servizio totalmente gratuito, denominato “Ottavo segno”, rivolto a giovani tra 14 e 30 anni, che ha fatto registrare numeri importanti con oltre duemila interventi; un luogo di confronto tra professionisti (psicologhe dell’azienda sanitaria locale) e ragazzi/ragazze utile per riuscire ad individuare le situazioni di criticità consentendone la tempestiva presa in carico.
Il servizio voluto dall’assessorato alle politiche giovanili, pur facendo registrare ormai da tempo il tutto esaurito, ha tempi di risposta molto competitivi con un’attesa per l’appuntamento di massimo 10 giorni a fronte dei circa 13 mesi del servizio asl.
Quale deve essere l’approccio all’adolescenza? – ha domando Tuteri – Nel tempo – ha spiegato – questa è stata trasformata sempre più in una categoria dimenticando che ogni giovane ha una sua soggettività, diversa da quella degli altri. Non tutti gli adolescenti pertanto hanno gli stessi problemi, ma tutti sono accomunati da una criticità, ossia la fragilità genitoriale, destinata a condizionarli.
Sono i genitori, purtroppo, che troppo spesso mettono in atto comportamenti sbagliati, frutto dell’individualismo sfrenato (social network); ciò porta i loro figli a bruciare le tappe, sperimentando l’utilizzo degli strumenti tecnologici (in primis i cellulari) troppo presto, quando non sono nemmeno in grado di comprendere la portata, i rischi e le conseguenze.
Le colpe – rimarca Tuteri – non vanno ascritte, quindi, ad internet, ma alla società che, priva dei valori di una volta, ha consentito ai sistemi digitale ed alla vita virtuale di invaderci.

“I ragazzi e le ragazze vorrebbero parlare con i genitori, ma questi ultimi troppo spesso sono impegnati nel fare altre cose e finiscono per trascinare i giovani nel vortice della tecnologia sfrenata. Insomma è una triste realtà che ai nostri giovani è stato rubato il futuro, togliendo loro le speranze legate al domani”.

Ecco perché, a fronte di questa povertà educativa, sociale ed affettiva, emergono le tre cause principali delle morti tra i giovani, ossia il suicidio, l’abuso di sostanze stupefacenti e l’incidentalità stradale, tutte prevedibili ma di fronte alle quali gli adolescenti vengono lasciati soli da genitori disponibili ad esercitare solo il mero “compitino”. Altre conseguenze della società in cui viviamo sono le piaghe che colpiscono il mondo dei figli: i disturbi dell’alimentazione, soprattutto nelle femmine, e la solitudine estrema, soprattutto nei maschi.
“Dunque è giunto il momento di cambiare passo, dando risposte concrete ai nostri giovani, dedicando loro tempo ed attenzione, partendo dalle cose semplici il cui piacere è andato perduto: si pensi al momento del mangiare, fondamentale per interagire con i ragazzi per farli sentire al centro del contesto familiare, ma drammaticamente diventato l’apice della povertà genitoriale, sociale ed affettiva”.

LA RELAZIONE DI LUCA STANCHIERI

I genitori di oggi, spiega Stanchieri, rappresentano una generazione che ha inventato aspetti nuovi rispetto al passato: ha eliminato la violenza dalle scuole come metodo educativo, ha inventato la cameretta, ha scoperto che l’adolescenza non è solo uno stato fisiologico, ma anche esistenziale. I genitori attuali si mettono inoltre permanentemente in discussione e questa è una grande differenza rispetto al passato.
I fatti di cronaca non dicono nulla del mondo adolescenziale, piuttosto di quello giornalistico e scandalistico. Ci sono certo dei dati allarmanti. L’Italia ha il record europeo dei NEET (Not in Education, Employment or Training) ovvero dei ragazzi che non studiano, non sono dentro un percorso formativo e non cercano lavoro.

Qual è il fil rouge in questo caos culturale in cui ogni adolescente è unico?
Anche le voci più progressiste che parlano di inclusione stanno continuando a pensare ad un universo fatto di confini, quando i confini ora sono fluidi, labili. Quando parlano di diversità, sottintendono che ci sia una normalità, mentre la questione vera è l’originalità, l’unicità da incontrare nelle persone. Questo approccio oggi diviene decisivo perché se vogliamo trovare il file rouge, lo troviamo proprio in questa ricerca culturale che viene indirizzata dagli adolescenti ad affermare, fondare, ricercare una sorta di cultura del sé, una cultura di sé.
In sostanza la ricerca di un adolescente è la ricerca della propria identità in un contesto relazionale con l’obiettivo della felicità. Questo avviene attraverso un altro elemento, fondamentale, quello dei sentimenti e delle emozioni: infatti è un dato certo che le scelte, se non veicolate da sentimenti ed emozioni, non si prendono, che i pensieri, gli scopi e gli obiettivi, se non sono ispirati dai sentimenti, diventano un disastro.
In questa ricerca gli adolescenti incontrano un elemento trasversale: la paura. Gli adolescenti hanno paura, vivono sempre con la paura, hanno la paura come compagna di vita. Essa, dice l’autore, va ascoltata, non va combattuta perché ci dice una serie di cose fondamentali.
Ed ai genitori cosa chiedono gli adolescenti? Che genitori vogliono? Gli adolescenti chiedono ai genitori di essere felici o almeno di provarci, per poter copiare da loro.

Gli adolescenti nella loro ricerca del sé richiedono complicità, integrità, guardano ed osservano tutto.
La felicità significa avere un sentimento, un senso, un significato ed uno scopo nella vita, ma la più grande felicità che possiamo insegnare agli adolescenti è quella che loro stessi provano quando rendono felici le altre persone grazie alle loro potenzialità.
In conclusione nel loro percorso di vita gli adolescenti scoprono che il segreto della cura di sé e della cura della propria identità sta nel come rendono felici gli altri esprimendo il meglio di sé. È allora lì che cambiano la vita e possono cambiare il mondo.

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