Sanità, l’ospedale a Orvieto verso tagli e disservizi

Sanità, l’ospedale a Orvieto verso tagli e disservizi

Ospedale a Orvieto: tagli alla sanità e fuga verso il privato

ORVIETO, 14 gennaio 2026 – Il declino della sanità pubblica nel comprensorio orvietano ha ormai superato la soglia dell’allarme per trasformarsi in una vera e propria crisi di sistema, come riporta la nota stampa di PrometeOrvieto. La denuncia arriva direttamente dal territorio, dove l’ospedale locale sembra essere vittima di un metodico piano di smantellamento che sta privando migliaia di cittadini dei loro diritti fondamentali. Nonostante le rassicurazioni della Regione e della USL Umbria 2, la realtà quotidiana descrive una struttura che perde pezzi, personale e attrezzature a un ritmo insostenibile.

Il fronte più critico è senza dubbio quello dell’emergenza-urgenza. Al Pronto Soccorso l’organico è ridotto ai minimi termini: con soli quattro medici in servizio rispetto a una pianta organica che ne richiederebbe quasi il doppio, lo spettro di una riduzione dell’orario operativo è diventato concreto. Si teme il passaggio dal servizio H24 a quello H12, il che significherebbe, in parole povere, la serrata dei cancelli durante la notte. Un’eventualità che costringerebbe i pazienti in condizioni critiche a lunghi e pericolosi trasferimenti verso centri lontani, mettendo a rischio la vita stessa delle persone.

La dialisi funziona ormai a singhiozzo, con una copertura medica che sparisce durante i fine settimana, obbligando i pazienti fragili a spostamenti estenuanti. Ma è sul fronte oncologico che si consuma quello che i residenti definiscono un “tradimento”: la creazione di centri d’eccellenza a Terni e Perugia ha di fatto svuotato l’ospedale di Orvieto delle sue funzioni chirurgiche per i tumori del colon-retto. Ancora più clamoroso è il caso della senologia: le pazienti colpite da tumore alla mammella non solo vengono dirottate a Foligno per gli interventi, ma hanno visto sparire fisicamente i macchinari necessari per la diagnostica intraoperatoria, trasferiti altrove per decreto burocratico. L’umanizzazione della crisi si avverte soprattutto nel reparto di pediatria. Oggi, un bambino colpito da un’appendicite acuta non può più essere operato a Orvieto. Il tempo speso nel trasporto verso altre strutture non è solo un disagio logistico, ma un fattore di rischio clinico che può trasformare un intervento di routine in una complicazione fatale come la peritonite. È l’immagine di una città che non riesce più a garantire la sicurezza nemmeno ai suoi figli più piccoli.

Il bar della struttura ospedaliera chiude anticipatamente per mancanza dello svuotamento dei reparti — le cliniche private nel territorio fioriscono, intercettando la domanda di chi può permettersi di pagare per saltare liste d’attesa infinite. L’associazione PrometeOrvieto sottolinea come questo depotenziamento non sia solo un dramma sociale, ma anche un controsenso economico: i dati sulla trasparenza indicano che la fuga dei pazienti verso altre zone genera un buco finanziario nelle casse della USL stessa, creando un danno erariale che ricade su tutta la collettività.  La battaglia per la salute pubblica è ormai una lotta per la sopravvivenza stessa della comunità.

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