Schillaci rilancia il comitato vaccini dopo lo scontro estivo

Schillaci rilancia il comitato vaccini dopo lo scontro estivo

Il ministro riparte dagli Ordini dei medici per una lista condivisa

La quiete che precede la tempesta estiva è terminata, e con il ritorno di settembre il ministro della Salute, Orazio Schillaci, si ritrova ad affrontare una complessa partita politica e scientifica: la riformulazione del Gruppo Tecnico Consultivo Nazionale sulle Vaccinazioni (Nitag). La questione, lasciata in sospeso con la formula del “riparliamone dopo le ferie”, ha causato non poche frizioni, culminate con una petizione di 35mila firme e le dimissioni di un’esperta di primo piano, Francesca Russo.

Il primo tentativo di insediare il comitato era naufragato a causa dell’inclusione di due figure, Eugenio Serravalle e Paolo Bellavite, note per posizioni critiche o contrarie alle vaccinazioni. La loro presenza aveva scatenato una dura reazione nel mondo scientifico, che ha visto mobilitarsi anche il Premio Nobel Giorgio Parisi e il farmacologo Silvio Garattini. Francesca Russo, in una mossa che ha fatto rumore, si è dimessa dal gruppo, motivando la sua decisione con la mancanza di coerenza scientifica di alcuni membri. La sua mossa ha accentuato la crisi di credibilità dell’organismo appena formato. Schillaci, agendo per conto suo e senza un’immediata concertazione con il resto del governo, ha deciso di azzerare la lista dei nominati. Una decisione che, se da un lato è stata vista con favore dalla comunità scientifica e da esponenti come l’ex vicepresidente della Regione Lombardia Letizia Moratti, ha suscitato “irritazione” a Palazzo Chigi.

Ora, con il rientro dalle vacanze, il ministro deve calibrare le sue mosse. L’obiettivo dichiarato è ricostruire il Nitag su basi inattaccabili, con l’intenzione di coinvolgere attivamente gli Ordini professionali che si erano sentiti esclusi dalla precedente tornata di nomine. La nuova strategia punta sulla solidità scientifica dei curricula e sul coinvolgimento di figure che possano rappresentare una pluralità di vedute, a patto che non compromettano il rigore scientifico. Schillaci, che ha già manifestato un’insofferenza per le dinamiche politiche che rischiano di minare il suo ruolo tecnico, dovrà bilanciare le spinte di una maggioranza che ha visto bocciati i nomi che aveva proposto. L’ombra di possibili dimissioni, sollevata dal ministro stesso, ha caricato di ulteriore tensione la situazione.

La scelta di Schillaci di coinvolgere gli Ordini professionali, i quali avevano lamentato di non essere stati consultati in precedenza, è vista come un tentativo di ricucire lo strappo con una parte influente della sanità italiana. Il nuovo comitato, scrive Mauro Evangelisti su Il Messaggero, dovrà essere un organismo inattaccabile, capace di resistere a ogni forma di strumentalizzazione politica, specialmente in un momento in cui il sistema sanitario affronta sfide colossali, tra cui la riforma delle professioni mediche e la richiesta di due miliardi di euro di risorse aggiuntive per affrontare le carenze di personale. Il coordinatore del Forum delle Società Scientifiche, Francesco Cognetti, ha sottolineato come la priorità, al di là delle polemiche, debba restare la gestione delle criticità del servizio sanitario nazionale.

Resta l’incognita su come Schillaci riuscirà a destreggiarsi tra le istanze della politica e le esigenze della scienza, trovando un punto di equilibrio che possa soddisfare tutti senza perdere di vista l’obiettivo primario: la tutela della salute pubblica.

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