Scenario con cambio clima più annate da centinaia casi West Nile

Zanzani (Statale Milano), 'è un fattore che può giocare un ruolo in quel complesso di eventi che dà vita a un focolaio'

Scenario, con cambio clima più annate da centinaia casi West Nile 

Scenario con cambio clima più annate da centinaia casi West Nile 

Scenario con cambio clima  – “Ci sono più casi di West Nile quest’anno in Italia. Ci eravamo abituati a stagioni da decine di casi. E invece stavolta ci stiamo avvicinando a quello che è stato l’annus horribilis per questa infezione in Europa, cioè il 2018. Allora il nostro Paese raggiunse i 580 casi circa. Ora siamo sopra quota 380.

Può anche essere che non arriveremo ai numeri del 2018, perché in genere il picco è ad agosto e poi verso il periodo autunnale si assiste a una progressiva discesa dei casi. Ma ci andremo vicino. Il motivo per cui ci sono annate come queste ha a che fare probabilmente con il cambiamento climatico. Ma non per l’introduzione di nuovi vettori”. E succederà sempre più spesso. È l’analisi di Sergio Zanzani, ricercatore della Statale di Milano esperto di parassitologia veterinaria del Dipartimento di medicina veterinaria e scienze animali.

In cosa c’entra il climate change

In cosa c’entra il climate change e perché il virus sembra stia circolando di più? “Il fatto di avere annualmente la diffusione della West Nile deriva da una serie di eventi piuttosto complessi – spiega l’esperto all’Adnkronos Salute – Le malattie trasmesse da vettore con un bacino nella fauna selvatica, sono governate da fenomeni in cui sicuramente le attività umane e i cambiamenti climatici giocano un ruolo importante”.

Un focolaio nasce così

Un focolaio nasce così: “Deve cominciare ad arrivare un uccello migratore con viremia, deve essere punto da una zanzara suscettibile a questo virus, che da noi è la Culex pipiens. Poi, prima che il virus arrivi all’uomo, ci devono essere dei cicli di amplificazione in altre specie di uccelli presenti sul territorio. Quando poi si arriva a un certo numero di uccelli infetti e viremici e di zanzare che compiono il pasto di sangue prima sull’uccello e poi sull’uomo, allora si arriva a quello che stiamo vedendo adesso e alla preoccupazione che salta poi fuori negli ospedali”.

Tutto questo, continua Zanzani, “può variare di anno in anno in base alle condizioni climatiche”. Cosa aspettarsi per il futuro? “Probabilmente ciò che sentiamo oggi ai telegiornali: avremo cioè sempre più eventi climatici estremi. E invece di queste annate a cui stavamo assistendo ultimamente, con casi umani di West Nile nell’ordine delle decine, saranno probabilmente più frequenti le annate da centinaia di casi”.

Quindi tornando a West Nile

La spiegazione che dà Zanzani risale a quello che aveva osservato un professore dell’ateneo milanese, Claudio Genchi, già diversi anni fa: “Occupandosi come filone di ricerca principale di Dirofilaria immitis nel cane, lui aveva messo in relazione nel primo decennio degli anni 2000 la diffusione della filaria in Italia e poi in Europa” nei quattrozampe “con l’aumento del numero di generazioni di zanzare per anno legate ai cambiamenti climatici”.

Quindi tornando a West Nile, “se il cambiamento climatico ha fatto sì che le zanzare siano già ben attive quando arriva un uccello migratore col virus, tutto questo ciclo parte prima. E nel corso della stagione aumenta il numero di generazioni di zanzare che possono compiere il pasto di sangue su un uccello infetto e su un uomo sano”.

I casi rischiano così di diventare non più decine, ma centinaia

I casi rischiano così di diventare non più decine, ma centinaia. “Probabilmente questo trend estremo da un punto di vista epidemiologico è destinato a diventare qualcosa di più frequente con lo stabilizzarsi dell’aumento delle temperature in una zona come quella della Pianura Padana, e con il conseguente aumento delle generazioni di zanzare. È quello che dobbiamo aspettarci – riflette l’esperto – Prima per un certo numero di anni abbiamo avuto stagioni in cui il numero di casi di West Nile viaggiava tra i 50 e i 70 in Italia. Un anno intenso come il 2018 era proprio sporadico. In futuro potrebbe non essere più così”.

Progressivo adattamento del virus

“Negli Usa, dove il problema si è presentato ancora prima rispetto a noi”, aggiunge, gli esperti hanno osservato anche un possibile contributo dell’antropizzazione. Nel senso che “questa modifica del territorio, questi cambiamenti dell’habitat, possono far sì che l’uomo si trovi più a ridosso di queste popolazioni di uccelli in cui il virus circola per dinamiche assolutamente naturali.

Sempre negli Usa ritengono che poi ci sia stato un progressivo adattamento del virus, che ha migliorato la sua capacità di infettare le zanzare locali con processi di selezione naturale. In Europa questo fenomeno forse non è stato così studiato, ma come è stato osservato negli Stati Uniti, non è da escludere che sia successo anche qui”.

E’ possibile che altre diventino vettori di questo virus?

E’ possibile che altre diventino vettori di questo virus? “Al momento questo non si può dire con sicurezza – avverte Zanzani – Avevano fatto dei lavori scientificamente molto rigorosi su questo in Svizzera. In particolare si erano concentrati su Aedes japonicus”, la zanzara giapponese “che ha iniziato ad arrivare dalla Slovenia e dall’Austria, nella zona del Friuli e probabilmente sarà via via in espansione anche quella verso Ovest.

In caso di comparsa di West Nile sul territorio

Quando in Svizzera l’hanno vista approdare sul loro territorio, non sapendo se fosse competente come vettore si sono messi a fare delle prove sperimentali, provando a infettare queste zanzare, vedendo se erano in grado di trasmettere il patogeno. E hanno visto che sì, questa zanzara potrebbe essere un vettore competente. Quindi ora sanno che, in caso di comparsa di West Nile sul territorio svizzero, loro potrebbero avere un vettore competente e a livello di sorveglianza questo ha fatto sì che ci fosse una certa preoccupazione”.

Sulla koreicus “un lavoro di questo tipo non è ancora stato fatto. Ora è arrivata anche in Svizzera, tra l’altro credo che adesso si sia andata allargando dal Canton Ticino in altri cantoni, in zone più centrali del Paese. Può essere dunque – conclude il ricercatore – che le stesse prove per verificare la competenza vettoriale le facciano anche su questa nuova specie invadente. E questo ci darebbe il dato scientifico oggettivo” sulle sue capacità.

(Lus/Adnkronos Salute)

 

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